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Beffa al coprifuoco: così da Catanzaro a Bologna i bar aggirano il Dpcm

L'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dice quando dobbiamo chiudere ma non quando possiamo riaprire, sottolineano i proprietari
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Ha conquistato le pagine social, diventando subito virale per avere dimostrato le lacune contenute nell’ultimo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Lui è un barista di Catanzaro, Aldo Manoiero, titolare del Bar Plaza Cafè di Catanzaro Lido, un locale aperto ventiquattro ore su ventiquattro. Il nuovo decreto, però, prevede la chiusura del locale alle 24, dimenticando di indicare l’orario di riapertura. Un particolare che non è sfuggito al barista che, dopo l’entrata in vigore del provvedimento del Governo per contenere la diffusione del coronavirus, ha applicato le regole alla lettera. Ha chiuso il suo locale alle 24, ma lo ha riaperto quindici minuti dopo. Immediati i controlli da parte delle forze dell’ordine, ma la risposta di Manoiero ha lasciato tutti senza parole: «Io ho chiuso regolarmente alla mezzanotte e l’ho fatto notare alle forze dell’ordine che pattugliavano la zona per far rispettare l’ordinanza, ma nel Dpcm non è stata inserita l’informazione di quando una attività può riaprire». Un particolare non di poco conto, considerato che si è davanti a un esercizio che non avrebbe un orario di chiusura, essendo aperto in maniera continuativa. «Io avendo una attività h24 – ha spiegato l’esercente – non ho orario di apertura e quindi manca il mio orario di apertura. Mi adeguerò a quello che dice il Dpcm e continuo a riaprire alle 00:15».

Lo stesso accade a Bologna, dove il bar Mavit di fronte alla stazione centrale ha affisso un cartello: «Causa Dpcm del 13 ottobre 2020 chiuderemo alle 24 e riapriremo all’1». Il decreto infatti prescrive la chiusura delle attività di ristorazione, come bar e ristoranti, alle ore 24 se offrono il servizio a tavolo e alle 21 in assenza di consumo al tavolo: non è prevista alcuna indicazione sull’orario di apertura. Questa volta però, a correggere il “bug” del dpcm arriva un’ordinanza della Regione Emilia-Romagna. Le attività di somministrazione di alimenti e bevande al pubblico, e quelle di ristorazione, sono consentite solo dalle 6 del mattino alla mezzanotte con consumo al tavolo. E dalle 6 del mattino fino alle 21 in assenza di consumo al tavolo. Inoltre, la consumazione sul posto o nelle adiacenze il punto vendita di alimenti e bevande da asporto vietata dopo le 21 e fino alle 6 del giorno seguente (mentre la vendita può avvenire senza limiti di orari): l’ordinanza firmata dal presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, recepisce quanto stabilito dal Dpcm del Governo del 13 ottobre il quale impone la chiusura delle suddette attività alla mezzanotte o alle 21, e lo stop al consumo sul posto di alimenti e bevande da asporto, non impendendo però sulla carta la ripresa delle medesime attività nei minuti o nelle ore successive. L’ordinanza regionale emiliano-romagnola esclude invece questa possibilità. Il provvedimento è valido in Emilia-Romagna da oggi 17 ottobre e fino al 13 novembre, stessa data fino alla quale rimarrà in vigore il Dpcm. Le misure in esso previste non si applicano agli esercizi situati lungo le autostrade, negli interporti e nelle aerostazioni.

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