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«L’edilizia giudiziaria ha bisogno di risorse e modelli aggiornati»

Per Marcello Basilico, presidente della Commissione per il diritto del lavoro dell’Anm, bisogna concepire le udienze in maniera più moderna
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Sicurezza, tutela della salute e risorse finanziarie sono le tre direttrici sulle quali occorre muoversi in fretta per garantire agli operatori della giustizia – magistrati, avvocati, personale – un luogo di lavoro dignitoso e protetto. Se il distacco di una pesante lastra di marmo dal muro del Tribunale di Catania, finita poi sul piede e sulla schiena dell’avvocato Giulia Bongiorno, ha riacceso il dibattito sull’edilizia giudiziaria – tanto che i deputati leghisti della commissione Giustizia alla Camera hanno già presentato un’interrogazione parlamentare (primo firmatario Jacopo Morrone) al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede – bisogna però inquadrare il problema all’interno di più ampie criticità che affliggono gli uffici giudiziari.

Prima tra tutte: gli assembramenti degli avvocati nei corridoi, soprattutto nelle sedi civili, che rischiano di creare dei focolai covid. Come ci spiega il dottor Marcello Basilico, coordinatore dell’Ufficio sindacale e presidente della Commissione per il diritto del lavoro dell’Anm, «tale situazione amplifica le deficienze dell’edilizia giudiziaria che l’Anm ha denunciato da tempo». «Alla mancanza di aule per le udienze, quelle civili in particolare – prosegue Basilico – oggi si aggiunge quella di adeguati spazi esternamente al luogo dove si celebra udienza. Come si vede già dai risultati del sondaggio che abbiamo condotto nel 2017, in un caso su tre persino le udienze pubbliche civili si devono tenere nella stanza del magistrato, dove c’è un contatto ravvicinato tra le parti che in questo periodo potrebbe essere fonte di contagio». E fuori poi si crea l’assembramento degli avvocati e delle parti in attesa, il che significa disagio e scomodità per loro ma anche confusione che rende difficile la celebrazione dell’udienza: «In una situazione di emergenza sanitaria diventa tutto pericoloso – continua Basilico. Questa situazione non è più accettabile».

La soluzione potrebbe venire dall’uso di tabelloni per la chiamata a turno, come quelli che vediamo negli uffici postali: «Ciò consentirebbe agli avvocati e alle parti di presentarsi al momento opportuno. Alcuni Consigli forensi stanno adottando delle app con una triplice funzione: verificare momento per momento quando verrà chiamata la propria causa, condividere eventuali modifiche del calendario, essere chiamati per il proprio turno. Ma resta il problema: ci sono spazi adeguati dove far attendere i legali in sicurezza senza limitare l’accesso ai palazzi di giustizia?». Sulle ragioni che non hanno portato ancora a miglioramenti nella gestione delle udienze, il dottor Basilico ci dice che «è un problema di risorse ma anche di capacità di concepire in maniera più moderna la gestione delle udienze. L’Anm può dare atto al Ministro Bonafede di aver mostrato negli ultimi mesi la volontà di investire risorse nella giustizia, anche grazie al New Generation Fund. Però la mia impressione è che occorrano dei modelli adattabili alle varie realtà processuali. Per non parlare delle situazioni straordinarie che la macchina della giustizia si trova ad affrontare: come l’udienza preliminare al processo per il crollo del ponte Morandi o quello della Torre Piloti sempre a Genova. Per l’elevato numero di persone si sono dovuti affittare, grazie a risorse ingenti messe a disposizione del Ministero, spazi molti ampi della Fiera del mare».

Ma se mancano gli spazi, quelli che ci sono spesso sono fatiscenti o pericolosi per l’incolumità delle persone. Impossibile dimenticare la caduta dal quarto piano del Tribunale di Milano di un giovane avvocato rimasto paralizzato per colpa di una balaustra troppo bassa: «Abbiamo tribunali vecchi e concepiti per carichi di lavoro molto inferiori. Da quando la gestione dei palazzi di giustizia è tornata in capo al Ministero ogni intervento di ristrutturazione, o persino il semplice cambio di una lampadina, richiede passaggi complicatissimi e tempi lunghi». C’è da rilevare anche la carenza di personale: «Come abbiamo evidenziato nei nostri studi un magistrato su quattro non ha mai assistenza in udienza, uno su tre ha assistenza senza regolare continuità; è vero che ci sono state iniezioni di nuovo personale da parte del Ministero ma parte di loro sono assistenti riqualificati e con quota 100 vi è stata una emorragia di personale molto superiore a quella ordinaria, che era già deleteria nell’ambito di un personale di età media avanzata». Accanto a tali criticità ce ne sono altre che ci riportano purtroppo al caso di Claudio Giardiello che, avendo alle spalle una serie di fallimenti nel settore immobiliare, uccise a colpi di pistola un giudice, un avvocato e un suo coimputato: «Sul tema della sicurezza stiamo all’anno zero: le nostre interlocuzioni con il Ministro al momento sono state insoddisfacenti. Eppure proponiamo delle soluzioni che non comportano grandi spese: una porta antisfondamento fornita di chiusura dall’interno, una telecamera ( o spioncino) per identificare dall’esterno il visitatore, un segnalatore di “avviso pericolo” attivabile dal magistrato e collegato con la vigilanza. Inoltre sarebbe opportuno avere una vigilanza continua anche nei corridoi e non solo all’ingresso per filtrare gli accessi. Un imputato o una parte privata presi da particolare sconforto potrebbero trattenersi all’interno del palazzo e aggredire il magistrato senza che nessuno, nella gran parte dei palazzi di giustizia italiani, se ne renda conto».

 

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