Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Poco più di cento euro al mese per convincere le donne a non abortire

L'iniziativa è del Comune di Iseo che il 30 settembre ha approvato la mozione "Sostegno alla Vita nascente" con la quale si impegna a incentivare la natalità con un programma di sussidi economici
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Si chiama “Sostegno alla vita nascente”. È la mozione con la quale il Comune di Iseo, nella provincia di Brescia, promuove l’istituzione di sussidi economici alle donne in gravidanza per disincentivare gli aborti volontari: 2880 euro per 18 mesi, gli ultimi sei di gestazione più l’anno a seguire, che fanno 160 al mese. I fondi – nelle intenzioni dell’amministrazione guidata dal centrodestra – sarebbero erogati attraverso il finanziamento di «associazioni operanti sul territorio che abbiano istituito progetti di aiuto alla vita nascente, quali i Centri di Aiuto alla Vita (Cav) e i Movimenti per la Vita (Mpv)»: comunemente noti come movimenti “Pro life”.

Presentata dalla assessora al Bilancio Giovanna Prati, la mozione è stata approvata dal Consiglio comunale nella seduta del 30 settembre, provocando polemiche nel gruppo di opposizione, Progetto Iseo, che al momento della votazione ha abbandonato l’aula consiliare. «Abbiamo chiesto di ritirare la mozione e di affrontare il delicato tema dell’interruzione volontaria di gravidanza in altre sedi», spiega Pieranna Faita di Progetto Iseo, lista civica afferente al centrosinistra. «Siamo tutti a favore della vita – aggiunge – ma siamo contrari al finanziamento pubblico di associazioni private storicamente politicizzate». Si tratta, in particolare, di “Progetto Gemma”: un servizio nato nel 1994 che offre assistenza alle donne in difficoltà economica, «tentate di non accogliere il proprio bambino», attraverso una «rete di supporto» costituita dagli oltre 300 Cav dislocati sul territorio nazionale. Al progetto, che stanzia per l’appunto la somma di 2880 euro spalmata su 18 mesi, possono aderire le amministrazioni comunali con un «contributo ridotto di almeno 500 euro all’anno». «Nei suoi 25 anni di attività, il progetto ha consentito di salvare 24mile vite», spiega in aula l’assessora Prati, snocciolando i dati: nella Regione Lombardia «da anni si registra un elevato tasso di abortività, che risulta decisamente più alto e allarmante rispetto a quello nazionale che è dell’8,7 per cento. Se si tiene presente che almeno un terzo delle donne che nella nostra Regione ricorrono all’aborto è rappresentato da straniere, è purtroppo prevedibile che con la crisi economica aumenti il già consistente numero degli aborti».

«A voler essere oggettivi – replica Faita – il calo delle nascite negli ospedali pubblici locali dipende principalmente dalla chiusura dei consultori pubblici in attuazione della Riforma sanitaria voluta dalla Regione Lombardia». Il gruppo di opposizione mette poi in discussione il programma di sussidi che finirebbe per ridurre le politiche di tutela alla maternità alla «logica dei bonus una tantum». «È necessario partire da politiche del lavoro che facilitino chi sceglie di essere genitore ed investire sui servizi per tutte le donne», spiegano in aula. Mentre il sindaco Marco Ghitti, eletto in quota Fratelli d’Italia, pur difendendo «il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza sancito dalla Legge 194», sostiene la decisione della maggioranza: «Non si può capire la scelta se viene estrapolata dal contesto del pacchetto di misure a sostegno delle famiglie». Ma quali sono queste misure? Il pacchetto di incentivi alla natalità è esposto dalla assessora Prati. «Considerato che circa la metà delle interruzioni di gravidanza avvengono per ragioni di povertà materiale – spiega la consigliera comunale – appare evidente un dovere delle pubbliche amministrazioni di attivarsi per almeno limitare siffatta situazione. Si potrebbe pertanto, di fronte ad una donna in procinto di abortire, anche a causa di necessità economica, istituire un intervento economico straordinario subordinato alla disponibilità della donna ad aderire a un progetto sociale individualizzato, accompagnato dal documento attestante lo stato di gravità e la richiesta all’interruzione volontaria dell’interessata».

«In un contesto di forte denatalità – prosegue Prati – chiedo che la giunta si impegni a costituire un apposito fondo di sussidio alla maternità, di inserire nella previsione di bilancio dell’Ente un finanziamento adeguato nei confronti di associazioni che abbiano istituito progetti di aiuto alla vita nascente, quali i Cav e gli MPV, nonché di promuovere l’attività culturale e operativa delle stesse negli ambiti fondamentali della scuola, della sanità e dei servizi sociali». In sintesi, a «favorire la collaborazione tra l’amministrazione comunale e tutte le realtà presenti sul territorio, per la promozione e la diffusione di materiale informativo su temi e valori quali il sostegno alla vita e la famiglia»: niente più che «propaganda», commenta il gruppo Progetto Iseo, condotta da «associazioni private contrarie all’applicazione della Legge 194». Legge che peraltro già garantisce alle donne, a partire dal 1978, «il supporto e l’informazione necessari per la tutela della maternità, facendo uscire l’aborto dalla clandestinità». «L’autodeterminazione della donna è il fulcro della legge 194. È vero, ci possono essere interruzioni dovute a “causa di necessità economica”, ma ogni motivazione merita rispetto perché frutto di un doloroso travaglio interiore», conclude Faita.

Ultime News

Articoli Correlati