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«Ora regoliamo i conflitti d’interesse. Anche quelli dei magistrati in politica»

Dai decreti sicurezza alla legge sui conflitti d'interesse. Parla Giuseppe Brescia, presidente della commissione Affari costituzionali alla Camera in quota 5S
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Le modifiche ai decreti sicurezza? «Avevamo gà avvisato la Lega che quelle norme non avrebbero retto alla prova dei fatti». La legge sul conflitto d’interesse? «Dopo anni di fallimenti di tutti i partiti siamo pronti ad andare fino in fondo». Scissione in vista nel Movimento? «Casaleggio ceda al M5S il simbolo della piattaforma Rousseau». Giuseppe Brescia, presidente della commissione Affari costituzionali alla Camera in quota 5S, affronta tutti i temi caldi sul tavolo senza sottrarsi.

Onorevole, partiamo da decreti Salvini. Le multe per le Ong passano da un milione a 50 mila euro al massimo, nessuna confisca delle navi e ripristino degli Sprar. Ha ragione Zingaretti? «I decreti propaganda di Salvini non esistono più»?

Non esistono più tutte quelle storture che abbiamo provato a correggere quando eravamo al governo con la Lega. Nelle riunioni dell’allora maggioranza noi avevamo detto più volte alla Lega che diverse parti non avrebbero retto alla prova dei fatti. Li avevamo avvisati che altre norme sarebbero state dichiarate incostituzionali e così è stato, per esempio, sull’abolizione dell’iscrizione anagrafica. Il lavoro fatto in questi mesi al Viminale con il Movimento compatto conferma tutte le norme davvero utili per la sicurezza e per una più efficace gestione dei flussi migratori. Accogliamo i rilievi del Capo dello Stato e iniziamo a costruire le condizioni per un sistema di accoglienza capace di assicurare integrazione. Ora ci aspettiamo dal Ministero più trasparenza sulla gestione.

Avete cancellato il pilastro della narrazione leghista durante il primo anno di governo. Così come vi apprestate a non rinnovare più l’altro cavallo di battaglia del Carroccio: quota 100. L’era giallo-verde è definitivamente archiviata?

Nel primo anno di governo abbiamo approvato la riduzione del numero dei parlamentari e il reddito di cittadinanza. Quota 100 aveva una durata triennale e così rimarrà. Non c’è alcuna abiura del passato. Rimaniamo coerenti con gli impegni presi, sempre con approccio pragmatico e postideologico. Abbiamo sempre fondato la nostra azione su un programma trasparente, con qualsiasi alleato.

Dopo aver portato a casa praticamente tutte le “riforme bandiera”, dal reddito di cittadinanza al taglio dei parlamentari, il M5S cerca nuovi obiettivi per rafforzare la propria identità. Prossimo traguardo: legge sul conflitto d’interessi?

Più che rafforzare la nostra identità, cerchiamo di approvare finalmente provvedimenti attesi da decenni dai cittadini. La legge sul conflitto di interessi è tra questi. Non è una legge contro qualcuno. Vogliamo costruire un nuovo rapporto tra politica e cosa pubblica. Le imprese e i politici onesti non avranno niente da temere. Il testo è frutto di un lavoro di sintesi nella maggioranza e di un confronto con Anac e Antitrust. Vogliamo che entri in vigore dalprimo luglio 2021. A novembre sarà in aula.

Non solo imprenditori, il testo base approvato in Commissione prevede nuove restrizioni anche per i magistrati: qualsiasi toga sarà considerata ineleggibile nel territorio in cui ha esercitato le sue funzioni fino a due anni prima dall’accettazione della candidatura. Perché innalzare così tanto i tempi?

Anche questa è una riforma di cui si parla da tempo senza arrivare mai ad alcuna soluzione. Noi sosteniamo l’indipendenza della magistratura e vogliamo introdurre queste norme per rendere più credibile sia la magistratura sia la politica. Serve una chiarezza che oggi manca e che invece i cittadini e le istituzioni meritano, al di là dei percorsi personali.

Chi non viene eletto non potrà più fare il pm, il Gip o il Gup. Chi viene eletto dovrà invece rinunciare per sempre a incarichi organici alla magistratura ordinaria o speciale. Più che limitazioni sembrano disincentivi importanti alle “porte girevoli”…

La terzietà è un valore della magistratura. Lo dobbiamo preservare e valorizzare con lo stesso rigore e la stessa trasparenza che pretendiamo nei confronti della politica.

L’obiettivo della riforma è di impedire a chi ha incarichi di governo di utilizzare un potere pubblico per tutelare interessi privati. Ma se un imprenditore, pur non rivestendo incarichi, esercitasse un’influenza importante sull’attività di un partito di governo, come fa Casaleggio, non avrebbe alcuna limitazione?

Questo vale per qualsiasi partito. Un imprenditore può esercitare influenza anche attraverso un finanziamento e con la legge spazzacorrotti abbiamo messo norme rigide, anche di trasparenza. Per quanto ci riguarda, le discussioni di questi giorni non sembrano confermare questa influenza. È una questione che non si pone, ma che non abbiamo timore ad affrontare. Da legislatori abbiamo scelto un perimetro di intervento chiaro e applicabile.

Sarebbe il caso di definire più precisamente il ruolo di Davide Casaleggio, specificando se si tratti di un esponente politico o di un mero fornitore di servizi?

Ho sottoscritto assieme a oltre 40 colleghi una richiesta a capo politico e capigruppo di Camera e Senato per far diventare l’associazione Rousseau, e quindi Casaleggio, fornitore di servizi pura.

La frattura tra Rousseau e M5S sembra insanabile. Il Comitato di garanzia ha definito «arbitrario» l’intervento di Casaleggio sul Blog delle stelle. Questo conflitto finirà con una scissione o coi libri in tribunale?

Ho già sostenuto che bisogna cedere con una donazione al Movimento il simbolo e la piattaforma Rousseau. Ad ogni modo mi appassiona più il processo evolutivo del M5S. Parliamo di idee, di progetti, di come vogliamo aggiornare la nostra agenda e riorganizzarci mantenendo a tutti i costi l’unità del Movimento stesso. Stiamo crescendo e stiamo affrontando sfide di governo inedite e impreviste, come quest’emergenza. Abbiamo una responsabilità troppo grande, dobbiamo essere all’altezza.

La vittoria ai ballottaggi è la vittoria della linea sostenuta da Di Maio: l’alleanza col Pd non è affatto la «morte nera», anzi ha portato i suoi frutti. Alessandro Di Battista, ferocemente critico con questa strategia, è stato messo all’angolo?

Nel Movimento c’è sempre stato un confronto aperto e noi dobbiamo sfruttare bene questi mesi senza elezioni davanti a noi. Lo dobbiamo fare in Parlamento e al nostro interno. In questa fase ognuno è chiamato a portare il proprio contributo. L’importante è farlo in ottica costruttiva, come facciamo noi di Parole Guerriere.

 

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