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«Il “Festival Insieme” censura Mario Trudu, morto all’ergastolo ostativo»

La denuncia di Marcello Baraghini: «Sono stati proprio gli organizzatori a invitarmi a proporre un titolo da presentare nel programma ufficiale, ma poi improvvisamente hanno fatto un passo indietro con la scusa di non essere riusciti ad accogliere tutte le proposte arrivate».
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«Sono stati proprio gli organizzatori a invitarmi a proporre un titolo da presentare nel programma ufficiale, ma poi improvvisamente hanno fatto un passo indietro con la scusa di non essere riusciti ad accogliere tutte le proposte arrivate». Grida alla censura Marcello Baraghini, storico editore border line fondatore di Stampa Alternativa. È lui a guidare la protesta contro la decisione del festival romano della letteratura “Insieme” di escludere il libro di Mario Trudu “La mia Iliade. Un’odissea di quarant’anni a inseguire la vita” dal programma ufficiale delle presentazioni.

“Insieme” è un grande festival del libro a ingresso gratuito per tutti che si terrà dall’uno al 4 ottobre, nato con l’obiettivo di restituire luoghi di incontro a tutti gli appassionati di libri e letteratura. «Come Strade Bianche di Stampa Alternativa – spiega l’editore Baraghini – saremo presenti con uno stand a questo evento, perché offre accesso gratuito ai lettori, a differenza degli storici saloni del libro». Denuncia sempre l’editore che sono stati, poi, proprio gli organizzatori a invitarlo a proporre un titolo da presentare nel programma ufficiale. «Eppure – denuncia hanno fatto un passo indietro, quando ho scelto questo potente e provocatorio testo di Mario Trudu, pastore sardo ed ergastolano ostativo, morto mesi fa per un male senza aver avuto la possibilità di farsi curare all’esterno del carcere, dopo 40 anni di detenzione estrema. Un libro che ha suscitato interesse in molti ambienti culturali». Un rifiuto, secondo l’editore di Stampa Alternativi, senza plausibili motivazioni, con la scusa di non essere riusciti ad accogliere tutte le proposte arrivate. «Per questo – sottolinea Baraghini-, parliamo di censura politica e culturale. Hanno accolto domande giunte l’ultimo giorno utile, e, sebbene la nostra richiesta di chiarimenti, ad oggi non è arrivata risposta dagli organizzatori».

Quella di Mario Trudu che, poco prima di morire, consegna il manoscritto a Francesca de Carolis, giornalista che lo ha seguito per anni nei suoi pellegrinaggi nelle carceri, è una storia scomoda, che si intreccia con la denuncia di una carcerazione senza spiragli. «Oggi – conclude Baraghini – seppelliamo Trudu una seconda volta. L’appello ora va ai lettori che credono in una letteratura lontana dal perbenismo delle scuole di scrittura, dall’impersonale conformismo dello storytelling: veniteci a trovare per rafforzare il patto di complicità tra editore, autore e lettore, per riscrivere insieme le regole del mercato editoriale. Un dialogo che parte da una letteratura di sangue, che urla dal carcere, che resiste, pulsa e vive tra gli ultimi, i dimenticati, i reietti, i confinati, come Mario Trudu, per arrivare al futuro editoriale e culturale».

Ricordiamo che l’ultimo libro di Trudu è purtroppo postumo. La sua è una tragica vicenda raccontata anche su queste pagine de Il Dubbio. Muore dopo quaranta anni di carcerazione senza l’alito di uno spiraglio, nell’ottobre dello scorso anno. L’ultimo respiro lo ha emesso nell’ospedale di Oristano, dove era stato ricoverato quando ormai era troppo tardi, nonostante le sollecitazioni, le richieste, le denunce perché, ammalato da tempo, ricevesse le cure necessarie, e in una struttura adeguata. I “no”, le “distrazioni”, le lentezze sono stati l’ultimo accanimento nei suoi confronti. Di Mario Trudu, l’editore Marcello Baraghini si era da subito innamorato, fin da quando, ormai quasi una decina d’anni fa, la giornalista Francesca de Carolis gli aveva portato i primi manoscritti.

A proposito del suo ultimo libro, come ricorda De Carolis, Trudu conosceva a memoria il poema omerico, ne aveva registrata una versione anche in lingua sarda e, potenza liberatoria dell’immaginario, lo vediamo attraversare le mura delle sue prigioni e incontrare i protagonisti di quel mondo in cui «gli eroi erano eroi veri, non erano fatti di cartone come lo sono oggi», dove «il nemico lo dovevi affrontare mano a mano, dovevi lottare corpo a corpo, dovevi avere le palle, mentre oggi con una pistola ti può uccidere un qualsiasi vigliacco». Incontri che, come lui stesso scrive, «mi hanno accompagnato e reso meno insopportabili i decenni passati chiuso dentro queste mura». Un peccato questo passo indietro da parte del festival“Insieme”, perché un libro così andava presentato per far comprendere il suo valore letterario a un pubblico ignaro della violenza dell’ergastolo ostativo che può abbattersi verso quelle persone che nel frattempo sono cambiate, hanno fatto i conti con i propri sbagli e pronti per vivere nel mondo libero per contribuire addirittura a migliorarlo.

 

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