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L’ultima picconata di Conte alla Lega: «Quota 100? Non la rinnoveremo»

Giuseppe Conte, foto Lapresse
Per il premier è necessaria una nuova riforma delle pensioni. Al prossimo Cdm la modifica dei decreti Salvini
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L’ultima picconata del premier Giuseppe Conte alla sua recente alleanza con la Lega arriva da Trento: «Quota 100 è stato un progetto di riforma triennale per supplire a un disagio sociale che si era creato. Non è all’ordine del giorno il suo rinnovo», ha detto il presidente del Consiglio, in collegamento da Palazzo Chigi, nel corso del dibattito “L’Italia e l’Europa», al Festival dell’Economia.
Il discorso pensionistico, ha quindi spiegato il premier, rientra «tra le varie riforme che ci aspettano. Dobbiamo metterci attorno a un tavolo e fare una lista dei lavori usuranti, e lavorare su questa prospettiva. Non possiamo mettere tutti sullo stesso piano – ha aggiunto -. Dobbiamo avere il coraggio di differenziare».

«Meno male che c’era il reddito di cittadinanza…»

 

«Meno male che avevamo una misura di protezione sociale come il reddito di cittadinanza cui abbiamo aggiunto il reddito di emergenza. Certo si possono sempre migliorare in fase di attuazione. In due anni calare una misura così complessa in un tessuto sociale che presenta criticità strutturali, non è affatto semplice – ha affermato -. Il progetto di inserimento nel mondo del lavoro collegato al reddito di cittadinanza ci vede ancora indietro. Ho già avuto due incontri con i ministri competenti: dobbiamo completare quest’altro polo e dobbiamo riorganizzare anche una sorta di network per offrire un processo di formazione e riqualificazione ai lavoratori. Dobbiamo cercare di costruire un percorso coordinato. Spero che nei primi mesi del 2021 potremo presentare l’altro progetto, quello che incrocia l’attuazione del reddito di cittadinanza con l’inserimento nel mondo del lavoro».

Decreti Salvini, modifiche al primo cdm utile

 

Le modifiche ai decreti sicurezza «cercheremo di portarli al primo consiglio dei ministri utile, stiamo lavorando sul piano tecnico», ha spiegato Conte. «Prima dell’estate è già stato fatto un lavoro intenso. Vogliamo allargare il meccanismo di sicurezza e protezione per i cittadini e per i migranti stessi, che arrivano spesso in condizioni di fortuna. È un progetto molto più ampio che cercheremo di integrare nelle modifiche che al primo Consiglio dei ministri utile cercheremo di portare. Ci stiamo lavorando adesso sul piano tecnico».

«Quando si parla di accoglienza bisogna essere chiari: l’Italia non è mai venuta meno al concetto di diritto umanitario e alle norme. Ma dobbiamo ricordare che un Paese ha diritto di regolare questi flussi. L’accoglienza richiede dei numeri gestibili, altrimenti nessun paese ce la può fare – ha quindi aggiunto -. Il principio di solidarietà – ha ricordato il premier – è alla base della comunità europea. In questo momento i processi decisionali europei sono affidati al principio nell’unanimità. Se si afferma un principio di ridistribuzione obbligatoria, chi dovesse sottrarsi dovrà essere penalizzato», ha spiegato Conte e ha concluso.

«Nuovo lockdown nazionale? Lo escludo»

 

«Io escludo pubblicamente un nuovo lockdown» nazionale «perché siamo in una situazione diversa rispetto a quella di inizio anno: se si svilupperanno dei cluster potremo intervenire in modo circoscritto, perché abbiamo un sistema sofisticatissimo per incrociare i dati. Ai cittadini dico: riprendiamo la vita sociale con cautela ma con fiducia. Se dovessero smettere il rispetto di minime regole è chiaro che i numeri potrebbero salire ma se continueremo come adesso sono molto fiducioso», ha spiegato Conte.

Recovery fund: un assetto normativo ad hoc

 

«Avremo un assetto normativo ad hoc per il Recovery fund», ha dunque annunciato il premier. «Ogni progetto dovrà essere vistato da punto di vista tecnico da Bruxelles e rendicontato, ma avremo una struttura normativa dedicata al Recovery plan con norme e soggetti attuatori ad hoc. Avremo un monitoraggio ad hoc. Qualcosa mai visto in passato», ha evidenziato. «Se affidassimo il Recovery plan alle modalità esistenti di spesa ci ritroveremmo a spendere il 40 per cento e perderemmo il 60 per cento dei soldi. Non ce lo possiamo permettere».

 

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