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«Io, grillino ribelle dico: a furia di zittire il dissenso si rischia di sparire»

Andrea Colletti è uno degli otto parlamentari pentastellati finiti nel mirino dei probiviri del partito per “eresia”. La loro colpa? Aver votato No al referendum e averlo pure dichiarato pubblicamente
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«I gruppi e le associazioni col tempo maturano, spero che accada anche al mio partito». Andrea Colletti è uno degli otto parlamentari pentastellati finiti nel mirino dei probiviri del partito per “eresia”. La loro colpa? Aver votato No al referendum e averlo pure dichiarato pubblicamente. «Ma non voglio parlare del mio caso», specifica subito al telefono Colletti, mentre cerca un posto in autobus, «il nostro regolamento me lo impedisce».

Parliamo in astratto allora. Sarebbe normale espellere chie esprime posizioni non allineate?

Se dovessero prendere provvedimenti contro ogni persona che la pensa in maniera diversa rimarrebbero in due o tre a decidere e un gruppo di pecore a seguire. Il M5S si ridurrebbe a un numero di persone sempre più piccolo, destinato a diventare sempre più piccolo anche nella società.

Eppure il M5S ha sempre agito così…

Capisco l’istinto di silenziare chi la pensa diversamente da te, è una reazione umana, ma i gruppi e le associazioni evolvono e maturano col tempo. Vediamo cosa succederà.

Lei parla di reazione umana, ma non funziona così in tutti i partiti. Cosa dovrebbe fare Zingaretti, espellere Orfini e Cuperlo per aver sposato la causa del No?

Capisco il paragone, ma io non mi riferivo ai partiti, mi riferivo a un istinto umano e sociale.

In caso di espulsione farà ricorso?

Non penso che si arrivi a questo. In ogni caso, da avvocato, utilizzerei tutte le procedure di garanzia qualora ritenessi ingiusto un provvedimento.

Si sente deluso?

Da moltissimo tempo, non da ora, almeno da quando è iniziata questa legislatura, perché non riusciamo più a portare avanti i nostri tempi ed è difficile operare in Parlamento.

Cosa significherebbe per lei essere mandato via dal Movimento?

Io ci sono dentro da prima che si chiamasse Movimento 5 Stelle, il problema non è mio. So di essere dalla parte del giusto e difendo le mie battaglie.

Cosa ne pensa dell’affermazione del Sì?

Me l’aspettavo. Anzi, credevo che ci sarebbe stata un’affermazione ancora più ampia perché la domanda rivolta ai cittadini era molto semplice e semplicistica. Avevamo contro tutti i partiti.

Una volta ottenuto il taglio dei parlamentari è come se il Movimento faticasse a trovare obiettivi da perseguire per il futuro. È così?

Mi sembra assurdo pensare che col taglio dei parlamentari il Movimento abbia raggiunto tutti i suoi obiettivi. Dobbiamo ottenere ancora molte cose che abbiamo promesso e non abbiamo fatto e altre che non abbiamo promesso ma servono. Bisogna avere un’idea di società, però, per proiettarsi nel futuro. E in giro ne vedo poche di idee, anche negli altri partiti.

E nel futuro il Movimento deve posizionarsi stabilmente nel campo progressista?

Non siamo mai stati un gruppo reazionario, quindi direi che potrebbe essere la strada giusta, a patto che non vengano meno le dovute differenze rispetto ai partiti tradizionali. La maggior parte delle nostre idee potrebbero obiettivamente far parte di quel campo, bisogna capire se anche il Pd, che attualmente occupa quello spazio, sarà in grado di dimostrarsi progressista.

A cosa porterà lo scontro Di Maio- Di Battista?

Lo scontro tra persone o tra correnti non mi ha mai appassionato, preferisco parlare di idee e di ideali.

Quindi non la preoccupa un’eventuale scissione?

In un partito in regressione numerica si rischia di scindere l’atomo più che altro.

 

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