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Niente sorteggio e niente sanzioni sui tempi dei processi. Ecco l’Anm del “dopo Palamara”

Approvata la mozione finale dall'Assemblea generale dell'Anm
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«Netta contrarietà rispetto a qualsiasi utilizzo del sistema del sorteggio, anche se soltanto limitato al funzionamento dell’organo consiliare». A esprimerla è l’Associazione nazionale magistrati in una mozione approvata al termine dell’Assemblea generale che si è svolta ieri e oggi a Roma, «dopo un diffuso e partecipato dibattito sulle proposte di riforma dell’ordinamento giudiziario e del sistema per l’elezione del Consiglio superiore della magistratura».

L’Anm ritiene che «al di là delle differenti opzioni il sistema elettorale che verrà adottato debba garantire i seguenti risultati: assicurare che il Consiglio sia rappresentativo del pluralismo di idee che caratterizza la magistratura; garantire la rappresentanza di genere; consentire agli elettori una effettiva scelta tra un’ampia pluralità di candidati; assicurare la qualità professionale e morale nonché l’autorevolezza dei candidati; evitare la concentrazione di candidati ed eletti in pochi grandi centri».

Questi risultati, sottolinea la mozione, «sono certamente garantiti dall’adozione di un sistema che contenga componenti di proporzionalità ed auspica che simili opzioni possano essere valutate dal legislatore senza pregiudizi nell’esclusivo interesse di restituire al Csm piena rappresentatività e legittimazione». Una «ferma e intransigente contrarietà» viene espressa dall’Assemblea dell’Anm anche rispetto «a qualunque ipotesi di separazione delle carriere».

L’Anm, «fermo restando l’impegno dei magistrati a garantire la ragionevole durata del processo compatibilmente con le risorse date», è anche «contraria a qualunque riforma che preveda termini brevi, predeterminati e fissi per la definizione di ogni fase del procedimento e del processo e alla previsione di sanzioni disciplinari conseguenti alla violazione di quei termini, perché questo pregiudica la serietà e la serenità dell’accertamento e la qualità della giurisdizione». Lo si legge nella mozione finale approvata oggi dall’assemblea dell’Anm, in cui si sottolinea che la riforma approvata in Cdm lo scorso agosto, pur con «numerose previsioni condivisibili, che per molti profili hanno accolto le richieste dell’Anm» contiene «punti critici che meritano un ripensamento», tra cui la «previsione di sanzioni disciplinari quali strumenti per garantire la maggior tempestività dei processi»: questa, «in assenza di misure che effettivamente rendano funzionale il meccanismo processuale», secondo il sindacato delle toghe, «è destinata a produrre risultati ingiustamente punitivi in danno dei singoli magistrati, senza apportare alcun positivo contributo all’effettività e tempestività della giustizia civile e penale».

Nella mozione approvata a conclusione dei suoi lavori, l’Anm chiede «inoltre che con il nuovo comitato direttivo centrale» che sarà eletto dopo il voto che si terrà dal 18 al 20 ottobre «venga avviata una costituente per il rilancio dell’azione dell’Anm su rinnovate basi etiche e statutarie con il contributo paritario delle diverse sensibilità culturali presenti in magistratura».

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