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Un po’ soli e un po’ col centrosinistra. Il “ battesimo delle urne” impensierisce Renzi

A un anno dalla nascita, Italia viva presenta per la prima volta il proprio simbolo alle Regionali
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Archiviato il tempo delle manovre parlamentari per Matteo Renzi arriva l’ora della verità. Per la prima volta dalla sua nascita, Italia viva si confronterà con le urne. Dopo aver saltato il giro delle Regionali umbre, calabresi ed emiliane ora il logo renziano sarà presente quasi ovunque. «Da Trento a Mantova, da Ercolano a Reggio Calabria, in molti comuni trovate i nostri candidati, con il nostro simbolo», scrive l’ex premier sulla sua E- news. «Se Italia viva già dal debutto otterrà un buon risultato, tutto sarà più semplice, sui territori come a Roma», aggiunge Renzi. O tutto più complicato, verrebbe da aggiungere, perché dal battesimo dell’urna non dipendono solo i futuri rapporti di forza all’interno del governo, ma l’esistenza stessa del nuovo partito a livello locale. In caso di risultati deludenti, in tanti potrebbero decidere di abbandonare la nave che affonda.

E tra tutte le Regioni chiamate al voto sono nove, tra consiglieri e assessori, gli uscenti, eletti però nelle file del Pd, che punterebbero alla riconferma. L’impresa si annuncia tutt’altro che semplice.

Non sarà una passeggiata in Liguria, dove Italia viva ha scelto di sostenere Aristide Fausto Massardo, in competizione non solo con Giovanni Toti, ma anche con Ferruccio Sansa, il «candidato del Fatto quotidiano » ( copyright Matteo Renzi), appoggiato da Pd e M5S.

Non sarà il solo caso di corsa solitaria. Nel Veneto in cui Luca Zaia si appresta a sfiorare l’ 80 per cento dei consensi, Iv punta tutte le fiches sulla senatrice Daniela Sbrollini per rosicchiare pezzi del già magro bottino destinato ad Arturo Lorenzoni, candidato del centrosinistra. Schema simile anche al Sud, in Puglia, dove Renzi accusa i dem di essersi incaponiti su Michele Emiliano e aver rifiutato l’alternativa vincente rappresentata Teresa Bellanova ma schiera invece di puntare sulla ministra schiera in campo Ivan Scalfarotto. A lui, e al Movimento 5 Stelle, a sua volta in corsa con un’altra candidata, l’onore di trasformarsi nel potenziale disarcionatore del governatore uscente, in una partita in cui basterebbe una manciata di voti a far cambiare il nome del vincitore. Il meloniano Raffaele Fitto resta osservatore interessatimo.

Renzi torna nel centrosinistra, invece, in Campania, l’unica Regione sulla carta destinata a mantenere il colore rosso senza fatiche, a sostegno di Vincenzo De Luca. Stessa scelta unitaria anche nelle Marche, con Iv lanciata nella campagna elettorale per Maurizio Mangialardi, candidato del Pd in una sfida all’ultimo voto contro il fratello d’Italia Francesco Acquaroli. Il test più importante però sarà a casa di Matteo Renzi, in Toscana, dove Iv appoggia con convinzione il dem ( ed ex renziano) Eugenio Giani.

Lo scontro non sarà determinante “solo” perché a espugnare il fortino rosso potrebbe essere una leghista, Susanna Ceccardi, sarà anche l’occasione più importante sondare la consistenza, o mettere a nudo la fragilità, del partito renziano. Gli ultimi sondaggi disponibili, diffusi prima del divieto di pubblicazione, davano Italia viva ben al di sotto della doppia cifra a cui Renzi ambiva nella “sua” Toscana: tra il 5 e il 5 per cento. E se persino dalle parti di Rignano le performance di Iv fosero deludenti, per il partito dell’ex premier le cose si metterebbero davvero male. Perché senza consensi, ammette lo stesso Matteo, finisce che «noi abbiamo le idee giuste ma gli altri decidono».

 

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