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Davigo non molla la poltrona del Csm e presenta la sua memoria

Il magistrato compirà il prossimo 20 ottobre i settanta anni. Età massima per il trattenimento in servizio delle toghe. A suo giudizio, però, l’incarico di togato al Csm non sarebbe soggetto alla scure dell’anagrafe
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La commissione “Verifica titoli” del Consiglio superiore della magistratura ha iniziato ieri lo studio del dossier relativo a Piercamillo Davigo. Il magistrato compirà il prossimo 20 ottobre i settanta anni. Età massima per il trattenimento in servizio delle toghe da quando l’allora premier Matteo Renzi decise di modificare il termine, voluto dal governo Berlusconi, dei settantacinque anni. L’argomento, sulla carta molto tecnico, ha dei risvolti importanti per il funzionamento dell’organo di autogoverno. Davigo, infatti, è componente della commissione per gli Incarichi direttivi e della sezione disciplinare. Ruoli strategici e di assoluta importanza a Palazzo dei Marescialli.

L’ex pm di Mani pulite già nelle scorse settimane aveva sollecitato la commissione a una positiva decisione, anche con una memoria in cui richiama le ragioni secondo cui ritiene di poter restare consigliere superiore anche dopo il congedo. A suo giudizio, infatti, l’incarico di togato al Csm non sarebbe soggetto alla scure dell’anagrafe. Giacché, è questa la tesi, i requisiti, fra cui quello dell’età, dovevano essere posseduti all’atto della elezione a piazza Indipendenza: una volta eletto, si sarebbe dovuto tenere conto solo della durata quadriennale dell’incarico. Di diverso avviso, invece, molti giuristi, i quali richiamavano sul punto anche una sentenza del Consiglio di Stato del 2011. Il direttore della rivista di Magistratura democratica Questione giustizia, Nello Rossi, all’inizio dell’estate aveva aperto il dibattito sul tema. La sua tesi è che Davigo debba lasciare. Fra i motivi, l’impossibilità di essere sanzionato qualora avesse commesso un illecito di carattere disciplinare. La discussione, va detto, si era posta già quando Davigo accettò la candidatura, essendo noto che avrebbe compiuto settant’anni a metà mandato. In un’intervista a questo giornale, l’allora leader di Unicost Roberto Carrelli Palombi, presidente del Tribunale di Siena, aveva manifestato perplessità sulla possibilità, pur trattandosi di un incarico elettivo, di derogare alle norme sullo status giuridico dei magistrati. Il plebiscito di Davigo, oltre 2.500 voti, aveva fatto dimenticare la questione che, però, si è riproposta. L’ultima parola spetterà al Plenum. L’Ufficio studi del Csm aveva redatto anni addietro un parere, tornato di attualità, sul tema dell’età pensionabile dei magistrati eletti al Csm, evidenziando i vari scenari. «Non sollecita alcuna scelta al plenum», è stato chiarito.

In caso di decadenza di Davigo per mancanza dei requisiti, il suo posto verrebbe preso dal primo dei non eletti alle elezioni del 2018. È il giudice di Cassazione Carmelo Celentano. All’epoca si era candidato con Unicost. Negli ultimi mesi, dopo lo scoppio dell’affaire Palamara, era però uscito dalla corrente di centro dell’Anm.

A proposito dell’Associazione, dopo le polemiche degli ultimi giorni è stato prorogato il termine per la registrazione sulla piattaforma per le elezioni dell’Anm in calendario il 21 e 22 ottobre. Il termine inizialmente previsto per questo fine settimana è stato spostato al primo del mese prossimo,

 

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