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Ursula von der Leyen al Parlamento Ue: «Ora superiamo le fragilità»

La presidente della Commissione europea tiene il suo primo discorso sullo stato dell'Unione. Annunciato un vertice sulla sanità in Italia
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«Gli europei hanno dimostrato quanto sia forte lo spirito umano» e «vorrei cominciare elogiandoli». Così la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in apertura del suo primo discorso sullo Stato dell’Unione dinanzi al Palamento europeo. «Le persone vogliono uscire da questo mondo del coronavirus – spiega Von der Leyen – da questa fragilità, dall’incertezza. Sono pronte per il cambiamento e ad andare avanti. Questo è il momento per l’Europa di spianare la strada da questa fragilità verso una nuova vitalità».

«Assieme al presidente Giuseppe Conte, in occasione della presidenza italiana del G20, organizzerò un vertice mondiale sulla sanità in Italia e questo dimostrerà agli europei che l’Europa c’è ed è pronta a proteggerli», annuncia la presidente della Commissione europea. «L’Europa deve continuare a protegge vite e mezzi di sussistenza. La pandemia non sta perdendo forza e sappiamo come in numeri possano presto sfuggire dal nostro controllo», aggiunge. «Gli operatori sanitari hanno fatto miracoli», continua la presidente, per poi ricordare l’azione Ue che ha permesso «a medici rumeni di andare ad aiutare gli ospedali italiani». «È evidente che dobbiamo costruire un’Unione della sanità più forte ed è giunto il momento di farlo». «Il programma EU for Health deve essere a prova di futuro e per questo ho proposto di aumentare i finanziamenti e spero che questo Parlamento vada a rivedere i tagli fatti dal Consiglio europeo». La politica tedesca ha quindi chiesto di «rivedere le competenze in materia sanitaria». Si tratta di «un compito urgente che sarà trattato nella Conferenza sul futuro dell’Europa». La notizia è subito rilanciata dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che su twitter commenta: «Felice di ospitare come Presidenza italiana del G20 nel 2021 il Global Health Summit con Ursula von der Leyen. Uniti proteggiamo la nostra salute e costruiamo un futuro migliore per le prossime generazioni».

Nel lungo discorso Von der Leyen parla anche di lavoro e salari. «Il dumping salariale danneggia i lavoratori e gli imprenditori onesti, mette a repentaglio la concorrenza sul mercato del lavoro – spiega -per questo faremo una proposta per un salario minimo in tutti gli Stati dell’Unione». «Tutti devono avere accesso ai salari minimi o attraverso la contrattazione collettiva o con salari mini statutari, e» arrivato il momento che il lavoro venga pagato nel modo equo», prosegue.

«L’accordo su Next Generation Eu è stato un accordo storico, ma ora dobbiamo cogliere questa opportunità per riforme strutturali nella nostra economia». Von der Leyen ha ricordato che l’economia europea subirà un calo del Pil del 12% a causa della pandemia e ha ribadito che la risposta europea per sostenere le economie dei 27 è stata «forte», tuttavia, ha aggiunto, «bisogna trovare un equilibrio tra il sostegno finanziario e la sostenibilità dei bilanci».

Per raggiungere gli obiettivi del Green Deal, «occorre abbassare almeno del 55%» le emissioni di CO2 nell’Ue rispetto al precedente obiettivo del 40%. La presidente ha poi precisato che il nuovo traguardo è «eccessivo per alcuni e non sufficiente per altri». «Ma la nostra analisi di impatto dimostra che se l’Unione europea raggiungesse questo nuovo obiettivo sarebbe sulla giusta strada per raggiungere neutralità climatica entro il 2050 e rispettare accordi di Parigi».

E sul tema della vaccinazione mette in guardia sui nazionalismi: «Non basta trovare un vaccino ma dobbiamo garantire che i cittadini europei e di tutto il mondo possano avervi accesso. Il nazionalismo dei vaccini mette a rischio le vite, solo la cooperazione può salvare le vite».

«Ogni giorno che passa si stanno stanno allontanando le possibilità accordo» con Londra, «c’è sempre meno tempo. Ci sono voluti 3 anni per mettere a punto l’accordo di recesso, il risultato garantisce i diritti dei cittadini, l’integrità del mercato unico e gli accordi del Venerdi santo. Non faremo mai un passo indietro», dice von der Leyen nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, riferendosi a Brexit. L’accordo «non può essere cambiato è un a questione di diritto, di fiducia e di buona fede», ha aggiunto. Von der Leyen ha citato l’ex premier britannica Margaret Thatcher, secondo cui ’la Gran Bretagna non viola i trattatì. «Questa frase era vero allora ed è vera ancora oggi – ha continuato la presidente della Commissione – la fiducia è il fondamento di qualsiasi partenariato forte».

«La crisi migratoria del 2015» ha avuto gravi conseguenze che rappresentano «una ferita ancora aperta», ma «possiamo trovare una soluzione». Con il “Nuovo patto Ue per la migrazione e l’asilo”, che la Commissione annuncerà la settimana prossima, «noi assumeremo un approccio umanistico e umano». «Il principio è: salvare vite in mare, questo non è opzionale», ha sottolineato. «E quei Paesi che rispettano obblighi giuridici e morali devono contare sulla solidarietà dell’Unione» ma «dobbiamo distinguere coloro che hanno diritto di rimanere da coloro che non ne hanno diritto». Da qui una maggiore cooperazione annunciata dalla von der Leyen «in materia di asilo e rimpatri».

Non c’è posto per zone LGBT free in Europa, spiega ancora la presidente nel corso del suo discorso. «Proporremo di allungare la lista dei crimini di incitamento all’odio, sia che si tratti di matrice razziale, di genere o di orientamento sessuale, l’odio non va tollerato». La presidente ha anche citato casi di cronaca legati alle discriminazioni degli afroamericani negli Usa e degli ebrei in Europa. «Essere se stessi non è la vostra ideologia è la vostra identità e nessuno potrà mai rubarvela», ha detto la presidente. «Le zone LGBTQ-free non trovano spazio nell’Unione», ha detto riferendosi alle amministrazioni polacche che si sono dichiarare ’liberè dall’omosessualità. «Chiederò il mutuo riconoscimento dello status familiare – ha annunciato – perchè se si è genitore in un Paese, si è genitore in ogni Paese» dell’Unione europea.

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