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Morti in corsia, la Cassazione annulla la condanna all’infermiera Laura Taroni

Alla base della decisione degli ermellini l’errore materiale della Corte d'Appello: mancavano 13 pagine nelle motivazioni della sentenza di condanna a 30 anni di carcere
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La prima sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato con rinvio ieri sera il verdetto della Corte d’Assise d’Appello di Milano che aveva inflitto 30 anni all’infermiera Laura Taroni, nota alle cronache come l’infermiera killer.

La donna è accusata di aver ucciso in concorso con il medico Leonardo Cazzaniga, con cui aveva una relazione, tra il 2013 e il 2014, il marito e la madre tramite la somministrazione di dosi eccessive di farmaci. Alla base della decisione degli ermellini ci potrebbe essere l’errore materiale che aveva viziato la sentenza di secondo grado, dal momento che mancavano 13 pagine nelle motivazioni con cui lo scorso 30 novembre la Corte di Appello aveva confermato la condanna a 30 anni inflitta alla Taroni dal gup di Busto Arsizio con rito abbreviato nel 2018.

Come ci spiega l’avvocato Cataldo Intrieri, che assiste la donna insieme alla collega Monica Alberti, «è la prima volta in circa 40 anni di carriera che mi succede una cosa simile». Intrieri spiega come sono andati i fatti: «A gennaio i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Milano ci hanno notificato un’udienza nella quale si sarebbe dovuto riparare a loro dire ad un errore materiale contenuto all’interno delle motivazioni con cui avevano condannato la nostra assistita. Attraverso la procedura detta di “correzione dell’errore materiale” avrebbero voluto sanare la questione. Quello che ci hanno detto è che quelle 13 pagine erano state scritte su un altro computer  – mi chiedo dunque da chi –  e non copiate e incollate nella sentenza. Ma non si trattava affatto di un errore materiale, come l’aver sbagliato a scrivere un nome o una data di nascita dell’imputato. Dunque ci siamo rifiutati di aderire alla procedura perché mancava un importante pezzo di motivazione che riguardava due punti importanti sollevati dalla difesa».

Ma la cosa ancora più grave, dice Intrieri, è che «i giudici di appello aveva fissato l’incidente di esecuzione quando i termini di impugnazione stavano per scadere. Cosa avremmo dovuto scrivere nei motivi di ricorso in Cassazione se non erano a nostra disposizione ben 13 pagine della sentenza di appello?» Alla fine Intrieri e Alberti l’hanno avuta vinta e la Corte di Appello ha ammesso che non si poteva procedere in quel modo. Si arriva dunque in Cassazione e la difesa della donna tra i rilievi posti all’attenzione dei supremi giudici pone anche questo fatto. Ieri l’annullamento con rinvio: «La giustizia non può essere amministrata con tanta sciatteria», conclude Intrieri.  Ora si attendono le motivazioni e poi la fissazione di un nuovo processo davanti ad un’altra sezione della Corte milanese.

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