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Bonaccini richiama Renzi nel Pd e prepara la resa dei conti con Zinga

Acque agitate nel Pd dopo l'uscita di Bonaccini che rivuole Renzi al Nazareno. Il congresso dem è già iniziato
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La risposta arriva a bruciapelo, velocissima. Forse troppo. “Se voglio fare il segretario? Non me ne frega niente”. Stefano Bonaccini è a ‘casa’, ospite della festa dell’Unità di Modena, eppure – da alcuni – è atteso quasi fosse un (nuovo) pericolo. Il governatore dell’Emilia Romagna, secondo alcune interpretazioni delle sue ultime mosse e dichiarazioni, si sarebbe “messo in testa di fare le scarpe a Zingaretti”.

Pesano le parole pronunciate venerdì sera, a Bologna. “Renzi e Bersani? Rientrino pure – si era lasciato scappare – Noi dobbiamo riportare quelli che sono usciti e non ci votano più, non Renzi e Bersani in quanto tali. Perché il Pd non può rimanere al 20%. Se rimane così nei prossimi anni, quando si voterà per le Politiche, noi non vinceremo le elezioni”.”E’ uscito allo scoperto – commenta qualcuno tra i Dem – ha già un patto con Renzi se le Regionali vanno male. Bersani lo ha buttato in mezzo per confondere le acque”. Diversi, non capiscono la sua ‘uscita’. “Tafazziana” la definisce il vicecapogruppo Pd alla Camera Michele Bordo. “Forse dimentica che Renzi ha fondato Italia Viva proprio con l’obiettivo, più volte dichiarato pubblicamente, di distruggere il Pd”. Bonaccini si difende: “Renzi e Bersani? Facciano quel che vogliono, più che Renzi e Bersani mi interessa recuperare quei milioni di voti che dal Pd sono andati via. Ho detto una cosa banale”, argomenta. Il governatore dell’Emilia Romagna non mette in discussione l’idea, cara a Zingaretti e al gruppo dirigente dem, di un’alleanza strutturale con il M5S.” Ci credo all’idea che prima o poi, si chiamino come vogliono, decidano di stare o da una parte o dall’altra”, ma – avverte – Non ci può bastare il 20-22%. Ci serve un’alleanza costruita attorno a una forza che prima ancora che scegliere gli alleati, che sono importanti, ha una sua identità, che è un perno attrattivo per elettori indecisi o che ci avevano lasciato”. Non si può essere solo “contro”, è il suo ragionamento.Bonaccini si schiera poi al fianco del segretario per il sì al referendum, ma lancia una bordata sulla legge elettorale. “Farei è una riforma che consente a chi vince le elezioni di Governare 5 anni”, dice, delineando quanto di più lontano esista – nelle condizioni date – dal testo base adottato dalla maggioranza (un proporzionale con soglia di sbarramento al 5%).

L’altro fronte su cui Bonaccini promette battaglia è poi quello del Mes: bisogna “portare a casa subito i 36 miliardi di euro perché riguardano la vita delle persone”, scandisce.Nessun colpo basso, assicurano i suoi.”Lui e Zingaretti si conoscono da 30 anni, si sentono e quello che Bonaccini dice pubblicamente e che magari suscita qualche critica, lo dice al segretario anche privatamente”. Poi, però, la consapevolezza è comune, sotto le due torri come al Nazareno: “Fino a domenica prossima non si sa cosa accadrà”.

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