Editoriale del Direttore 12 Sep 2020 07:00 CEST

Al voto, al voto. Ma la sfida è sul Recovery

Sono elezioni regionali: importanti, importantissime. Abbinato c’è un referendum costituzionale confermativo per una materia – il taglio dei parlamentari – sulla quale le Camere si sono pronunciate quattro volte e nell’ultima votazione i favorevoli sono stati 553 e appena 14 i contrari

Sono elezioni regionali: importanti, importantissime. Abbinato c’è un referendum costituzionale confermativo per una materia – il taglio dei parlamentari – sulla quale le Camere si sono pronunciate quattro volte e nell’ultima votazione i favorevoli sono stati 553 e appena 14 i contrari: altrettanto importante, importantissimo. Nel Paese delle campagne elettorali permanenti e dove anche per il voto a Monterone, il più piccolo Comune d’Italia con 30 abitanti, ci si mobilita e ci si impegna, immaginare che due appuntamenti nelle urne così significativi non scatenassero appetiti e polemiche o non mettessero in conto la possibile sopravvivenza del governo, “l’argine verso le destre” o lo scontro di civiltà contro l’immigrazione vuol dire essere ingenui o vivere tra le nuvole. Quindi è sbagliato farsi illusioni: lunedì 21 si conteranno le schede, si analizzeranno le preferenze, si faranno squillare trombe dei vincitori e le campane degli sconfitti.

Poi però c’è l’Italia. Quella della società civile che va a scuola, in ufficio, si siede davanti al computer per studiare e lavorare. Quella dei disoccupati che compulsano le offerte ( scarsissime: il tasso di occupazione giovanile sta sotto il 40 per cento) di impiego; quelle dei cassintegrati che contano i giorni per la fine della tutela.

Questa Italia ci sarà dopo le elezioni ed il referendum e una sola cosa chiederà alla società politica del Palazzo: governare molto e bene, per affrontare la tante emergenze che affliggono l’Italia. E che si condensano in uno sforzo preciso: individuare i settori prioritari dove far affluire i 200 miliardi europei del Recovery Fund. Con quei soldi bisogna far riprendere a correre un Paese che continua a stagnare negli ultimi posti di una assai poco lusinghiera classifica. E’ un’occasione irripetibile per tentare – riuscire è un altro paio di maniche – di affrontare in modo adeguato mali antichi diventati inestricabili, che funzionano da zavorra e che, diciamolo chiaro, non possiamo più permetterci. A partire da una giustizia più efficace e più celere.

Ovviamente di tutto questo poco, anzi nulla, si è parlato nel confronto in vista del voto: un obbrobrio, ma lasciamo perdere. Non farlo una volta chiuse le urne, possibilmente con lungimiranza e senso dello Stato, sarebbe una tragedia.

 

 

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