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Mezzo milione di occupati in meno nel secondo trimestre. Le più penalizzate sono donne giovani e precarie

La fotografia drammatica dell’Istat sul mercato del lavoro
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Donne e giovani. È su di loro che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, vorrebbero indirizzare gran parte dei soldi che arriveranno nei prossimi mesi dal Recovery Fund. E secondo l’Istat farebbero bene, visti i dati del secondo trimestre 2020 pubblicati ieri e che confermano una volta di più quanto l’epidemia di Sars-Cov-2 abbia inciso sul tessuto economico-sociale del nostro Paese. L’occupazione giovanile, cioè di uomini e donne tra 15 e 34 anni, è scesa al 39,1per cento, e per avere un termine di paragone nel 2008, anno della crisi economica, era al 50.
L’ammontare di occupati che al momento della rilevazione Istat hanno dichiarato di aver iniziato un lavoro nei primi sei mesi dell’anno è inferiore di oltre 400mila unità rispetto a quello dello stesso periodo del 2019.
Ma il dato più drammatico è che in tre mesi sono stati persi 470mila posti di lavoro, dovuti alla diminuzione dei dipendenti a termine e degli indipendenti. Rispetto allo stesso periodo del 2019 sono andati in fumo 871mila posti di lavoro, tanto che il tasso di occupazione è calato al 57,6 per cento. Nei piani del governo, grazie al Recovery Fund dovrebbe crescere fino al 73 per cento circa, tasso medio di occupazione in Europa. La disoccupazione cala all’8,3, con i disoccupati che sono più di due milioni, ma il dato è dovuto all’incremento tendenziale e congiunturale degli inattivi, che a causa della pandemia hanno smesso di cercare lavoro.
Tra le donne il tasso di occupazione scende di 2,2 punti, mentre quello degli uomini di 1,6 punti rendendo evidente come la crisi stia colpendo più le prime rispetto ai secondi. A conferma di ciò c’è il tasso di disoccupazione, che cala di 2,3 punti tra le donne e di 1,9 tra gli uomini, sempre a causa dell’aumento del tasso degli inattivi, che tra le donne sale del 3,9 per cento mentre tra gli uomini del 3,2.
Tra le altre cose bisogna ricordare che al momento i licenziamenti sono bloccati e quando a dicembre ripartiranno il mercato del lavoro potrà seguire un’ulteriore contrazione. Nel terzo trimestre del 2020 ci si aspetta tuttavia un rimbalzo, oltre che del Pil, anche dell’occupazione, ma non sarà facile tornare ai livelli pre-epidemia, tanto che più volte Gualtieri ha specificato che bisognerà aspettare il 2022.

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