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Baldino: «Promessa mantenuta, ora convinceremo Iv e LeU»

La capogruppo M5S in commissione Affari costituzionali della Camera: «Quando nel 1963 si decise di stabilire il numero dei parlamentari non c’era tutta la rappresentanza decentrata di oggi: Regioni e Comuni. Il Parlamento non è l'unico depositario dell'autorità legislativa»
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«Le opposizioni avevano solo bisogno di un palcoscenico per la campagna elettorale». Vittoria Baldino, capogruppo M5S in commissione Affari costituzionali della Camera, commenta così la bagarre scatenata dalle minoranze contrarie all’approvazione del testo base sulla legge elettorale. «Stiamo parlando di un testo un testo che poi verrà emendato e integrato prima di dare il mandato al relatore di riferire in Aula il 28 settembre», aggiunge.

Ma in Commissione non sono stati “incidenti” solo col centrodestra. A votare il testo base siete stati solo voi e il Partito democratico. Leu si è astenuta e Italia viva non ha partecipato al voto. C’è qualche problema all’interno della maggioranza?

Questo testo è stato concordato a gennaio tra tutte le forze di maggioranza, poi alcuni partiti hanno espresso legittimamente delle riserve. Ma con l’adozione oggi del testo base si compie un passo in avanti per consegnare al Paese una legge elettorale che, da anni, manca. Si tratta di un importante punto di partenza, in Aula siamo disposti a discutere con le altre forze politiche per apportare eventuali migliorie e integrazioni.

Il problema con gli alleati più piccoli riguarda lo sbarramento al 5 per cento?

Valuteremo tutti i problemi che si presenteranno, all’interno di un quadro di riforme complessivo che va oltre la sola legge elettorale.

Con lo sbarramento al 3 per cento Leu ci starebbe. Siete disposti a riconsiderare la soglia di ingresso?

Sono valutazioni che faremo insieme non solo su questo punto. Ma anche, ad esempio, sulla costruzione delle liste per consegnare ai cittadini il miglior sistema elettorale possibile. E vogliamo farlo ora, non a un mese dalle elezioni. Abbiamo sentito dire alle opposizioni che la legge elettorale non è tra le priorità del Paese. Forse qualcuno è abituato a scrivere le regole del gioco un momento prima del voto nella speranza di avvantaggiarsi. Noi non siamo così.

Anche per Italia Viva la legge elettorale non era una priorità…

È ovvio che prima di una legge elettorale viene il lavoro, la sanità e la sicurezza. Ma se noi ci occupiamo di riforme istituzionali, ed è questo il compito della prima Commissione, abbiamo il dovere di dare al Paese una legge elettorale che garantisca ai cittadini di essere rappresentati nelle istituzioni.

Basta l’approvazione del testo base per rassicurare il Pd sulla lealtà del Movimento?

Avevamo raggiunto un’intesa per cui il taglio dei parlamentari era legato alla legge elettorale. Il MoVimento 5 Stelle non è venuto meno alla parola data, se siamo arrivati ad approvare questo testo solo adesso è colpa soprattutto dell’atteggiamento irresponsabile delle opposizioni.

Col proporzionale puro ognuno corre per sé. Finisce anche ogni progetto di alleanza organica e programmatica col Pd?

Scriviamo la legge elettorale per i cittadini non per i progetti politici dei singoli partiti. Di alleanze riparleremo quando sarà il momento.

Riuscirete a convincere la maggioranza a inserire le preferenze nella legge elettorale?

Ci siamo sempre battuti per questo e chiediamo che questo aspetto venga approfondito con gli alleati per trovare un accordo.

Ma preferenze non aprivano la strada alle clientele?

Io sono una donna del Sud e se rispondessi no a questa domanda direi una bugia. C’è un rischio che ciò avvenga, non esiste un sistema elettorale perfetto, per questo è necessario approfondire il tema tutti insieme. Bisogna trovare un equilibrio che consenta ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti ed evitare distorsioni.

Che Parlamento sarà quello con 345 rappresentanti in meno?

Un Parlamento meno pletorico, con assemblee meno affollate e parlamentari più competenti. Perché ognuno di noi dovrà partecipare ai lavori di più Commissioni e allargare lo spettro delle proprie conoscenze.

Perché dovrebbe essere più competente un parlamentare costretto a occuparsi di più problematiche?

Io sono un avvocato, potrei avere competenze da mettere a disposizione della commissione Riforme ma anche di quella Giustizia. Nulla vieta a un parlamentare di occuparsi di Affari europei e di Politica estera o di Lavoro e Attività produttive contemporaneamente. Le competenze sono molto interconnesse.

Ma perché un Parlamento con meno persone dovrebbe essere più efficiente?

Perché in un’assemblea meno affollata i processi decisionali sono più celeri. Non lo dico io, lo dicevano i costituenti quando si interrogavano sul giusto rapporto tra eletto e numero di abitanti. Già nel 1947 quando non c’erano i consigli regionali e quando i sindaci non erano eletti dal popolo, quando cioè non c’era una rappresentazione capillare dei cittadini all’interno delle istituzioni, ci si interrogava su quale dovesse essere la giusta proporzione tra eletti ed elettori. E tra quelle ipotizzate c’era anche la nostra, quella su cui i cittadini saranno chiamati a esprimersi. E chi propendeva per un Parlamento con meno rappresentanti parlava di maggiore efficienza, maggiore tecnica legislativa, maggiore autorevolezza.

Ogni parlamentare dovrà rappresentare molte più persone. Non si toglie qualcosa ai cittadini?

No, perché quando nel 1963 si decise di stabilire il numero dei parlamentari non esisteva tutta la rappresentanza decentrata di oggi: Regioni e Comuni. Il Parlamento non è l’unico depositario dell’autorità legislativa, concorre insieme ad altri organi. Non penso che 345 parlamentari in meno possano minare la democrazia.

Oltre al referendum, il test più importante sono le Regionali. Il governo reggerà ad un’eventuale sconfitta elettorale?

Ogni anno ci sono elezioni regionali e ogni anno si ripete la stessa cosa. Ma è sbagliato collegare una competizione locale con le sorti di un governo. Abbiamo affrontato una pandemia egregiamente e ora dobbiamo pensare a come investire i 200 miliardi di euro che arriveranno dall’Europa.

E pensare se prendere i 37 miliardi del Mes…

Concentriamoci sul Recovery Fund, in questo momento il Mes non è necessario.

Dopo l’appuntamento con le urne anche voi dovrete fare chiarezza al vostro interno. Meglio un capo politico o una guida collegiale?

Io preferirei che il Movimento non si spaccasse. Qualunque soluzione vada in questo senso avrà il mio sostegno.

Quanto è concreto il rischio che il M5S si spacchi?

È un’ipotesi da evitare, l’importante è parlarsi e non rimandare all’infinito il confronto.

Si parla di possibili consultazioni lampo su Rousseau per decidere l’assetto futuro del Movimento. Teme colpi di mano improvvisi?

Sono sicura che non ci sarà alcuna votazione in questo momento. Dobbiamo parlarci e ascoltarci prima e solo dopo prendere delle decisioni.

 

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