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Caso Vannini, parla Viola Giorgini: «Ho creduto a Ciontoli»

La fidanzata di Federico ricorda la tragica notte dell'omicidio durante l'udienza del processo di appello bis contro Antonio Ciontoli e famiglia
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Tra le lacrime, durante la seconda udienza del processo di appello bis contro Antonio Ciontoli e famiglia, Viola Giorgini ha ricordato il momento in cui ha saputo che Marco Vannini era morto: «Non ho mai visto tanta disperazione, Antonio Ciontoli urlava, piangeva, chiedeva di essere ucciso». La fidanzata di Federico, chiamata a testimoniare dai difensori Miroli, Ciruzzi, Messina, ha riavvolto il nastro dei ricordi di quella notte, quando 5 anni fa un colpo di arma da fuoco sparato accidentalmente dal capo famiglia si è portato via Marco: «Prima di quella notizia eravamo tutti certi che tutto potesse risolversi. Ho saputo solo al Pit di Ladispoli che Marco era stato colpito da un colpo di arma da fuoco». La giovane ha confermato quanto dichiarato anche nel processo di primo grado, dove era imputata per omissione di soccorso, accusa da cui è stata definitivamente prosciolta: «Ero con Federico nella sua stanza quando abbiamo sentito un tonfo. Qualche secondo dopo ci siamo avvicinati al bagno ma la porta era chiusa, sentivo Antonio e sua figlia Martina. Poi si è leggermente aperta, ho visto Marco appoggiato fuori dalla vasca. Federico entrò in bagno e uscì portando via la pistola per metterla in sicurezza»

Ricostruendo le fasi di quella notte ha spiegato che «Antonio ci disse di non preoccuparci, che Marco si era preso un forte spavento a causa di un colpo d’aria della pistola. Ci siamo fidati di lui, abbiamo creduto ciecamente alla sua versione, era sicuro di quello che diceva. Quando Marco è stato accompagnato fuori dal bagno, non sembrava stare male. Poi ha cominciato a lamentarsi e Federico ha chiamato il 118. Quando ha trovato il bossolo ha iniziato a insistere ancora di più con il padre perché chiamasse i soccorsi». Ha aggiunto di «essersi resa conto della ferita solo quando Marco fu portato al piano di sotto, notai delle gocce di sangue».

In merito alle urla che alcuni hanno detto di aver sentito: «Le ho sentite in maniera netta solo quando è stato accompagnato giù nel salone». Quello che emerso è che l’intera famiglia, in primis Federico, ha cercato fin da subito di convincere Ciontoli a chiamare i soccorsi ma «le idee portanti erano quelle di Antonio. Ha un carattere autoritario – ha detto la Giorgini – era difficile da contrastare in generale ed è stato difficile contrastarlo quella sera». Il Pg e l’avvocato Gnazi avrebbero voluto fare un confronto tra la testimonianza di ieri e quanto dichiarato nelle ore successive la tragedia ma il Presidente ha rigettato la richiesta, in quanto quelle dichiarazioni erano state rese in assenza di un difensore. Lo stesso Presidente ha contestato alla Giorgini una “versione non molto credibile” per alcune intercettazioni in cui sembrava voler concordare con Federico le risposte da dare. «Eravamo spaventati – ha replicato – avevamo paura che chi ci stava interrogando non ci credesse, abbiamo solo detto la verità, ribadendo tra di noi cosa era veramente successo». Sul punto dopo l’udienza è intervenuto l’avvocato Miroli: «Viola Giorgini non è imputata ma testimone. Non è vero che non è credibile. Il Presidente ha solo fatto notare delle discrepanze, facendo riferimento ad un passaggio di una intercettazione ambientale. Lei ha detto e confermato le cose già emerse nel corso del processo a suo carico, da cui è stata assolta». La difesa ha depositato anche una memoria, della cui l’ammissibilità dovrà decidere la Corte: tramite i dati del gps dell’auto di Ciontoli si dimostrerebbe che nel momento in cui l’uomo spiegava agli infermieri la situazione, Federico non era presente ma stava cercando parcheggio, come testimoniato dalla stessa Giorgini.

 

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