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La strategia di Conte soggetto smarrito

Per una settimana è stato il protagonista assoluto degli incontro a villa Pamphilj, poi si è defilato mentre nei palazzi romani circola il nome di Mario Draghi
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Chi l’ha visto? Se volete sapere se sta al mare a fare castelli di sabbia o in montagna a scalare vette, lui che si è dimostrato uno scalatore provetto, rivolgetevi all’omologa trasmissione televisiva. Tentare non nuoce. Ma se fate un buco nell’acqua potrete sempre andare all’ufficio soggetti smarriti. Che, a lume di naso, starà accanto all’ufficio oggetti smarriti. Com’è come non è, da un po’ di tempo in qua – a riprova, signora mia, che le stagioni non sono più quelle di una volta – assistiamo a una eclissi del Re Sole. Ma sì del personaggio che a Villa Pamphilj, la Versailles de noantri, è stato il protagonista assoluto per una settimana e passa. Un circo Barnum popolato di funamboli e guastato da quel rompiscatole di Carlo Bonomi, il presidente di Confindustria. Che si è permesso di dire – ma come osa! – che il re è nudo. Perché del programma economico di governo, ha dichiarato, non c’è traccia e le priorità sono in mente dei. Talché, indispettito, il padrone di casa ha replicato che la sua era un’ansia da prestazione. Ma guarda un po’ chi parla.

A questo punto perfino qualche grillino spaesato per trovarsi in un partito che assomiglia a una gabbia di matti, avrà capito che stiamo parlando del nostro beneamato presidente del Consiglio. Che se l’è squagliata alla chetichella e nessuno sa che fine abbia fatto. Scomparso. Desaparecido. Smarrito. In senso proprio ma anche – siamo giusti – figurato. Niente più conferenze stampa a gogò, compiaciuto delle luci della ribalta. Niente più informative ai due rami del Parlamento, a patto che non si concludano con un voto. Perché fidarsi di Matteo Renzi è bene ma non fidarsi è meglio. Niente più parole parole parole, sempre e comunque. Al punto che ossessionati dal suo motto – Loquor ergo sum – molti italiani prima di addormentarsi guardano sotto al letto per timore che Conte spunti e arringhi il malcapitato. Perché lui, come il conterraneo Aldo Moro, il prossimo lo prende per stanchezza.

Dove sta? Che fa? Che pensa? Vattelappesca. Perché questo silenzio che in bocca a Sergio Mattarella è del tutto naturale, ma sovente è cantatore, in bocca a Giuseppe Conte ha dello stupefacente. Un tizio che sa il fatto suo ci ha illuminato. L’uomo è stanco. In due anni di governo ne ha passate di tutti i colori. Dopo tutto non è un superuomo, anche se il suo antico allievo Alfonso Bonafede ne è pienamente convinto. E si è voluto concedere qualche settimana di meritato riposo. Con un timore che era lo stesso di Indro Montanelli: che senza di lui le cose vadano meglio.

Il sullodato Tizio però ci spiffera che non è tutto. No, furbo di tre cotte com’è, non a caso ribattezzato il Machiavelli del Tavoliere delle Puglie, questa sua temporanea scomparsa risponde a una precisa strategia. Noi non sappiamo come stanno esattamente le cose, ma lui, dall’osservatorio privilegiato di Palazzo Chigi, sì. E non è un bel vedere. Perciò meglio non metterci la faccia e mandare in avanscoperta i suoi ministri per vedere che cosa combineranno. Una strategia tanto più consapevole in quanto qualche sua iniziativa – per usare un eufemismo – non è stata coronata da successo. Ha auspicato alle elezioni regionali del 20 e 21 settembre, a partire dalla sua Puglia, un fronte comune M5S- Pd. E invece ciò è accaduto nella sola Liguria, dove stando ai sondaggi il predetto fronte farà cilecca. Vista la malaparata, si è guardato bene dallo scendere in campo per le regionali. E si sta comportando allo stesso modo per il referendum, tanto più che il No poco alla volta sta rimontando.

Ecco che manda avanti gli altri perché, visto come stanno le cose, a lui viene da piangere. Vada avanti Roberto Speranza, che con quel bel cognome fa bene sperare. A lui l’onore e l’onere di debellare la pandemia. Vada avanti Roberto Gualtieri, un professore di Storia – la grande passione di Conte, che come il segretario della Repubblica fiorentina si misura con i Grandi: si chiamino Napoleone, Churchill e via dicendo – che si è convertito alle discipline economiche. Vada avanti Lucia Azzolina, piuttosto discussa dall’opposizione e dalla stessa maggioranza per le sue iniziative in materia scolastica. Lei dice di essere la persona giusta al posto giusto? Molto bene, hic Rhodus hic salta. Vediamo come te la cavi, sembra dire l’inquilino di Palazzo Chigi da un luogo remoto.

Ma i guai non vengono mai da soli. Un fantasma si aggira nei Palazzi romani. Un fantasma in carne e ossa che al Meeting di Rimini non le ha mandate a dire. “Ho imparato che occorrono tre qualità a chi è in posizioni di potere: la conoscenza per cui le decisioni sono basate sui fatti, non soltanto sulle convinzioni; il coraggio che richiedono le decisioni; l’umiltà di capire che il potere che hanno è stato affidato loro non per un uso arbitrario”. E intervenendo martedì al congresso on line della Società europea di cardiologia, tanto per tenersi in allenamento, ha dichiarato: “I sussidi dovranno diminuire ma allo stesso tempo verranno creati posti di lavoro”. Vai a capire a chi mai erano destinate queste parole…

 

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