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«Non sono io il grillino eretico: quel referendum è propaganda»

Andrea Colletti (M5s): «Il vero obiettivo della riforma è rendere gli eletti più controllabili. Chi parla di maggiore efficienza o bara o non conosce il significato della parola. Voterò no»
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«Chiariamo subito un punto: il taglio dei parlamentari non è mai stata una battaglia del Movimento». Il deputato Andrea Colletti è un grillino “eretico”: contrario alla riforma costituzionale durante tutti i passaggi parlamentari, adesso ha deciso di mettersi in prima fila nella battaglia per il “No”, attirandosi l’avversione del gruppo dirigente e l’astio di molti attivisti sui social.

Onorevole, come sarebbe a dire che la riforma non è una bandiera grillina?

Il M5S ha sempre condotto battaglie contro i privilegi, contro gli sprechi e sicuramente anche contro i costi troppo elevati della politica. Ma il taglio della rappresentanza democratica non è mai stato una nostra bandiera. Questa riforma non aumenta semplicemente il divario tra eletti ed elettori, rende anche gli eletti più controllabili dalle segreterie di partito che li hanno messi in lista.

Luigi Di Maio però chiede un po’ di «realismo», già oggi le segreterie scelgono a tavolino i futuri parlamentari…

Ha perfettamente ragione. E se si vota Sì non si farà altro che aggravare questa situazione. Se c’è una disfunzione, in parte risolvibile con una nuova legge elettorale, perché riformare la Costituzione che non c’entra niente col problema? Sorge legittimo il dubbio che il vero obiettivo di questa riforma sia di allontanare gli eletti dagli elettori e renderli più malleabili al potere.

E chi detiene il potere nel Movimento? Il capo politico o chi gestisce Rousseau?

Quando parlo di potere non intendo esclusivamente il potere partitico, ma quello delle grandi imprese e delle lobby che spesso finanziano la politica. Il problema riguarda tutti partiti.

Allora perché la riforma si è comunque trasformata in una questione di vita o di morte per il M5S?

È una narrazione figlia della propaganda, nasce dalla necessità di compattarsi attorno a un tema facilmente pubblicizzabile all’esterno. Non dimentichiamo che la campagna sul taglio delle poltrone era già stata cavalcata Renzi. La campagna di oggi è identica a quella di allora.

Avete cambiato idea?

C’è molto qualunquismo quando si parla di tagli e spesso manca un ragionamento sul futuro. So che la battaglia per il “No” sarà difficilissima, forse persa in partenza, ma vale la pena combatterla perché è giusta. Molti sostenitori del Sì pongono l’accento sul risparmio, ma sappiamo che si tratta di «un caffè al giorno», come disse Toninelli nel 2016. Altri parlano addirittura di efficienza, senza conoscere evidentemente il significato di questa parola. Per raggiungere l’efficienza basterebbero delle modifiche, anche chirurgiche, ai regolamenti parlamentari, non ridurre il numero dei rappresentanti. La Costituzione si può modificare, ma solo per migliorarla.

Quello dell’efficienza è uno degli argomenti più utilizzati da Luigi Di Maio…

È propaganda. Basta utilizzare una parola svuotandola di significato.

Intende che chi usa queste argomentazioni a sostegno del Sì bara?

Su questo tema è abbastanza evidente e qualunque giurista potrebbe facilmente verificarlo. Questa riforma non è solo stata pensata male, è stata anche scritta male. Se passasse, nascerebbero problemi di sovrarappresentazione di alcune Regioni rispetto ad altre. Faccio un esempio: io sono abruzzese, la mia regione ha un milione e 300 mila abitanti ed esprimerà quattro senatori, a differenza del Trentino Alto Adige, che con un milione di abitanti ne avrà sei. Non ha molto senso.

Non crede che il referendum sia anche figlio dell’antipolitica cavalcata dal suo partito negli ultimi dieci anni?

L’antipolitica si nutriva e si nutre della cattiva politica che ignora gli interessi dei territori per mettere al centro quelli personali. Ma la classe politica non migliora con un taglio. La democrazia non è un costo.

Qualcuno, anche nel suo partito, è convinto che una parte del M5S sia contraria al taglio perché teme di non essere rieletta.

Grazie al cielo sono al secondo mandato, sono arrivato alla fine della mia avventura parlamentare e non ho di questi problemi. Ma mi chiedo: chi è al primo mandato sta in silenzio per farsi ricandidare? E questo accade anche negli altri partiti?

Quanto è vasto il fronte del No dentro al Movimento?

Quanti voteranno No non lo so. So che almeno il 20/ 25 per cento dei parlamentari era contrario a questa riforma.

Fino a poco tempo fa la sua “eresia” sarebbe stata punita con l’espulsione. Teme di essere buttato fuori?

Un partito e i suoi dirigenti possono anche maturare. Magari è successo anche noi. E comunque la Costituzione non appartiene a una forza politica ma a tutti i cittadini.

Sta forse rinnegando un altro cavallo di battaglia grillino, l’introduzione del vincolo di mandato?

Un deputato viene eletto per rispondere alle segreterie di partito o sulla base di un programma? Un parlamentare rappresenta la nazione e l’idea sulla base della quale ha chiesto il voto. Sono un avvocato, e da giurista sarei curioso di leggere come potrebbe venire scritta una norma che preveda l’eliminazione del divieto di vincolo di mandato.

Riuscirete ad approvare la legge elettorale almeno in un ramo del Parlamento prima del referendum, come garantito da Crimi a Zingaretti?

Dubito che possa passare in così poco tempo in un ramo del Parlamento. Potrebbe essere approvata al massimo in Commissione per dare un contentino a Zingaretti, in attesa di insabbiarla in Aula.

Un bluff tecnico?

Esattamente.

Condurrà la campagna per il No insieme a tanti esponenti del Pd scettici. Si sentirà a suo agio?

Se stiamo insieme al governo possiamo anche condividere tranquillamente una battaglia politica.

E tranquillamente avreste dovuto cercare un’intesa alle Regionali?

Dipende da territorio a territorio. Non avrei mai fatto un accordo con De Luca in Campania e difficilmente avrei cercato un’alleanza con Emiliano in Puglia, che negli anni ha raccolto anche il peggio del centrodestra. Si sarebbe potuto, secondo me, chiudere un’intesa nelle Marche, dove il Pd ha avuto capacità di rinnovarsi.

 

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