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Usa, nella Convention democratica la sinistra condiziona e Biden rischia

Si tratta di capire quanto conti – se ancora esiste – il centro democratico. Una volta le elezioni si vincevano conquistandolo, ma il paese è molto cambiato
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Nella loro Convention per forza di cose virtuale, i democratici Usa sono risultati frammentati. L’unico elemento chiaro finora emerso è l’anti- trumpismo. Non è una novità, ovviamente. Tutti gli esponenti intervenuti concordano sulla necessità che il tycoon newyorkese debba sloggiare dalla Casa Bianca. Circa cosa fare dopo l’eventuale vittoria dem, invece, non esiste altrettanta chiarezza.

Il partito appare quanto mai frastagliato e diviso tra componenti a volte molto distanti tra loro. La sinistra radicale, che durante le primarie aveva trovato in Bernie Sanders il proprio campione, è anch’essa divisa.

Sanders, che ha 78 anni, parla come un socialdemocratico europeo. Nella sua agenda troviamo il sistema sanitario nazionale che in America non esiste, la questione della disoccupazione che rischia di debordare a causa delle conseguenze della pandemia e altri temi classici della sinistra tradizionale.

Esiste tuttavia anche una sinistra che radicale lo è sul serio, e che ritiene invece prioritari l’ecologismo e le questioni di identità e di genere.

Ancor più di Elizabeth Warren, la vera leader di questa corrente appare sempre più la giovane ( 30 anni) Alexandria Ocasio- Cortez. Pur avendo a disposizione solo 60 secondi per il suo intervento, la parlamentare di New York si sta imponendo per la convinzione e la freschezza con cui difende le sue idee.

Nessuno ha ancora capito se le varie componenti della sinistra interna raggiungano la maggioranza nel partito. La vittoria di un centrista ed esponente di lungo corso dell’establishment come Joe Biden indurrebbe a credere il contrario, ma la risposta è molto meno scontata di quanto appare.

In realtà l’ex vice di Obama è riuscito a prevalere solo spostandosi a sinistra e quando Sanders gli ha ceduto ufficialmente il passo, a differenza di quanto aveva fatto quattro anni orsono con Hillary Clinton.

Ma l’ipoteca della sinistra, più o meno radicale, sul partito è davvero forte e Biden, da vecchia volpe della politica Usa, l’ha capito benissimo. E, com’era lecito attendersi, l’hanno capito due “volpi” ancora più abili di lui, gli ex presidenti Bill Clinton e Barack Obama. Entrambi ammoniscono il partito a non trascurare l’elettorato centrista e ad evitare l’eccessivo spostamento a sinistra. Obama lo sta facendo da parecchio tempo e molti ritengono che il suo appoggio sia stato decisivo per la nomina di Biden. Il problema è che personaggi come Warren e Ocasio- Cortez non ritengono decisivi tali appelli, preferendo invece conferire al partito una dimensione sempre più ecologista e identitaria, in linea dunque con le manifestazioni che hanno attraversato – e, a volte, devastato – gli Stati Uniti negli ultimi mesi. Naturalmente Obama e Clinton temono che una simile caratterizzazione finisca per favorire Donald Trump, non a caso in recupero su Biden secondo gli ultimi sondaggi. Si tratta inoltre di capire quanto conti – se ancora esiste – il centro democratico negli Usa. Una volta le elezioni si vincevano conquistando il centro, ma il Paese negli ultimi due decenni è molto cambiato rispetto a quello che si conosceva.

Riuscirà un Partito Democratico così frammentato ad affrontare alcune questioni cruciali per il futuro degli Stati Uniti, intesi anche come nazione leader del mondo occidentale? Mi limito a citarne un paio. Riuscirà a impedire che le università americane, scordando le loro tradizioni, diventino il tempio del politically correct, con docenti e rettori che si piegano alle richieste studentesche di negare la libertà di pensiero e di parola a chi dissente dal mainstream della “correttezza politica”? Riuscirà questo stesso partito a porre fine alla distruzione di statue, monumenti e altri simboli legati alla storia americana? E avrà la forza di opporsi alla tendenza dominante di riscrivere i testi di storia e a modificare i musei basandosi soltanto sulle quote di genere e di razza?

Non c’è dubbio che Joe Biden vorrebbe fare tutto questo poiché è la sua stessa storia personale a dirlo. Tutti però notano che è un leader poco carismatico, anche in confronto alla vice che ha scelto, Kamala Harris. E, allora, non si può affatto escludere che Donald Trump riesca alla fine a risalire la china, grazie al fatto che negli Usa i moderati sono ancora maggioranza.

 

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