Analisi 12 Aug 2020 15:00 CEST

Tagli dei parlamentari: serve un No per riaffermare il valore delle istituzioni

Serve ricreare quel felicissimo patto costituente che ci ha dato una crescita economica senza precedenti, oggi necessario per non disperdere le risorse della Ue

Caro Direttore, l’occasione del referendum confermativo indetto con il D. P. R. 17 luglio 2020 per il 20 settembre e 21 settembre prossimi sulla Legge costituzionale 12 ottobre 2019, recante il c. d. “taglio” della rappresentanza parlamentare, a modifica degli artt. 56 e 57 Cost., non può essere perduta. Rappresenta infatti per il corpo elettorale, titolare originario della sovranità ex art. 1 Cost., la possibilità di esprimersi su una delle più demagogiche iniziative proposte da un movimento politico che ormai è largamente minoritario non soltanto nel paese reale.

Ma anche in quello legale, se si pensa ai recenti rinnovi dei Consigli Regionali dell’Emilia Romagna, dell’Umbria e della Calabria. E allora, tenuto conto delle assai modeste ragioni in termini di risparmio di spesa che hanno animato tale iniziativa, imposta da tale movimento politico a un Parlamento poco coraggioso, dobbiamo reagire a questa profonda alterazione dei criteri di rappresentanza politica introdotti dai Padri Costituenti, in una situazione come quella attuale ove vi sono quasi venti milioni di votanti in più rispetto al 1948, cosicchè tale alterazione è ancora più distorsiva della rappresentatività e ancora più dannosa per i piccoli partiti.

Mi permetto quindi di suggerir-Le che il Suo giornale si faccia promotore di un Comitato per la difesa della Costituzione, per contribuire a creare un grande movimento popolare a favore del no al referendum confermativo del 20- 21 settembre prossimi, ove la mancanza del quorum renderà ancora più necessaria un’ampia mobilitazione dell’elettorato in questo senso, facilitata anche dalla coincidenza della consultazione referendaria con le prossime elezioni amministrative.

Essa deve infatti trasformarsi in un referendum contro chi ha promosso il taglio dei parlamentari, per riaffermare le ragioni della Costituzione e ricreare quel felicissimo patto costituente che ci ha dato una crescita economica senza precedenti nell’Occidente dal 1950 sino al 1992, ancora più necessario oggi per non disperdere la preziosa occasione delle risorse del c. d. “Recovery Fund”.

Del resto, vi è il precedente del referendum abrogativo sulle modalità di gestione del servizio idrico del 12 e 13 giugno 2011, che venne giustamente inteso dal corpo elettorale e dalle forze politiche dell’opposizione come un referendum pro o contro Berlusconi ed i cui effetti innescarono allora la crisi – ancora oggi irrisolta – della coalizione di centro- destra.

Dopo la reiezione da parte del corpo elettorale del “taglio” dei parlamentari, potrà infatti iniziare un nuovo cammino per la democrazia italiana.

Ciò attraverso un processo dialettico tra le formazioni politiche che tenda in primo luogo ad eliminare i significativi vulnera alla Costituzione che l’azione di governo di quel movimento politico, con la decisiva collaborazione delle Lega per Salvini Premier, ha già causato. L’eliminazione della prescrizione nel processo penale dopo la sentenza di 1° grado ne rappresenta il primo e più evidente esempio. E anche il più meritevole di immediata correzione.

Ma l’elenco potrebbe continuare a lungo, solo che si consideri la recentissima sentenza n. 183 del 31 luglio 2020 della Corte Costituzionale circa l’illegittimità per irragionevolezza manifesta del divieto della iscrizione anagrafica degli stranieri richiedenti asilo contenuto nell’art. 13 del D. L. 113/ 2018.

Dunque, è venuto davvero il momento della resistenza costituzionale e le forze politiche che sapranno coglierlo saranno le artefici della rinascita nazionale. In un momento nel quale le capacità di resistenza e di rigenerazione del sistema industriale italiano fanno intravedere che le grandi capacità e le grandi energie del popolo italiano non si sono esaurite.

Esse attendono solo di essere guidate da un sistema politico e istituzionale virtuoso, che si riconosca nella Costituzione Repubblicana. E che la realizzi nelle parti inattuate o disapplicate, rinnovando lo spirito originario del patto costituente.

 

 

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