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Quei furbetti figli dei partiti annientati

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L'Editoriale
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Fuori i nomi è da sempre l’urlo strozzato che contraddistingue moralisti e moralizzatori. Sia quelli veri che i falsi: ben sapendo che il confine è impercettibile. Perciò una volta conosciuti i nomi la domanda è: che ci facciamo con questa squadernata informazione? In tanti vorrebbero innalzare un patibolo mediatico e lì consumare i roghi purificatori del terzo millennio. Com’è noto, su queste colonne, anche per ragioni di testata, si coltiva la voglia di porsi domande. Ecco. Da più parti e giustamente si invoca la necessità di una migliore qualità degli eletti, di coloro cioè che vanno a svolgere la delicatissima funzione di decisori e rappresentanti dei cittadini. Prima domanda: chi deve scegliere i rappresentanti? La risposta è ovvia: i rappresentati. Purtroppo da decenni sciagurate leggi elettorali hanno tolto ai cittadini questo potere di scelta.

I disastri sono noti. Naturalmente le elezioni prevedono la presentazione di liste di candidati su cui gli elettori mettono una croce: che è simbolo di apprezzamento e non di condanna. Ebbene, seconda domanda: chi sceglie gli uomini e le donne (finalmente in pari numero…) da inserire nelle liste? Anche qui risposta ovvia: i partiti, magari dopo accurata selezione e accertamento di capacità, competenze, attitudine, conoscenza. Questo nel castello di Vestfalia dove vive il Pangloss di Voltaire, che è “il migliore dei mondi possibili”. Nella realtà italiana, i partiti sono stati prima bombardati come sentina di tutti i mali del Paese; poi via via annientati per colpe loro (molte) e per delirio dei loro avversari (moltissimi), interni ed esterni. Il risultato è che si sono trasformati in semplici sgabelli per il leader di turno. Il quale distilla le candidature con il criterio della maggiore sudditanza, travestita da adesione alle sue (del capo, o capetto) idee.

Beninteso sempre che ve ne siano. Altrimenti è puro fideismo, e va bene lo stesso: anzi è pure meglio. Così, con la complicità dei social e a volte di un circo mediatico in veste di tritacarne, siamo passati dal meccanismo del casting a quello degli algoritmi. Il moralismo è diventato – come accade sempre nella storia – un tanto al chilo. Le tricoteuses hanno lavorato a pieno regime confezionando coperte sotto le quali si sono nascosti personaggi i più vari. Come ci ricordano le cronache, non sempre i più commendevoli. Bisognerebbe ripristinare i partiti e regolarsi secondo l’articolo 49 della Costituzione, tra i più disattesi. Impossibile. Dunque non resta che il naufragio: neppure dolce. Oppure, chissà, un sussulto di resipiscenza.

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