Analisi 11 Aug 2020 15:00 CEST

Seicento anni fa Brunelleschi “voltò” la cupola a Firenze: e nacque la modernità

La cupola del duomo di Firenze è una testimonianza di grande valore per l’evoluzione della spiritualità, fuori dalla verticalità del gotico medievale

«Ricordandomi che questo è tempio sacrato a Dio et alla Vergine, mi confido che, faccendosi in memoria sua, non mancherà di infondere il sapere dov’e’ non sia, et agiugnere le forze e la sapienza e l’ingegno a chi sarà autore di tal cosa». Con queste parole Filippo Brunelleschi dava conto dei sentimenti con i quali si preparava ad affrontare un’impresa che in molti giudicavano irrealizzabile: “voltare” la cupola del Duomo di Firenze, Santa Maria del Fiore, da oltre un secolo priva del completamento previsto dal progetto di Arnolfo di Cambio per l’edificio.

Il problema nasceva dalla dimensione. In origine i propositi erano meno ambiziosi, ma la costruzione avveniva negli anni d’oro di Firenze, allora la città più ricca del mondo, il cui ceto dirigente intendeva dimostrare allo stesso tempo la propria devozione alla Vergine Maria e la benevolenza che essa manifestava nei loro confronti, elargendo una fortuna commerciale e imprenditoriale immensa. Per celebrare tutto questo, era necessario costruire la chiesa più grande della cristianità ed anche la più moderna, stilisticamente e architettonicamente. Perciò le dimensioni previste per la navata crescevano a cantiere aperto e con esse quelle della chiusura che doveva essere a cupola per rispettare i canoni estetici del Rinascimento che si andava affermando.

Le difficoltà nel costruire poi nel “voltare”, una cupola crescono con la sua altezza, il peso dei materiali impiegati, la lunghezza delle impalcature necessarie a sorreggerla in corso di edificazione. Per decenni nessuno si azzardò a tentare l’impresa, né la committenza né gli architetti via via contattati nel corso degli anni. Ma il nuovo secolo apriva a rinnovate speranze e ambizioni.

Nel 1418 l’Opera del duomo bandì un ennesimo concorso per la realizzazione della copertura, che venne vinto a pari merito da Filippo Brunelleschi e Lorenzo Ghiberti, i quali ricevettero insieme la nomina a capomastri. I due si conoscevano bene, si erano già affrontati in un concorso artistico, quello per la realizzazione delle formelle della Porta del Paradiso del Battistero di Firenze. Anche allora era stato decretato un pareggio, Brunelleschi non aveva accettato il responso e aveva lasciato al rivale l’intera commessa. Libero da impegni di lavoro, l’artista si recò a Roma, in compagnia dell’amico Donatello, tra l’altro a studiare le antiche architetture monumentali lì esistenti, tra le quali spicca il Panteon con la sua immensa cupola. Le ambizioni che coltivava erano trasparenti.

Il cantiere per il cupolone, come già veniva chiamato, del Duomo di Firenze fu aperto seicento anni fa, il 7 agosto 1420, e a dirigerlo avrebbero dovuto essere Ghiberti e Brunelleschi in tandem, ma il secondo non perse tempo a darsi malato e a costringere il collega- rivale a confessare di non essere l’autore del progetto e di non poter proseguire i lavori in assenza del vero ideatore della tecnica costruttiva che rendeva possibile l’impresa. I ruoli furono chiariti, le paghe aggiustate e l’attività venne ripresa. Dal 1425 senza Ghiberti. Ci vollero sedici anni quasi esatti, ma il primo agosto 1436 la cupola era completata fino alla lanterna. Si tratta di un’opera unica, simbolo di Firenze e del Rinascimento, rimane tuttora la più grande cupola in muratura mai costruita, grazie al sistema della doppia struttura, che ne rese possibile l’edificazione in assenza di ponteggio completo. Il diametro massimo della cupola interna è di 45,5 metri, mentre quello dell’esterna è di 54,8, dimensioni superiori a quella di San Pietro a Roma costruita da Michelangelo alla metà del Cinquecento, che è più alta perché il tamburo sul quale poggia è più elevato di quello fiorentino. L’affermazione della cupola quale elemento necessario dell’architettura sacra viene considerato una testimonianza di grande valore per l’evoluzione della spiritualità, che si allontanava dalla verticalità del gotico medievale per dare una nuova lettura del mondo e della collocazione dell’uomo al suo interno. Un processo aspro, che si intrecciò con l’arrivo della grande peste e la sua ricorrente riapparizione, con la lacerazione della Riforma protestante, con scoperte geografiche, guerre e sommovimenti, che alla fine produsse il modo di vivere e di pensare moderno. A questo contribuì per la sua parte Filippo Brunelleschi con la cupola strabiliante che seppe costruire.

 

 

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