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«Volevano limitare i gruppi? Bastava eleggere i togati con un sorteggio temperato»

Il consigliere Antonio D'amato sulla riforma del Csm approvata ieri dal Cdm
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«Mi sembra che questa riforma non risolva i problemi che affliggono la magistratura. Se, ad esempio, si voleva limitare il potere delle correnti, perché non è stato previsto un sorteggio ‘ temperato’ per l’elezione dei componenti del Consiglio superiore?», si chiede Antonio D’Amato, procuratore aggiunto a Santa Maria Capua Vetere, da sempre impegnato nel contrasto alla criminalità organizzata e ai reati contro la Pa, attuale consigliere del Csm per Magistratura indipendente, la corrente moderata delle toghe.

La riforma proposta dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha previsto il sorteggio solo se non si raggiunge il numero minimo di candidature in ciascun collegio, cioè dieci, e se non sono garantite le ‘ quote rosa’.

Magistratura indipendente è la corrente che ha intrapreso, dopo i fatti dello scorso anno, un percorso di rinnovamento e discontinuità. E, quindi, siamo favorevoli anche al sorteggio ‘ integrale’ per l’individuazione dei candidati.

Da realizzare in che modo?

Si può fare un interpello nazionale a cui possono partecipare tutti i magistrati che abbiano conseguito positivamente almeno la quarta valutazione di professionalità, cioè con sedici anni di servizio. Da questo elenco si sorteggiano poi un congruo numero di nomi e, con successivo turno unico, da questo paniere si eleggono i futuri consiglieri.

La riforma non prevede cambiamenti per le elezioni dei Consigli giudiziari.

Infatti. Sono elezioni in cui il potere dei gruppi è fortissimo perché il sistema prevede candidati inseriti in liste contrapposte. A maggior ragione, prevedendo la riforma un aumento dei poteri dei Consigli giudiziari, una modifica era auspicabile.

Altro argomento che non è stato toccato sono gli incarichi dati dalla politica ai magistrati, come è stato ricordato di recente dall’ex laico del Csm Antonio Leone.

I rapporti tra politica e magistratura non possono ridursi esclusivamente alla questione del Consiglio Superiore. Perché non affrontare il tema dei rapporti tra politica, incarichi di governo e magistrati che vanno a ricoprire ruoli apicali ministeriali? Questi incarichi sono terreno di cultura di rapporti “impropri” fra politica e magistratura.

Nei progetti organizzativi delle Procure, i capi dovranno indicare i criteri di priorità e quindi a quali reati dare la precedenza.

La politica vuole attribuire alla magistratura un potere e una conseguente responsabilità che non gli compete. E poi ci si lamenta della sovraesposizione degli uffici di Procura.

Insomma, questa riforma non le piace?

Premesso che sono fiducioso che il testo venga migliorato dal dibattito parlamentare, ma c’era proprio tutta questa fretta di fare un ddl di iniziativa governativa che, così come congegnato, non raggiunge gli obiettivi prefissati?

Da dove bisognava partire?

Si sarebbe potuto dare luogo a una riforma più ampia finalizzata al complessivo miglioramento del sistema giudiziario. Ad esempio una massiccia opera di depenalizzazione. Poi una modifica delle circoscrizioni giudiziarie che vada nella direzione di rendere i distretti equipollenti. Non ci devono più essere Tribunali di serie A e Tribunali di serie B per poteri e competenze. Sarebbe il sistema migliore per far tornare la passione ed entusiasmo ai colleghi. Oggi, faccio un esempio, c’è la corsa per andare alla Dda. Si uniformerebbe anche il potere di regolamentazione del Csm e del ministero della Giustizia.

Qualche aspetto positivo però ci sarà anche.

Una novità importante, che i magistrati aspettavano da tempo, è l’accesso diretto dei laureati al concorso, che segna il ritorno al sistema antecedente alla riforma del 2005/ 2006. In tal modo da un lato si accorciano i tempi per l’accesso alla professione e dall’altro si evita che i giovani laureati gravino economicamente a lungo sulle famiglie, aprendo il più possibile la professione a tutti i ceti sociali.

Altri?

È inoltre apprezzabile che possa essere la Scuola superiore della magistratura ad organizzare, anche in sede decentrata, i corsi di preparazione al concorso, con costi auspicabilmente più contenuti per i partecipanti. Oggi la preparazione al concorso della magistratura è monopolio di scuole private.

Ed è prevista la riabilitazione anche per i magistrati che hanno avuto sanzioni disciplinari.

È da sempre una battaglia di Mi. La riabilitazione incentiva l’incolpato a non incorrere più nell’illecito e quindi a comportamenti che, da sbagliati, possono diventare virtuosi. È giusto introdurre nel sistema un meccanismo che consenta, a certe condizioni, di cancellare le conseguenze, sin qui di fatto perpetue, di un errore commesso, laddove esso rimanga un fatto isolato, in una carriera che non abbia subito altri incidenti.

E il ruolo degli avvocati nei Consigli giudiziari?

È un tema da sempre divisivo nella magistratura. Fermi il confronto e il dialogo, doverosi sui temi dell’organizzazione giudiziaria, vi è stata in prevalenza sempre una netta contrarietà a questa proposta di riforma che non chiarisce fino in fondo le finalità perseguite. Non è comprensibile attraverso quale percorso il governo reputi che il ‘ passivo’ diritto di tribuna consentito ai membri laici possa correggere alcune criticità, posto che le condotte dei magistrati sono già passibili di segnalazioni da parte dei Consigli dell’Ordine degli avvocati. Io sono in Quarta commissione che ha competenza sulle valutazioni di professionalità. Le segnalazione degli Ordini arrivano al Csm previa adeguata istruttoria del Consigli giudiziari.

Mi è da sempre attenta alle questioni “sindacali” delle toghe. Su questi aspetti non ci sono modifiche di rilievo. Sbaglio?

Non c’è nessuna apertura, in tema di vigente riduzione del trattamento retributivo in caso di malattia: restiamo l’unica categoria nel pubblico impiego a subire decurtazioni stipendiali importanti nel caso anche in cui si è colpiti da gravi patologie come il cancro.

 

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