Commenti 31 Jul 2020 15:00 CEST

Referendum: vi dico che Radio radicale è il Fort Alamo della democrazia italiana

E’ l’unico mezzo di infomazione che si sta occupando del voto del 20 e 21 settembre sul taglio del numero dei parlamentari e meriterebbe di vivere 100 anni

In altri tempi si sarebbe detto di uno spettro che si aggira nei palazzi della politica. L’abitudine per la frequentazione di creature di ambito lovecraftiano, cortigiani di Azathoth, Funghi di Yuggoth o Sottosegretari che siano, è così incallita che un semplice referendum su di una norma destinata a modificare in profondità il nostro ordinamento e forse a devastarne in modo definitivo la natura parlamentare non turba più che tanto i sonni di chi ha trovato per caso le chiavi smarrite della stanza dei bottoni italiana.

Del referendum del 20 e 21 settembre sul taglio del numero dei parlamentari si interessano quasi esclusivamente i radicali di ogni rito e la loro radio, che anche solo per questo meriterebbe di sopravvivere altri cento anni. Le ragioni del disinteresse, oltre alla cattiva coscienza di chi ha votato la legge di modifica costituzionale in cambio di trenta denari poi dimostratisi falsi, sono molteplici.

Alla base sta la complicità che ha pervaso l’intero ceto politico italiano nello svilire il prestigio e ridurre il potere del parlamento attraverso l’approvazione di leggi elettorali dai nomi fantasiosi, tra i quali spicca il celebre porcellum, il cui intento principale è consistito nell’attribuire alla segreterie di partito poteri di nomina sui parlamentari. Gianni De Michelis sosteneva che i seggi parlamentari andavano ormai considerati appannaggi concessi da qualche potentato e non più cariche elettive per la conquista delle quali si svolgevano regolari elezioni.

Da questo atteggiamento proprietario, al quale si ribellavano con una qualche coerenza democratica i soli radicali, sono discesi per via diretta i disastri successivi. Se i deputati eletti vengono cacciati via dai territori che li hanno votati per tema che grazie al loro presunto potere romano si costituiscano delle clientele in concorrenza con quelle dei consiglieri regionali o di quelli comunali, costretti a sudarsi le loro preferenze, la loro credibilità e il consenso di cui godono non possono che essere bassissimi. Modificare la legge elettorale, il numero e la forma dei collegi a ogni consultazione infligge il colpo mortale a ogni possibile collegamento tra eletto ed elettori. Si finiscono per votare le apparizioni televisive e quindi si candidano quelli che appaiono sullo schermo, che siano conduttori o condotti. Quest’anno pare vadano gli esperti di covid, il prossimo chissà.

Massimo D’Alema, prima che Renzi lo escludesse dalle liste del partito che aveva fondato, sosteneva che nel Senato degli Stati Uniti i membri di lungo corso godono di grande prestigio e nessuno si sogna di proporre una limitazione a due mandati della loro carica. Giusto. Dimenticava di aggiungere che la legge elettorale in base alla quale essi vengono eletti direttamente dal popolo dei singoli stati risale al 1913 e da allora ha subito pochissime modifiche. Nel frattempo noi abbiamo fatto una marcia su Roma, un colpo di stato monarchico, un referendum istituzionale e stiamo contando repubbliche con tale frequenza da aver perso il conto.

Quindi andiamo pure verso questo referendum a cuor leggero, senza pensare alle conseguenze, ignari delle ragioni e degli equilibri istituiti dai padri costituenti, evitando di dibattere le motivazioni del provvedimento, che a stringere si riducono alla meschina invidia per il compagno di banco un po’ sciocco delle superiori che da autista di un politico di successo ha fatto il grande balzo dentro l’aula nella quale Carlo Azelio Ciampi è stato eletto Presidente della Repubblica.

A difendere il dovere almeno dell’inserimento del tema nell’agenda delle questioni nazionali di primo livello rimangono solo i radicali con la loro radio, Forte Alamo della prima democrazia italiana, quella che loro chiamavano regime e nella quale al Parlamento era possibile legiferare contro il governo su divorzio e aborto.

Adesso su fine vita, utilizzo dei finanziamenti europei per la ripresa dal covid e giustizia è un po’ diverso.

Forse persino i radicali stanno mettendo meglio a fuoco il giudizio su anni imperfetti, ma più genuinamente democratici. Saranno mica stati i partiti?

 

 

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