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Sugli sbarchi governo in tilt: scontro tra Orfini e Minniti. E Di Maio rimpiange Salvini…

Il flusso estivo di migranti riaccende la polemica tra partiti
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Luciana Lamorgese invia l’esercito in Sicilia per far fronte all’emergenza sanitaria legata agli sbarchi, Nicola Zingaretti chiede al governo un non meglio precisato piano per affrontare la situazione straordinaria e Luigi Di Maio invoca l’attivazione di rapidi meccanismi di rimpatrio verso la Tunisia. Mentre il governo italiano rischia di andare in tilt sulla questione immigrazione, la Guardia costiera libica, fresca di del rifinanziamento italiano, non va per il sottile e prova a risolvere il problema alla radice: uccidendo. Sono tre le vittime dei metodi libici, tre cittadini sudanesi colpiti a morte durante le operazioni di sbarco. Dopo essere stati intercettati in mare e riportati sulla costa, i tre migranti avevano tentato la fuga. A quel punto, «le autorità locali hanno iniziato a sparare», secondo quanto riferisce l’Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni.

È la goccia che fa traboccare il vaso e genera il cortocircuito all’interno delle forze di maggioranza. Il partito più tormantato è il Pd, già provato nei giorni scorsi dalle divisioni sul rifinanziamento delle missioni internazionali. Zingaretti prova a tenere unite tutte anime del Nazareno lanciando un generico appello al governo perché agisca in fretta all’insegna della «solidarietà» ma anche della «sicurezza». Troppo poco per chi, come Matteo Orfini, ha polemizzato duramente col gruppo parlamentare per il rinnovato sostegno alla Guardia costiera libica. «Al netto di tutte le ipocrisie di circostanza, è esattamente quello per cui la finanziamo: fermare i migranti con ogni mezzo», twitta il deputato dem, commentando l’uccisione dei tre cittadini sudanesi. «Un orrore di cui il nostro paese è consapevolmente responsabile». Orfini, del resto, aveva già parlato in mattinata, col Corriere della sera, della fallimentare gestione italiana della questione migranti, inadeguata persino davanti a flussi relativamente contenuti. La responsabilità di tutto questo? È da cercare nella foto di famiglia, secondo Orfini, e risale ai tempi in cui a Palazzo Chigi sedeva Paolo Gentiloni e Marco Minniti al Viminale. Quest’ultimo, del resto, solo pochi giorni fa ha ribadito la sua visione: «Sull’immigrazione la sinistra deve sfidare apertamente i nazional- populisti. Sapendo che la cosa peggiore da fare è inseguire gli eventi anziché governarli», ha detto, vedendo una netta correlazione tra immigrazione e Covid. Non si può dire che non sia coerente, Minniti, regista del Memorandum con la Libia, da sempre convinto che per non regalare voti alla destra si debba in qualche modo rubarle argomenti. «Traini, l’attentatore di Macerata, l’avevo visto all’orizzonte dieci mesi fa, quando poi abbiamo cambiato la politica dell’immigrazione», disse l’ex ministro a febbraio del 2018, ritenendo evidentemente più semplice bloccare gli sbarchi che fermare l’attentatore.

E mentre viene alleggerita la pressione su Lampedusa e Porto Empedocle, teatro di un’altra fuga di massa dopo quella dal centro di accoglienza di Caltanissetta, l’aumento degli sbarchi, complice la bella stagione, convince anche il Movimento 5 Stelle a sfilare a Salvini il tema dei migranti. Unica soluzione: rimpatri. «Dobbiamo riattivare subito i meccanismi di rimpatrio verso la Tunisia perché deve essere chiaro che per noi la Tunisia è un paese sicuro, quindi chi arriva qui viene rimpatriato e non c’è un motivo per concedere diritto di asilo e riuscire a permettere a queste persone di restare in Italia». E pazienza se il luogo di parteza potrebbe non coincidere con la nazione di provenienza, basta conoscere il nome del porto per procedere per le vie brevi. Ma quanti sono i migranti arrivati in Italia da gennaio? Oltre 12 mila, secondo i dati del Viminale, tre volte e mezzo in più rispetto ai 3.599 dello stesso periodo del 2019, un quinto dei quali arrivati nell’ultima settimana. Un dato che fa dire a Salvini: «I clandestini arrivano a frotte, anche con barboncini evidentemente scampati ai lager libici». Ma è lo stesso Salvini che un giorno rifiuta la mascherina perché il Covid non esiste e quello dopo teme che i migranti possano diffondere il virus.

 

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