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Cedu: l’Italia chiarisca perché quel detenuto psichiatrico, dopo 4 tentativi di suicidio, è ancora recluso in carcere

Cedu
Entro mercoledì il ministero della Giustizia dovrà rispondere ai quesiti della Cedu, dopo la richiesta urgente degli avvocati Passione, Mori e Solazzo
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Il governo, in particolar modo il ministro della Giustizia, è chiamato a rispondere entro mercoledì prossimo ai quesiti posti dalla Corte europea dei diritti umani (Cedu) per quanto riguarda un detenuto accusato di 416 bis che ha tentato 4 suicidi e ha una grave patologia psichiatrica. L’uomo, però, solo a nove mesi di distanza dal provvedimento del magistrato di Sorveglianza è stato portato nell’articolazione psichiatrica del carcere di Spoleto. Luogo non idoneo per le sue condizioni, tant’è vero che ha tentato di impiccarsi nuovamente.

Salute mentale e fisica equiparate dalla Consulta

Una situazione, quella del recluso, diventata paradossale a causa di provvedimenti discutibili da parte del magistrato di sorveglianza che non ha concesso la detenzione domiciliare “in deroga” visto che recentemente la Consulta ha equiparato la salute mentale con quella fisica. L’anno scorso, infatti, la Corte costituzionale ha esteso l’applicabilità della detenzione domiciliare “in deroga” anche ai casi di grave infermità psichiatrica sopravvenuta durante la carcerazione. Ci sono stati, però, ritardi da parte del Dap nel trovare una sistemazione e rifiuti da parte delle articolazioni psichiatriche di vari istituti penitenziari, oltre ai tentativi di suicidi, l’ultimo accaduto proprio al carcere di Spoleto. La difesa, nel frattempo, ha presentato una nuova istanza di detenzione domiciliare in deroga, ma nell’udienza del 2 luglio scorso l’articolazione psichiatrica di Spoleto non ha trasmesso alcuna documentazione di aggiornamento, nemmeno per dichiarare di non avere completato l’osservazione. A quel punto, la difesa, all’udienza ha chiesto l’audizione dei consulenti che hanno attestato l’incompatibilità con il regime carcerario del detenuto e ha sottolineato la necessità che la valutazione sulla concessione del 47 ter c. 1 ter venga svolta non dalla struttura penitenziaria stessa, ma da un perito eventualmente nominato dal Tribunale. Quest’ultimo, su richiesta difensiva, ha trasmesso gli atti alla procura della Repubblica per valutare eventuali responsabilità penali in ordine al ritardo nella esecuzione del provvedimento del magistrato emesso a settembre 2019.Ma si è in attesa, e ancora non è avvenuta, di una rapida decisione vista l’urgenza. In oltre 13 mesi lo Stato italiano non è stato, quindi, in grado di esaminare compiutamente la situazione del detenuto. Motivo per il quale gli avvocati difensori Michele Passione, Marina Silvia Mori ed Eustachio Claudio Solazzo hanno presentato una richiesta urgente alla Corte europea. La procedura 39 (questo è il tipo di richiesta prevista dal regolamento Cedu) è straordinaria e viene attivata allo scopo di ottenere una misura provvisoria ed urgente in casi particolari ove è a rischio la vita delle persone.

Le richieste della Corte europea dei diritti umani

La Corte ha accolto la richiesta, sospendendo, però, la decisione in attesa che il governo italiano relazioni su gli aspetti che sono stati posti. «Quali sono le attuali condizioni psichiatriche del recluso, in particolare per quanto riguarda il rischio suicidario? Esiste un recente rapporto di esperti sulla patologia del paziente psichiatrico? Quali misure sono state prese dalle autorità per fornire al detenuto il trattamento psichiatrico richiesto, in particolare in considerazione del fatto che il suo trasferimento nell’ala psichiatrica del carcere di Spoleto è stato portato a termine con nove mesi di ritardo e nel frattempo ha commesso tre tentativi di suicidio? Sono stati presi provvedimenti per valutare la compatibilità dello stato di salute del recluso con la detenzione? Ha accesso al monitoraggio e cure mediche di cui ha bisogno a causa della sua patologia psichiatrica?». Questi i quesiti che la Cedu ha posto al governo.

La difesa ha chiesto la detenzione domiciliare

La Corte Europea ha accolto la richiesta di procedura urgente, perché il problema è reale. Gli avvocati hanno ripetutamente sollecitato le Autorità interne e hanno ribadito l’istanza di detenzione domiciliare in deroga, ma non hanno ulteriori strumenti per accelerare la trattazione, soprattutto in assenza di valutazione aggiornata da parte dell’Articolazione psichiatrica di Spoleto. In relazione alla osservazione psichiatrica disposta, con provvedimento di settembre del 2019, e attuata con gravissimo ritardo, inoltre, le difese hanno segnalato l’incongruenza del provvedimento del magistrato di Sorveglianza. Quale? Nonostante la sentenza della Consulta sulla detenzione domiciliare in caso di grave patologia psichiatrica sopravvenuta, il provvedimento è consistito nel disporre un’osservazione psichiatrica di un mese in una articolazione della salute mentale. Ovvero ha chiesto l’applicazione del 112, il decreto del Presidente della Repubblica del 2000, ma che non sarebbe più applicabile al caso di specie, a seguito dell’abrogazione implicita dei famigerati ospedali giudiziari psichiatrici. Come si legge nel ricorso urgente alla Cedu degli avvocati Passione, Mori e Solazzo, per il recluso «residuerebbe, infatti, la possibilità di disporre l’osservazione solo ai fini dell’adozione di una successiva misura di sicurezza, o per verificare la capacità di stare in giudizio dell’imputato, entrambe ipotesi non ricorrenti nel caso di specie». La difesa quindi ha chiesto direttamente l’applicazione della detenzione domiciliare.Il recluso è in pericolo di vita, si trova in un luogo, di fatto, non idoneo visto che ha tentato nuovamente il suicido e per oltre 13 mesi le autorità non gli hanno trovato una soluzione. La Cedu, come detto, ha recepito tutte le questioni poste, anche perché diverse sue sentenze potrebbero confermare che la protratta allocazione detentiva del ricorrente, per le conclamate problematiche psichiche, si tradurrebbero anche in una violazione dell’art. 3 (il divieto di tortura e di trattamento inumano o degradante) considerate le condizioni detentive non adeguate rispetto alla patologia. Il governo, entro mercoledì, dovrà chiarire.

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