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Prima il tritolo, poi processi, falsi pentiti e depistaggi. 19 luglio 1992, la strage di Via D’Amelio

Il 19 luglio del 1992 una violentissima esplosione a Palermo, in Via D'Amelio, uccide Paolo Borsellino e gli agenti della scorta
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Alle ore 16: 58 di domenica 19 luglio 1992 una violentissima esplosione a Palermo, in via D’Amelio all’altezza del civico 19/ 21 uccide Paolo Borsellino, procuratore aggiunto presso la Procura di Palermo, e gli agenti della sua scorta. Quel giorno Borsellino è andato a trovare la madre. Nell’esplosione restano ferite numerose persone e si verifica una generale devastazione con gravi danni agli immobili e alle vetture parcheggiate. Le analisi chimiche compiute su numerosi reperti hanno poi rilevato la presenza di T4, tritolo e pentrite tra i componenti della carica esplosiva, verosimilmente collocato nel vano bagagli della Fiat 126 utilizzata come bomba.

Nel settembre 1992 iniziano le prime indagini della procura di Caltanissetta con l’ausilio del gruppo investigativo Falcone/ Borsellino guidato da Arnaldo La Barbera. Individuano e arrestano Salvatore Candura e Vincenzo Scarantino.

Quest’ultimo diventa pentito, si autoaccusa e dice che gli esecutori della strage sono suo cognato Salvatore Profeta, Pietro Aglieri, Natale Gambino, Giuseppe La Mattina, Giuseppe Urso, Cosimo Vernengo, Gaetano Murana, Gaetano Scotto, Lorenzo Tinnirello e Francesco Tagliavia.

Da allora i sono celebrati diversi processi. Ma si è dovuto arrivare al Borsellino Quater, celebrato grazie alle rivelazioni di Gaspare Spatuzza, che ha smentito le ricostruzioni di Candura e Scarantino, per scoprire una amara verità: c’è stato un depistaggio.

Le motivazioni del Borsellino Quater di primo grado, inoltre, aggiungono che «le numerose oscillazioni e ritrattazioni» di Vincenzo Scarantino avrebbero dovuto consigliare «un atteggiamento di particolare cautela e rigore nella valutazione delle sue dichiarazioni, e una minuziosa ricerca di tutti gli elementi di riscontro, positivi o negativi che fossero, secondo le migliori esperienza maturate nel contrasto alla criminalità organizzata, e incentrate su quello che veniva giustamente definito il metodo Falcone». Il riferimento è ai magistrati.

La procura di Messina ha avviato indagini nei confronti dei magistrati Carmelo Petralia e Annamaria Palma, all’epoca titolari dell’indagine sulla strage mafiosa. Recentemente ha richiesto però l’archiviazione.

Gli avvocati delle vittime del depistaggio si sono opposti e l’udienza per la discussione si terrà il 19 ottobre prossimo davanti al Gip di Messina.

 

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