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Chico Forti, l’italiano condannato all’ergastolo e detenuto in Florida: “Sono innocente”

Arrestato nel 1998, l'ex produttore televisivo è al centro di una battaglia diplomatica tra Usa e Italia per riaprire il caso. Tanti i dubbi sulla vicenda giudiziaria: a partire dal processo durato 24 giorni...
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Nuova mobilitazione oggi in piazza Montecitorio per Chico Forti, l’italiano condannato all’ergastolo negli Stati Uniti e detenuto da 20 anni in Florida. A lanciare l’appello questa volta è l’attore Enrico Montesano, che ha riunito i manifestanti invitando tutti i partiti a unirsi in una battaglia comune per riportare Forti in Italia.

La sua vicenda ha inizio nel 1998. Forti è un velista e produttore televisivo di successo negli States quando il 15 febbraio di quell’anno viene arrestato per l’omicidio di Dale Pike, figlio di Anthony Pike, dal quale stava acquistando il Pikes Hotel. La struttura che negli anni ’80 era al centro della movida dell’isola di Ibiza. Dal 2000, anno in cui una giuria lo ha ritenuto colpevole “oltre ogni ragionevole dubbio”, si è sempre ritenuto innocente e sono tanti i dubbi che negli ultimi vent’anni hanno accompagnato la vicenda giudiziaria del nostro connazionale.

Dubbi riemersi attraverso una serie di servizi del programma Le Iene che ricostruiscono l’intera storia. Il processo a Chico Forti, infatti, durato appena ventiquattro giorni, presenterebbe diverse lacune piuttosto sospette. Il movente, che sarebbe riconducibile alla trattativa per l’acquisto del Pikes Hotel regge poco, secondo la ricostruzione della iena Gaston Zama: in atto c’era si una truffa, ma proprio ai danni di un ignaro Chico Forti, e non al contrario come sostenuto dall’accusa; tant’è che prima della condanna per omicidio premeditato, l’italiano era stato assolto da otto capi d’accusa riguardanti la frode. Le prove a suo carico, secondo diversi esperti, sia italiani che americani, ai quali è stato chiesto un parere dal programma di Mediaset carte alla mano, sono traballanti e del tutto inammissibili.

Chico Forti ha passato ormai 20 anni dietro le sbarre del Dade Correctional Institution di Florida City, un carcere di massima sicurezza, e l’Italia, di fatto, in tutto questo tempo non è riuscita ad ottenere una revisione del processo, che negli Stati Uniti è ammessa solo in caso emergano prove nuove, non considerate durante l’udienza che ha portato alla condanna. Perfino i familiari della vittima dopo anni sono usciti allo scoperto dichiarando apertamente le loro perplessità circa la colpevolezza di Forti. Sono numerosi gli italiani illustri che si sono esposti in prima persona chiedendo al governo italiano un intervento diplomatico deciso riguardo la situazione di Chico Forti.

Per quanto riguarda la politica già nel 2012 Ferdinando Imposimato, all’epoca suo legale italiano, e la criminologa Roberta Bruzzone hanno presentato un report all’allora Ministro degli Esteri Giulio Maria Terzi di Sant’Agata, ma senza ottenere azioni significative che andassero oltre una pubblica manifestazione di vicinanza. Stesso discorso per il ministro successivo, Emma Bonino, che dichiarò l’interesse nei confronti della vicenda. Bocce ferme fino allo scorso dicembre, quando il Movimento 5 Stelle ha organizzato una conferenza stampa alla Camera per parlare specificatamente della questione.

Chico Forti ha risposto all’iniziativa con un messaggio inviato direttamente al Ministro degli Esteri Di Maio: “Ciò che voglio è tornare in Italia, vivere il resto della mia vita da libero cittadino. Ciò che chiedo è giustizia. Una giustizia che mi è stata negata spudoratamente dal Paese che si proclama leader dei diritti umani”.“È rincuorante – scriveva ancora Forti – sapere che state collaborando per la mia causa uniti, indipendentemente dalle ideologie politiche. Senza il vostro intervento terminerò i miei giorni in un sacco nero, senza lapide. Io accetterò la deportazione e il veto a rientrare negli Stati Uniti. Lo accetterò perché non ho altra scelta. Sono agli sgoccioli di una riserva che ritenevo inesauribile. Sono stanco”.

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