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Da Thyssen ad Autostrade: quando il dolore delle vittime è usato come arma politica

Dalle pressioni per far marcire in cella i dirigenti della Thyssen alla guerra contro i Benetton in nome delle vittime del ponte Morandi, Ma così la civiltà giuridica naufraga
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C’è un libro bello e durissimo – ne abbiamo già scritto sul nostro giornale – che si chiama “Il diritto penale totale” ed è firmato dalla penna lucida e tagliente di Filippo Sgubbi. Al centro del libro c’è quello che l’autore, avvocato e professore di diritto, definisce “abuso del paradigma vittimario”. Una descrizione tanto “spietata” quanto vera che calza a pennello con le vicende dolorosissime del rogo Thyssen e del crollo del ponte Morandi. In entrambe le situazioni, per usare le categorie di Sgubbi, il “paradigma vittimario” sembra agire in modo decisivo, tanto da condizionare scelte politiche ed economiche di vitale importanza per il Paese. Una pressione talmente forte da spingere il capo del governo italiano a consegnare al capo del governo tedesco una lettera scritta dai familiari delle vittime del rogo Thyssen.

Una lettera drammatica e rabbiosa – e come può essere altrimenti? – nella quale viene espressa la delusione per la decisione di un giudice tedesco di concedere la semilibertà ai due manager della Thyssen, Harald Espenhanh e Gerald Priegnitz, che avrebbero dovuto scontare cinque anni di carcere. I due manager potranno andare a lavoro ogni giorno e tornare nel penitenziario solo per la notte. Ma ai familiari delle vittime non basta e dunque chiedono implicitamente alla Cancelliera di premere sulla magistratura tedesca affinché i due manager scontino la pena in galera.

Una cosa che ovviamente non avverrà mai, ma che pure è stata avallata dal nostro presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Se è infatti comprensibile la rabbia dolorosa di chi ha perso un familiare, è quantomeno misteriosa – forse poco opportuna – la decisione di un premier di farsi portavoce di quella rabbia che, per forza di cose, scavalca i principi della civiltà giuridica. L’altra vicenda, del tutto simile alla prima, riguarda il ponte Morandi. Anche in questo caso la leva del dolore dei familiari, il paradigma vittimario, viene utilizzata come una clava politica: «I Benetton non prendono in giro il presidente del Consiglio, ma i familiari delle vittime del ponte Morandi e tutti gli italiani», ha infatti dichiarato Conte. «Vogliamo la revoca della concessione entro il 14 agosto», hanno fatto eco i familiari che da comitato delle vittime, sembrano essersi trasformati in un vero e proprio soggetto politico. Ma, come direbbe Sgubbi, questa degenerazione del diritto colpisce tutti, anche chi si è ritrovato a urlare “giustizia” chiedendo pene esemplari. Perché «nel diritto penale totale il cittadino si presenta solitamente inerme e con scarso potere difensivo». Immerso in un medioevo che ha contribuito a generare.

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