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Grillo contro Benetton, una sfida lunga 15 anni

Bisogna fare un salto indietro nel tempo per ritrovare le radici del conflitto tra Grillo e la famiglia simbolo del capitalismo all'italiana
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La sfida di Grillo ai Benetton precede, se così si può dire, il grillismo. Sì, perché l’ossessione del “garante” nei confronti della famiglia trevigiana e del suo impero, costruito anche con l’aiuto di generosissime concessioni autostradali, affonda le radici negli spettacoli teatrali dell’allora semplice comico genovese.

Bisogna fare un salto indietro nel tempo di almeno 15 anni, quando, ancora in esilio dalla Tv, Grillo macina una tournée sold out dopo l’altra. Certo, c’è già stato l’incontro con Gianroberto Casaleggio (avvenuto nel 2004), ma ancora il padre di Davide è solo un manager che si occupa di amplificare il verbo. Il Blog è stato aperto da poco, come catalizzatore dei meet up riuniti sotto la sigla Amici di Beppe Grillo, e il Movimento 5 Stelle non è ancora probabilmente neanche nella mente dei due cofondatori. Ma l’istrione di Genova è già un personaggio pubblico che inizia a trasformare la teatralità in messaggio politico. E i Benetton diventano subito bersaglio dei suoi strali. Questa famiglia «ha svenduto le autostrade italiane ad una società spagnola», dice il comico già nell’aprile del 2006, a Firenze, dove è approdato il suo spettacolo. Chiuse le quinte, Grillo partecipa alle proteste dei comitati locali contro gli inceneritori e prende la parola per un secondo show: dalla pericolosità delle nanoparticelle disperse nell’ambiente a quella dell’azienda di Treviso è un attimo. Da quel momento i Benetton diventeranno il leit motiv della sua propaganda politica, il simbolo di un capitalismo monopolista all’italiana che prolifera grazie ai rapporti di potere. Tanto che Alessandro Di Battista, al confronto con la retorica aggressiva del comico di allora, sembra un’educanda.

Qualche anno più tardi, nell’agosto del 2011 – il M5S ha già due anni ma non si è ancora confrontato con le Politiche – mentre il mondo si lecca le ferite per una pesantissima crisi economica e il governo Berlusconi chiede nuovi sacrifici agli italiani, il comico lancia la sua crociata sul web: «I sacrifici? Partiamo dai concessionari, da coloro che usano beni pubblici in concessione per farci una montagna di soldi», scrive. «Benetton ha la concessione di alcuni rami delle autostrade italiane attraverso Atlantia Spa. La domanda da porsi è semplice: “Perché delle società private devono beneficiare di beni dello Stato?”». Qualche settimana dopo, lo spunto arriva dalla battaglia contro il finanziamento ai partiti. Quello pubblico, come quello privato. Ed è proprio a questa seconda categoria che il “garante” dedica un passaggio sul Blog in cui cita l’ormai famigerata famiglia per l’immaginario pentastellato. «Nella lista dei mecenati vi sono privati cittadini come il presidente del Monte dei Paschi di Siena Giuseppe Mussari e cooperative rosse per il Pdmenoelle, costruttori privati per il Pdl, Caltagirone per Casini e Benetton per tutti», scrive Grillo, scagliandosi contro le operazioni di lobbing sui partiti. Perché «Se i finanziamenti pubblici vanno aboliti, lo devono essere anche quelli privati per due categorie di soggetti: i concessionari dello Stato e chi partecipa alle aste pubbliche, per motivi evidenti di conflitto di interessi». Ogni riferimento ai proprietari di Atlantia non è affatto casuale.

Nel dicembre del 2012, a pochi mesi dal primo trionfo elettorale del M5S, Grillo chiarisce il programma del suo partito alla folla che lo acclama a Trieste in piazza della Borsa. «Vogliamo scuola, sanità e acqua pubbliche, cemento zero, cibo a km0, energie rinnovabili, una banca nazionalizzata che faccia mediocredito», premette l’ormai leader politico, prima di aggiungere: «Lo Stato deve riprendersi le concessioni che ha dato, come è il caso delle Autostrade ai Benetton». Il concetto viene ribadito un mese dopo, nel gennaio 2013, a Pistoia, in piena campagna elettorale: «Vogliamo uno Stato che faccia lo Stato, che si riprenda le sue concessioni autostradali, invece di dare un miliardo e 300 milioni ai Benetton». A febbraio, il M5S arriverà al 25 per cento.

Negli anni, gli attacchi ai controllori di Aspi si susseguono regolarmente. Fino al crollo del ponte Morandi a Genova. «Sono imprenditori oppure parassiti del denaro pubblico?», si chiede Grillo il 16 agosto del 2018, prima di indicare al suo partito, nel frattempo arrivato al governo del Paese con la Lega, la linea definitiva da seguire: le autostrade dovranno essere gratuite, perché già finanziate con le tasche dei contribuenti. «Non abbiamo pagato per decenni le tasse per arricchire Benetton e soci», è la consegna. Che Conte sembra intenzionato a seguire fino in fondo. Penali a parte e irritazioni di Pechino permettendo. Perché la Cina, partner fondamentale dell’Italia e interlocutore privilegiato del Movimento, controlla il 5 per cento di Aspi tramite il fondo governativo Silk Road. E a quanto pare non sembra gradire l’estromissione dei Benetton dalla società autostradale, tanto da provare a fare pressioni sul nostro esecutivo. L’ostacolo più Grosso sul cammino di Grillo

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