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La scure di Erdogan: approvata la riforma che “spezza” l’avvocatura

Il "sultano" fa passare la legge che rompe l'unità delle organizzazioni, abbassando il tetto minimo per costituire un ordine territoriale
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Dopo la decisione di trasformare la chiesa di  Santa Sofia in una Moschea, nella notte in Turchia è arrivato anche il via libera del Parlamento al progetto di legge sulla contestata riforma degli ordini degli avvocati. Un ulteriore tassello per completare il disegno autoritario di Ankara.

Il testo, riferisce l’agenzia ufficiale Anadolu, è passato con i voti dell’Akp del presidente Recep Tayyip Erdogan e degli alleati dell’Mhp. La controversa riforma prevede la possibilità di creare più ordini in alcune province con almeno 5.000 membri, come Ankara e Istanbul, rompendo di fatto l’unità delle associazioni, e fissa a 2.000 il numero minimo di iscritti.

Secondo gli avvocati turchi si tratta di un evidente tentativo di limitare la loro autonomia in un periodo storico di “caccia  alle streghe” nei confronti di qualsiasi voce critica verso il governo e il suo attacco allo Stato di diritto e al diritto alla difesa.

Il Chp, principale forza di opposizione, ha minacciato il ricorso alla Corte costituzionale. A giugno gli avvocati turchi erano scesi in piazza per contestare la riforma.

Le prossime tappe del governo prevedono simili riforme anche per altri ordini professionali come gli architetti, i farmacisti e sopratutto i giornalisti che, come gli avvocati, sono visti come una vera e propria spina nel fianco del potere.

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