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L’urlo dei professionisti: «Senza di noi il Paese si ferma»

Professionisti esclusi dai finanziamenti a fondo perduto, scatta il ricorso al Tar
La protesta in piazza Montecitorio: «Il Governo ci ha dimenticati, la smetta di considerarci dei privilegiati»
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«Basta discriminazioni: è arrivato il momento che il governo ascolti e riconosca la giusta dignità alle professioni». Con questo grido, ieri pomeriggio, otto diverse categorie di professionisti – architetti, assistenti sociali, avvocati, consulenti del lavoro, geometri, ingegneri, notai e periti industriali – si sono presentati, per la prima volta insieme, davanti a Montecitorio, per consegnare alla politica il proprio manifesto di idee per cambiare «il futuro» del Paese. Un raduno che si è tenuto nel rispetto delle distanze sociali, ma in rappresentanza di 2,3 milioni di professionisti, la maggior parte dei quali under 40, stritolati dalla crisi e dimenticati dalle misure emergenziali. Sono loro «il motore silenzioso delle piccole e medie imprese italiane e della tutela della salute» e si sentono «abbandonati dalla politica». «Siamo stanchi di essere ignorati dalle istituzioni – ha commentato Antonio De Angelis, presidente dell’Associazione italiana giovani avvocati -. Ci saremmo aspettati una riduzione o quantomeno una rateizzazione delle imposte dovute, e invece ci ritroveremo a dover pagare tutto entro il 20 luglio, senza tener conto del lungo periodo di stop forzato che gli avvocati hanno dovuto subire». Insomma, una discriminazione che si aggiunge alle altre, come l’esclusione dal contributo a fondo perduto perché troppo oneroso per lo Stato. Ma solo quando si tratta di loro, che oggi chiedono il riconoscimento di misure di sostegno economico e di poter essere «interlocutori del Governo», con un investimento sulle professioni come risorsa per il Paese, norme chiare e uno snellimento dell’apparato burocratico e, infine, appunto, la riduzione della pressione fiscale.

Le opposizioni in piazza con i professionisti

Un grido raccolto dai partiti, specie da quelli di opposizione, che a turno hanno sfilato in piazza promettendo impegno e attenzione. «C’è un atteggiamento ostile da parte del governo nei confronti delle partite Iva – ha affermato la deputata di Forza Italia Maria Stella Gelmini -. Le professioni devono essere protagoniste della ripartenza e continueremo a batterci, con il voto per il prossimo scostamento di Bilancio, affinché il contributo a fondo perduto sia previsto anche per voi, perché questo Paese non può vivere solo di reddito di cittadinanza, assistenzialismo e impiegati pubblici». Anche la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, ha puntato il dito contro l’esecutivo, che considererebbe i professionisti dei «privilegiati. Per noi – ha aggiunto -, invece, siete persone che si sono costruite un futuro, che non hanno chiesto aiuto allo Stato, ma solo di vedersi riconosciuto il proprio lavoro. Uno non vale uno, è così ai nastri di partenza ma poi dev’essere riconosciuto il merito. Per noi siete fondamentali, un supporto alla legalità, alla pubblica amministrazione, alla Costituzione e vogliamo difendervi. Siete i più discriminati, per una questione ideologica di disprezzo da parte di chi scrive queste norme». A sostenere la loro battaglia anche l’ex sottosegretario alla Giustizia Jacopo Morrone, della Lega, che rivendicando la propria appartenenza alla categoria dei professionisti ha chiamato in causa il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. «Il primo punto da mettere sul tavolo è quello dell’equo compenso – ha affermato -, perché senza questa misura tanti di noi sarebbero costretti a chiudere studi e attività. Nei quattordici mesi in cui la Lega è stata al Governo, nella mia veste di sottosegretario alla Giustizia ho organizzato un Tavolo tecnico con i rappresentanti delle libere professioni per risolvere i problemi più pressanti, tra cui, appunto, l’equo compenso. Non sappiamo se nell’ultimo anno Bonafede abbia portato avanti i lavori o se tutto sia caduto nel dimenticatoio come accaduto per altri progetti di riforma. Dobbiamo quindi alzare forte e chiara la nostra voce perché sia salvato e continuato, non importa da chi, il percorso intrapreso e perché siano valorizzate le libere professioni. Salvaguardare l’attività soprattutto dei giovani professionisti significa salvaguardare il futuro della nostra società».

A rischio l’economia del Paese

Il rischio è che da qui a due anni il 20% dei professionisti decida di cancellare la propria iscrizione all’albo, ha spiegato Fabrizio Bontempo, presidente nazionale dell’associazione giovani consulenti del lavoro. Il che avrebbe ricadute anche in termini di pil: i professionisti ordinistici, ha sottolineato, contribuiscono alla formazione del 14% del prodotto interno lordo, ma nonostante ciò «siamo stati dimenticati dalla politica nei provvedimenti contro l’emergenza coronavirus. Abbiamo deciso di restare in Italia, abbiamo investito sulla nostra professione e adesso ci ritroviamo ad essere quelli a più a rischio».

«Siamo il motore silenzioso dell’economia delle piccole e medie imprese italiane e della tutela della salute – si legge nel manifesto -, se ci fermiamo noi, si ferma buona parte del sistema paese». E così chiedono pari dignità e un progetto per il Paese dove continuare a lavorare. «Siamo indispensabili per il Bilancio dello Stato ma ci definiscono troppo onerosi se si parla di estendere il contributo a fondo perduto ai professionisti. Molti di noi hanno combattuto dalla trincea, in prima linea nel dare il proprio contributo attivo durante la crisi pandemica». Ma nonostante ciò, «molti lavoratori autonomi non saranno in grado di versare al fisco il saldo e l’acconto per i redditi del 2019, data la forte e progressiva riduzione del fatturato dovuto al lockdown. È necessario rinviare al 2021, rateizzandoli, tali pagamenti. È necessario eliminare in via definitiva il versamento, da parte del sostituto d’imposta, della ritenuta d’acconto per i professionisti obbligati a fatturazione elettronica e occorre ampliare la fascia di titolari di partita Iva che possono accedere al cosiddetto regime forfetario».

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