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Di Matteo e Ardita, nuovo strappo contro Davigo e Bonafede

I due pm aderiscono alla campagna "Uguale per tutti" contro il correntismo tra le toghe
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Se il dibattito parlamentare sulla riforma della giustizia e del Csm, a causa soprattutto del “Palamara Gate”, è paralizzato da mesi, si susseguono invece le iniziative dei diversi gruppi associativi della magistratura. Fra le varie proposte merita, però, di essere segnalata la raccolta di firme sul blog “toghe.blogspot.com”, la piattaforma creata da alcuni magistrati non aderenti ad alcun gruppo associativo per evidenziare i mali del correntismo in magistratura. Tre i temi: sorteggio per l’elezione dei componenti del Csm, rotazione degli incarichi direttivi, abolizioni dell’immunità per i consiglieri del Csm. Fra i firmatari, i consiglieri del Csm Sebastiano Ardita e Antonino Di Matteo. L’adesione dei due pm antimafia segna una “spaccatura” nel gruppo di Piercamillo Davigo e una presa di distanza nei confronti del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Il Guardasigilli, infatti, è da sempre un grande estimatore dei due magistrati. Contenti dell’appoggio, i promotori dell’iniziativa si dichiarano “consapevoli della responsabilità che i due colleghi hanno esercitato nel manifestare la pubblica condivisione delle nostre tre proposte”. La battaglia, proseguono, è sempre quella contro “le aggressioni improprie del correntismo, alle quali assistiamo quasi impotenti da decenni”.

Sul sorteggio del Csm è necessario un passo indietro. Nel programma originale dei pentastellati, poi modificato in corso d’opera, era previsto che i membri del Csm si dovessero scegliere con il sistema del sorteggio fra una rosa di nominativi. In questi termini, però, la proposta non era stata inserita nel celebre contratto del governo gialloverde. Terminata l’esperienza del Conte uno, la proposta del sorteggio era finita nel dimenticatoio. Anzi, all’ultimo congresso nazionale dell’Anm tenutosi lo scorso dicembre a Genova, Bonafede ne aveva preso pubblicamente le distanze.

Lo scoppio del Palamara Gate aveva per qualche settimana “rivitalizzato” il dibattito sul sorteggio, senza che venisse però incardinata alle Camere alcuna discussione. Si dovrebbe trattare di un sorteggio temperato: elezioni della componente togata del Csm tra un numero di candidati sorteggiati; sorteggio di un numero di magistrati pari a dieci volte il numero dei componenti da eleggere tra tutti i magistrati sorteggiabili; richiesta di disponibilità di candidatura a tutti i magistrati; individuazione di una serie di requisiti di sorteggiabilità, alcuni dei quali connessi a precedenti incarichi dei magistrati; ripartizione del territorio in collegi nazionali, uno per ciascuna delle categorie di componenti del Csm.

Altro è tema, invece, riguarda il criterio da adottare nella nomina dei capi degli uffici giudiziari, argomento da sempre al centro di accese discussioni e definitivamente esploso con il Palamara Gate. Il Testo unico sulla dirigenza giudiziaria, superando il paramento dell’anzianità di servizio e concentrandosi sulla capacità organizzativa del magistrato, ha aumentato a dismisura il potere discrezionale del Csm. La rotazione eliminerebbe sul nascere tale potere discrezionale e, di conseguenza, il ruolo delle correnti della magistratura, affermano i promotori. Si tratta della “rotazione turnaria” delle funzioni direttive e semidirettive fra i magistrati dell’ufficio. Una proposta già risalente che era stata etichettata dall’ex consigliere del Csm Pierantonio Zanettin (FI), come “maoista”.

I fautori sottolineano che “considerando l’attuale pianta organica, i posti di vertici disponibili sono solo per il 10% delle toghe. Ciò determina che il rimanente 90% si ‘ disinteressa’ da subito dell’autogoverno”. All’obiezione che non tutti i magistrati hanno uguali capacità organizzative, replicano che “quotidianamente ciascuna toga organizza il proprio ruolo: il sistema, dunque, tollera ‘ l’incapacità’ del collega ad organizzare la gestione dei propri processi ma si ‘ allarma’ se quello stesso magistrato dovesse essere chiamato a svolgere un turno di gestione di un Tribunale”. I magistrati, poi, in vista di quel “dovere di dirigenza” parteciperebbero necessariamente ed attivamente alle scelte via via adottate dal dirigente pro tempore, dando vita addirittura ad un loop virtuoso.

 

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