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La trappola del processo telematico, come suicidare la giustizia con un algoritmo

Le piattaforme informatiche hanno interesse a modificare le dinamiche sociali e abolire il controllo pubblico e politico
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Le magnifiche e progressive sorti del processo telematico avanzano impetuose, oltre ogni barriera e fase. L’imperativo è quello di non tornare indietro, come se fosse assodato che ogni novità sia un progresso : con lo stesso concetto si salutarono come un avanzamento anche le leggi razziali.

In realtà vi è un interesse enorme dei gestori delle piattaforme informatiche a diventare quello che Amazon è divenuto per il commercio: referenti insostituibili del sistema giudiziario.

Poco importa se le piattaforme in uso da Skype a Zoom a Teams nascano per conferenze o lezioni e non siano affatto studiate per le udienze, anche civili ; poco interessa che la maggioranza degli studi non abbiano personale informatico interno e non possano quindi ovviare nell’immediatezza a problemi di collegamento, inevitabili anche per le televisioni più attrezzate .

L’importante è stare al passo con i tempi, non apparire retrogradi e poter civettare con le statistiche esibendo percentuali brillanti di connessioni.

Si arriva poi ad autentiche assurdità degne di Ionesco : il mio studio è a 200 metri da quello del collega di controparte e a 400 metri dall’ufficio giudiziario dove si tiene l’udienza . Vedersi e fare due passi non avrebbe contaminato il mondo e sarebbe stato anche facile, data la giornata serena e il clima mite.

Invece siamo stati costretti ad una udienza da remoto, come se ci trovassimo nel mezzo di una tempesta di neve in Groenlandia ; ho chiesto un pietoso rinvio per telefono dopo vari tentativi di migliorare la mia telecamera, come se fossimo al Teatro delle Vittorie , ma forse mi hanno sentito perché ho parlato ad alta voce e le finestre erano aperte. La domanda è la solita : a chi giova tutto ciò? La risposta è semplice : a chi vuole eliminare i processi e li considera un inutile intralcio alla dinamica sociale. Sono vasti settori delle multinazionali che trovano ampia eco nel dibattito politico.

Da anni la loro proposta è semplice : abolire dopo il controllo pubblico e quindi politico sul mercato , anche quello giuridico.

L’economia secondo questa corrente di pensiero è la regina assoluta delle scienze sociali perché è l’unica che si esprime in termini matematici. Di più, poiché la politica e il diritto sono intraducibili in linguaggio matematico non sono scienze, ma solo residui di un pensiero retrogrado e superato, da spazzare via con un algoritmo.

La strada è tracciata : prima il processo da remoto, poi visto che il giudice non si vede di persone ma attraverso il monitor, il suo trasferimento a debita distanza e la chiusura di molte sedi giudiziarie : in Francia l’anno scorso ne hanno chiuse circa la metà.

Poi, il passo è breve, la sostituzione del Giudice con uno strumento anche meccanizzato di definizione automatizzata del contenzioso e la restrizione sempre più accentuata del contatto con il Giudice.

Il bello è che la magistratura applaude al suo funerale. Si illude di poter controllare il sistema e di condizionarlo grazie all’esercizio delle sue prerogative nell’ambito del rapporto tra i poteri dello Stato.

Ma Montesquieu oggi sarebbe un disoccupato : il potere assoluto non è più quello del Re, ma di un Faraone ancora più potente , perché non figlio di dio, ma dio egli stesso : è l’idolo tecnologico , di fronte al quale non si discute, ma ci si adegua. Chiniamo il capo e sfiorando con la mano il suo animaletto santo, il topolino ( mouse), chiediamo la grazia di esser ammessi al collegamento con l’Entità Superiore, di cui il giudice rischia di essere solo un oracolo balbettante, mentre salta la linea e sulla barra laterale arriva la pubblicità.

 

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