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Palamara fa i nomi ed è bufera sulla magistratura italiana

L'ex presidente Anm denuncia il sistema delle correnti. Giulia Bongiorno gli dà ragione, Albamonte lo querela
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C’è chi minaccia querela, chi invece chiede l’azzeramento dell’Anm. Insomma, il caso Palamara trascina come un valanga tutta la magistratura italiana. Soprattutto dopo la deciosione dell’ex presidente dell’Anm coinvolto nello scandalo intercettazioni di “fare i nomi”. “Io mi assumo le mie responsabilità. Ma non posso assumermi quelle di tutti”, ha dichiarato Palamara. Che poi ha aggiunto “Non ho agito da solo: il clientelismo all’interno della magistratura non è certo un problema che ho inventato io. Limitarlo solo a me o a un gruppo associativo significa ignorare la realtà dei fatti, o peggio ancora mentire”. “Io sono andato lì per parlare di fronte a chi mi stava giudicando. È un diritto insopprimibile per chiunque”, ha detto parlando della sua espulsione dall’Anm decisa senza che gli fosse data la possibilità di difendesi.Poi Palamara mette sul piatto i nomi: “Su cinque componenti probiviri Anm, tre li conosco assai bene. Sono stati noti esponenti di altrettante correnti. Tra l’altro, il presidente Di Marco, dalle carte di Perugia, è risultato essere il difensore disciplinare di Giancarlo Longo, il magistrato che, secondo le originarie accuse rivoltemi da Perugia, ma poi cadute, io avrei favorito per la procura di Gela. – ha continuato – C’è Gimmi Amato, che nel 2016 venne nominato procuratore di Bologna secondo i meccanismi di cui tanto si parla oggi. Fermo restando il suo indiscusso valore”. “Viazzi, storico esponente di Md, che ho sempre stimato ma che poi sacrificai per la nomina di presidente della Corte di appello di Genova, a vantaggio dell’alleanza con Magistratura indipendente, che portò a preferire al suo posto la collega Bonavia. ha concluso Palamara – Sono loro per primi i beneficiari del sistema di cui solo io oggi sono ritenuto colpevole”.

Albamonte querela
Il primo a reagire alle parole di Palamara è Eugenio Albamonte: “Questa mattina ho ricevuto mandato da Eugenio Albamonte – ha fatto sapere l’avvocato Paolo Galdieri – per proporre querela nei confronti di Luca Palamara. Quest’ultimo, in una serie di interviste lo ha diffamato parlando di fatti mai avvenuti ed in particolare di non meglio precisate cene tra il mio assistito e l’On. Donatella Ferranti, già presidente della Commissione Giustizia della Camera dei deputati, nelle quali si sarebbe discusso della nomina del Vice Presidente del Csm David Ermini e delle nomine di avvocati generali della Cassazione”. Così in una nota.

Orlando: riforma del disciplinare delle toghe
“Nei prossimi giorni credo si debba riflettere su una seria riforma del disciplinare dei magistrati, sottraendolo al Csm ed istituendo un’apposita corte che si occupi di tutte le magistrature. Credo sia utile lavorare ad una legge costituzionale che vada in questa direzione coinvolgendo tutte le forze parlamentari”, scrive su facebook Andrea Orlando, vicesegretario Pd.

Cicchitto: vogliono far passare per matto Palamara
“Adesso per chiudere il cerchio e omettere la verita’ manca solo far passare Palamara per matto. La verita’ e’ che il trojan e’ stato messo per boicottare la scelta di Viola a procuratore capo di Roma e non per scoprire episodi di corruzione mia esistiti di Palamara. Chi ha usato il trojan ha fatto ricorso alla bomba atomica per colpire un obiettivo molto delimitato e cosi ha distrutto una intera citta’ vale a dire l’intero Csm e le fiamme si stanno spargendo per tutta l’Anm”, ha dichiarato Fabrizio Cicchitto.

Bongiorno: “Palamara dice la verità”
“E’ corretto quello che dice Palamara: i riflettori sono accesi su di lui ma è poco credibile che il problema riguardi solo Palamara”, dichiara la responsabile Giustizia della Lega Giulia Bongiorno, intervenendo su Radio radicale alla tre giorni organizzata sulla riforma Radicale della giustizia. “E’ verissimo che la stragrande maggioranza dei giudici sono persone per bene,ma un’autoriforma è impossibile perché sarebbe già stata fatta” , ha osservato ancora Bongiorno, che ha poi definito “ridicola” la riforma della giustizia del ministro Bonafede. “Suscita il sorriso che di fronte alle necessarie riforme radicali si risponda con minime modifiche che non impattano su nulla”. “La separazione delle carriere non è più rinviabile- ha aggiunto- A me non basta, vorrei anche la separazione del Csm e il cambiamento dell’accesso in magistratura che oggi non consente una selezione adeguata”.

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