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Seconda ondata di Covid, Pechino si blinda e accusa il salmone norvegese

Le autorità hanno subito messo in campo i numeri mostruosi che solo la Cina può permettersi: 100mila operatori sanitari sono stati schierati per affrontare i contagi con l’obiettivo di raggiungere al più presto 400.000 test al giorno
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Le paure cominciano a prendere forma. I timori che il nuovo coronavirus possa tornare si stanno concretizzando. Si allarga il nuovo focolaio cinese mentre l’epidemia continua a dilagare in altre parti del mondo, compresi gli Stati Uniti che stanno assistendo a una risalita dell’ondata di contagi.La Cina ha messo subito in campo misure draconiane, dopo che nella capitale Pechino sono state registrate nuove decine di casi, 31 solo nella giornata di martedì. Le autorità hanno subito messo in campo i numeri mostruosi che solo la Cina può permettersi: 100mila operatori sanitari sono stati schierati per affrontare i contagi con l’obiettivo di raggiungere al più presto 400.000 test al giorno, mentre in meno di una settimana è stata raggiunta una cifra complessiva analoga, anche a costo di lunghe code. I responsabili sanitari hanno spiegato che in questo momento il trend a Pechino non può che essere in ascesa, ma questo non dovrebbe spaventare perché in base alla curva epidemiologica sono stati individuati i casi al loro stadio iniziale. Inoltre il numero di casi rispetto alla mole di tamponi fatti viene definito confortante.
Secondo gli ultimi dati ufficiali il focolaio emerso giovedì scorso dal mercato all’ingrosso di Xinfadi ha provocato a Pechino 137 casi certi di Covid-19. In città le zone dichiarate a “medio rischio” sono 27, ad “alto rischio” una sola, quella intorno al grande mercato nel distretto Fengtai. È però forte il timore che il vero numero di contagi possa emergere solo tra qualche giorno, per cui per stroncare sul nascere ogni rischio nella capitale si è proceduto a misure draconiane. Isolamento obbligato in casa per tutti coloro che abitano nei comprensori dove ci sono stati contagi, con divieto anche di ricevere visite.
I due aeroporti di Pechino hanno cancellato oltre 1.200 voli al giorno, sia in arrivo che in partenza, quasi il 70% di quelli previsti. Interrotti nuovamente le attività sportive e gli eventi culturali. Le scuole sono state immediatamente chiuse di nuovo, e le autorità hanno esortato i 21 milioni di abitanti ad evitare i “viaggi non essenziali” fuori dalla città, e chi esce dall’area metropolitana deve avere il certificato del tampone fatto entro la settimana, mentre ai pechinesi in trasferta in molti casi è stata imposta la quarantena. La situazione di Pechino è ovviamente molto particolare non solo per la sua vastità e i suoi collegamenti internazionali, ma anche perché la capitale è la vetrina del Paese e del regime all’esterno e all’interno, e fallimenti non possono essere tollerati. Allo stesso tempo però è un gioco di equilibrio, e non è stato decretato il lockdown totale, cosa che rimarcano criticamente coloro che dicono che la quarantena senza eccezioni è stata invece imposta alle altre località periferiche.
Proprio da Wuhan, primo focolaio del Covid-19, arriva però una buona notizia, in quanto dopo la campagna di test su tutti gli 11 milioni di abitanti, la città è stata dichiarata libera anche da casi asintomatici.Intanto però la Cina gioca anche un’altra partita, e prova a lanciare lontano le responsabilità per la nuova ondata di contagi: viene infatti messo sotto accusa il salmone norvegese affumicato, perché tracce di Sars-CoV-2 sono state trovate nel mercato-focolaio anche (ma non solo) su un banco su cui si tagliava il salmone. Supermercati e ristoranti hanno subito messo al bando il salmone, mentre le autorità hanno deciso di sospendere le importazioni di salmone dall’estero. In realtà gli stessi scienziati cinesi avanzano qualche dubbio, mentre quelli internazionali si dicono certi che il virus non si trasmette attraverso il cibo. Ma questo non ha evitato che il pesce diventasse il capro espiatorio di quest’ondata epidemica.Ma anche al capo opposto del mondo ci sono preoccupazioni. In Brasile si è raggiunta la cifra record di 35 mila nuovi contagi, mentre negli Stati Uniti il bilancio dei morti ha raggiunto quota 116.963 superando anche quello delle vittime americane della Prima guerra mondiale. Negli Usa sono stati 24.000 i nuovi casi, con grandi timori legati agli effetti delle grani manifestazione degli ultimi giorni.

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