Editoriale del Direttore 13 Jun 2020 07:33 CEST

Palazzo Chigi e i contrappesi che latitano

La deposizione davanti ai Pm di Bergamo e poche ore dopo l’apertura degli Stati generali. Giuseppe Conte è al centro dello scenario politico e punta a rimanerci a lungo: con o senza un suo partito “personale”

La deposizione davanti ai Pm di Bergamo e poche ore dopo l’apertura degli Stati generali. Giuseppe Conte è al centro dello scenario politico e punta a rimanerci a lungo: con o senza un suo partito “personale”. In molti, anche dentro la maggioranza, non vedono di buon occhio tanto protagonismo. Lo fanno per ragioni di consenso che il premier sta sottraendo un po’ a tutti. Tuttavia le critiche per lo più evitano di esaminare la distorsione in atto nel bilanciamento dei poteri che è l’elemento più delicato del corretto funzionamento di un sistema democratico. Se infatti il presidente del Consiglio occupa così tanto spazio politico e mediatico è perché dall’avvento della pandemia alcuni organi istituzionali sono entrati in conflitto tra loro così depotenziandosi, mentre altri sono stati disinvoltamente silenziati. Sindaci che contestano disposizioni regionali; presidenti di Regione, pomposamente autofregiatisi del titolo di governatori, che blindano il loro territorio come fossero tanti autonomi statarelli; il Parlamento messo in un cantuccio da profluvi di Dpcm e consegnato al ruolo notarile di ratifica di misure decise altrove, spesso col voto di fiducia che taglia via discussioni e possibilità di modifiche; i partiti o condannati alla divisione perenne o delegati ad essere sgabello del leader di turno. Questo insieme produce un solo risultato: mettere al centro del proscenio l’inquilino di palazzo Chigi. Vero è che c’è un arbitro, autorevole e imparziale, che sovrintende le operazioni. Ma il Quirinale può svolgere un ruolo propulsivo e di moral suasion: mai e poi mai sostituirsi alle prerogative di altri organi istituzionali. Dunque, qualunque sia il giudizio nei suoi riguardi, più che rimproverare Conte di voler fare l’one man show sarebbe più produttivo e adeguato riportare le varie articolazioni democratiche nel rispettivo, spronandole a fare il loro mestiere. Anche perché rischiamo un paradosso esiziale. Quello di avviarci verso una strada plebiscitaria senza che neppure il plebiscito ci sia. Conte infatti governa non forte di una investitura popolare – neppure di quella inquietante da Democratura di altri Paesi – bensì in virtù di una scelta di partiti. Del tutto legittima ma obbligatoriamente incastonata nelle regole della democrazia parlamentare. Oltre quella economica, tra le emergenze da affrontare nell’immediato c’è anche il ripristino del check and balance del sistema. Forse è addirittura prioritaria.

 

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