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Le brioches ci sono, manca il pane

Chiedere progetti agli altri senza averne di propri è una furbizia, e forse anche una gentilezza ma non pare essere una grande strategia politica
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È noto che gli Stati generali non portano troppo fortuna a chi li convoca. E nemmeno a molti tra coloro che vi prendono parte. Luigi XVI ebbe modo di pentirsene amaramente, e i francesi se la dovettero poi vedere con il terrore di Robespierre e infine con l’esercito di Napoleone. Ora, può darsi invece che il gran raduno di Villa Pamphilij sia destinato a una sorte migliore. Ma le premesse della vigilia non sembrano poi così incoraggianti. I punti critici sono già stati messi tutti in fila. La durata troppo lunga, l’agenda troppo vaga. La maggioranza che litiga, l’opposizione che diserta. Draghi che non ci sarà. Colao che invece magari sì, ma intanto il suo rapporto è come se non ci fosse già più. La scenografia che appare troppo solenne per una recitazione troppo poco collaudata. E via dicendo e un po’ sparlando. Ma il vero punto debole di questo appuntamento sta nel fatto che manca, a poche ore dall’evento, un minimo di chiarezza sui temi e sulle priorità che il governo intende porre all’ordine del giorno. Chiedere progetti agli altri senza averne di propri è una furbizia, e forse anche una gentilezza. Ma non pare essere una grande strategia politica. Insomma, si offrono brioches ma manca il pane. E cioè un’interpretazione del Paese ad opera del suo governo. Il rischio è che così la somma delle parole finisca col produrre il silenzio delle idee. Naturalmente, come dicono le persone dabbene, speriamo di sbagliare

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