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Francesco ha detto che Dio è amore. La legge non c’entra

Per la Chiesa le tematiche riguardanti i rapporti fra gli uomini vanno risolti con la misericordia e non ricorrendo alla coercizione normativa
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«Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?» diceva Papa Francesco il 29 luglio 2013, nella chiacchierata con i giornalisti durante il volo di ritorno da Rio de Janeiro a Roma. Alcuni si stupirono, altri ebbero difficoltà a condividere: in realtà nel messaggio del Pontefice non c’era molto di nuovo oltre la semplicità e la nettezza della formulazione.

Il primato dell’amore all’interno della visione cattolica del mondo era stato affermato da tempo e ripetuto in modo teologicamente argomentato anche nell’enciclica Deus caritas est di papa Benedetto XVI, pubblicata il giorno di Natale del 2005, che si apre con l’affermazione «Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui» ( 1 Gv 4,16). Queste parole esprimono con singolare chiarezza il centro della fede cristiana.

«Non giudicate se non volete essere giudicati» ( Mt 7,1) costituisce un’ammonizione chiara di Gesù ai suoi discepoli, ma non esaustiva riguardo alla questione dell’omofobia, che va collegata infatti in maniera diretta al più ampio tema del rapporto fra l’uomo e il creato, e alle considerazioni relative alle relazioni fra natura e cultura.

Un passo della lettera ai Romani di San Paolo, molto citato negli ultimi anni, recita: «La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio». E prosegue: «Altresì nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà dei figli di Dio» ( Rm 8, 19- 20).

In queste parole, messe in evidenza dall’attenzione rivolta ai temi ecologici da papa Francesco e dal patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I, si nega la contrapposizione classica fra natura e cultura, che sta alla base della considerazione di contro- natura per atteggiamenti affettivi ed emotivi minoritari.

La natura non va considerata un materiale solido e autonomo, posto in contrapposizione all’uomo e alla donna all’atto della creazione, quale che sia l’itinerario immaginato per il raggiungimento dello stato attuale dell’esistente.

Il creato, nella visione cristiana, costituisce parte attiva del progetto divino, dotato di segno positivo, in costante dialettica di crescita con l’umanità, con la quale vive in uno stato di simbiosi.

Se nessuno si salva da solo, se esiste un progetto che riguarda l’intera umanità, il popolo di Dio dal quale nessuno è escluso, ce n’è anche uno di dimensioni maggiori che abbraccia l’intera creazione e la indirizza verso un destino di salvezza. L’Alfa e l’Omega, l’inizio e lo scopo di questo progetto stanno nella natura di Dio, nell’amore, la partecipazione al quale costituisce la ragione stessa della creazione dell’uomo e della donna. Al di là di questo si distende il mistero, la consapevolezza della distanza ontologica tra Dio e la creazione, attraverso la quale si pone l’incarnazione di Gesù Cristo, strumento della creazione di tutte le cose e contemporaneamente della loro salvezza, dato che esse si situano prima e fuori dal tempo.

Poste queste premesse, la dicotomia tra natura e cultura non trova spazio per esistere, manca la distanza tra l’essere umano che osserva e dà forma e la materia che preesiste al suo sguardo, dotata di regole proprie invalicabili e certe. Né esistono altre leggi, al di fuori di quelle dell’amore, sulla cui primazia il messaggio di Cristo è estremamente esplicito. Semmai la questione si ribalta, non si tratta di individuare regole alla cui obbedienza costringere, ma invece modalità per vivere l’esperienza dell’amore in contesti di diversità, quali che siano le forme nelle quali essa si manifesta. È allora che questioni in apparenza lontane, che vanno dalla povertà al razzismo, dal sessismo all’omofobia, divengono prossime, fino a confondersi nell’ammonizione alla fratellanza che viene ripetuta di continuo dalla Chiesa e che si declina anche come «i fratelli non si giudicano ma si amano, si accolgono nella condivisione». Per la Chiesa le tematiche riguardanti i rapporti fra gli uomini vanno risolti con la misericordia e non ricorrendo alla forza delle leggi. Tutto quello che esiste l’ha fatto Dio, fa parte del creato. Non si può intervenire con provvedimenti coercitivi. Se il Papa per primo dice che non bisogna giudicare, chi sono gli uomini per pensare di poter disciplinare con normative di tipo coercitivo questi ambiti?

 

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