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4 bis, le “ correzioni” dell’Antimafia dopo la sentenza della Consulta

Presentata la relazione della commissione Antimafia contenente le nuove e più stringenti regole per la concessione dei benefici penitenziari ai mafiosi
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Alla fine la relazione della commissione Antimafia è stata presentata in video conferenza dalla sala polifunzionale di Palazzo Chigi. La relazione contenente le nuove e più stringenti regole per la concessione dei benefici penitenziari ai mafiosi, è scaturita dopo la sentenza della Consulta che ha dichiarato incostituzionale quella parte del 4 bis che impone il divieto assoluto del permesso premio nei confronti di chi non collabora con la giustizia. Ricordiamo che tale relazione era stata approvata dalla commissione antimafia il 21 maggio scorso e ieri hanno deciso di ufficializzarla per trasmetterla in parlamento.

«Il rientro ai domiciliari di alcuni detenuti al 41 bis (durante l’emergenza coronavirus, ndr) ha avuto un forte impatto a livello simbolico: non posso dire se ci sono evidenze investigative dell’eventuale ripristino di collegamenti con l’organizzazione di appartenenza, anche se tenderei ad escluderlo vista la tempestività dei controlli e considerato che molti dei detenuti in questione sono tornati in carcere. Ma in alcuni territori il simbolo vale anche di più», ha sottolineato Nicola Morra, presidente della commissione Antimafia, nel corso della presentazione di ieri. «Le mafie si nutrono di simboli – ha ricordato Morra – e tale rientro può essere stato vissuto come un esempio di inefficienza da parte delle autorità e vulnus alla credibilità dello Stato, che pure ha reagito tempestivamente. Sicuramente, qualcosa di non perfetto c’è stato». Ha continuato sempre Morra: «L’obiettivo è quello di contemperare le esigenze di tutela della sicurezza collettiva con il rispetto dei diritti fondamentali dei detenuti, anche di quelli condannati per mafia», ma prosegue sempre il presidente della commissione Antimafia, «la forza della criminalità organizzata sta proprio nella capacità di relazione che il mafioso instaura con una pluralità di soggetti e nella capacità di mantenerli anche dalla detenzione: non è un caso che di regola abbia paura non tanto del carcere quanto della sottrazione dei beni».

Ecco perché, anche dopo le sentenze della Cedu e della Consulta, secondo Morra, i magistrati di sorveglianza «dovranno attenersi a criteri rigorosi» nella concessione dei permessi, «acquisendo elementi di prova tali da escludere collegamenti con l’organizzazione criminale di appartenenza ed anche il solo pericolo che tali collegamenti possano essere in qualche modo ripristinati». Ha poi concluso auspicando che «il legislatore ora deve intervenire in modo tempestivo in tema di 4 bis, ci aspettiamo che governo e Parlamento facciano tesoro del nostro documento e delle indicazioni in esso contenuti. Sottovalutare la minaccia mafiosa, ancora di più in una fase come quella che stiamo vivendo, sarebbe un errore gravissimo». È intervenuto anche il senatore Piero Grasso ( Misto/ Leu) nel corso della videoconferenza stampa sulla relazione sul 4 bis, lui che assieme all’onorevole Antonella Ascari hanno scritto la relazione approvata: «Il 4 bis si tratta di una norma nata ai primi anni ’ 90, e che ha resistito negli anni a vari attacchi difendendo l’idea che solo la scelta di collaborare testimoniasse davvero la volontà di rompere definitivamente i ponti con l’organizzazione criminale di appartenenza. Ora le sentenze della Cedu e della Corte Costituzionale hanno fatto prevalere le finalità rieducative della pena, occupandosi però solo dei permessi premio: in autunno la Consulta tornerà a pronunciarsi sul complesso dei benefici per cui è necessario che il legislatore si occupi tempestivamente della materia». Per Grasso, tra le «rigorose linee guida» che dovranno guidare i magistrati di sorveglianza nel riconoscimento dei permessi dovrebbero figurare «l’attualità dell’organizzazione criminale, la posizione del detenuto al suo interno, la capacità di mantenere o di ripristinare collegamenti, le disponibilità economiche del condannato e della sua famiglia, sequestri o confische, eventuali risarcimenti del danno arrecato».

Ricordiamo che l’Antimafia, nella relazione, ha ipotizzato due soluzioni. Una prevede una giurisdizione esclusiva in capo al Tribunale di sorveglianza di Roma in materia di valutazione dell’accesso ai benefici per i condannati su cui pesa l’ergastolo ostativo d la competenza sui reclami potrebbe andare a una sezione della Corte d’appello di Roma integrata dalla presenza di esperti, ma potrebbe anche escludersi il reclamo e prevedere esclusivamente il ricorso in Cassazione.

L’altra ipotesi, considerata immediatamente praticabile, prevede invece un ‘ doppio binario’, con una disciplina differenziata in ragione della tipologia di reati per cui il soggetto è stato condannato. E la competenza per il permesso premio presentate dai condannati e dagli internati per reati associativi, per delitti mafiosi e di criminalità organizzata, eversiva o terroristica e per traffico di stupefacenti andrebbe assegnata al tribunale di sorveglianza territoriale. Per gli altri reati la competenza resterebbe invece al magistrato di sorveglianza.

 

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