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La versione di Trump: “Ho fatto più io per i neri di Abraham Lincoln”

La reazione del presidente americano alle proteste che incendiano le città americane. E a New York i democratici si dividono
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“La mia amministrazione ha fatto per la comunità nera di qualsiasi altro presidente dopo Abraham Lincoln”. Lo ha scritto in un tweet, in piena rivolta dopo la morte di Floyd il presidente americano, Donald Trump, che ha elencato alcuni dei successi raggiunti. “Le opportunity zone (per tassazione agevolate, ndr) approvate con il senatore Tim Scott, finanziamenti garantiti per Hbcu (college e universita’ storicamente della comunita’ nera), School Choice (programmi di studio alternativi, ndr), la riforma della giustizia penale, il piu’ basso tasso di disoccupazione tra i neri, piu’ bassa poverta’ e criminalita’ nella storia. E il meglio deve ancora venire”, ha aggiunto Trump.

Nel frattempo è polemica sulle proteste e le violenze di questi giorni.  Il sacco della città spacca i democratici. Il governatore Andrew Cuomo attacca il sindaco Bill de Blasio, suo compagno di partito, per le razzie che hanno sconvolto New York lunedì sera: “Guardate le immagini. E’ stata una vergogna”. Cuomo mette sotto accusa duramente il New York Police Department e chi ne ha la guida: “Il sindaco e le forze dell’ordine non hanno fatto il loro lavoro”.

– Le proteste e le violenze che stanno scuotendo gli Stati Uniti non nascono solo dall’uccisione di George Floyd per mano della polizia ma dalla diffusa ingiustizia e disuguaglianza. Parola di Spike Lee, convinto che “la gente sia arrabbiata per un motivo, non si nasce arrabbiati, ci si arrabbia perche’ si vive ogni giorno in questo mondo dove il sistema non e’ fatto perche’ tu vinca”. “La gente e’ arrabbiata perche’ i neri vengono uccisi a destra e manca e i poliziotti lasciati liberi, per la disparita’ tra l’avere e il non-avere…istruzione, acqua potabile, razzismo, aspettativa di vita, la lista potrebbe essere infinita. E’ un’analogia stupida ma se lasci la pentola sul fuoco, l’acqua bolle”, ha sottolineato il regista, ripreso dalla Bbc. Il razzismo non e’ prerogativa degli Stati Uniti, ha continuato, “c’e’ in tutto il mondo, era una pandemia prima del coronavirus”, ma negli Usa si ritrova nella fondazione del Paese, segnata da “genocidio, furto di terra e schiavitu'”. A peggiorare la situazione c’e’ un presidente che e’ “un gangster, che sta cercando di fare il dittatore”, ha proseguito Spike Lee, condannando duramente lo sgombero di manifestanti pacifici ieri, con gas lacrimogeni, per permettere a Donald Trump di recarsi in una chiesa vicino alla Casa Bianca e farsi riprendere con la Bibbia in mano. Uno spettacolo “ridicolo”, ha commentato il regista, “con la mia famiglia abbiamo urlato increduli vedendolo. Non ho mai visto in vita mia qualcosa del genere, in particolare da parte di un leader mondiale”.

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