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«Aprire tutto, ma ci vuole senso di responsabilità da parte di tutti i cittadini»

Intervista a Giorgio Palù, professore dell'università di Padova e presidente uscente della Società europea di virologia
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Mentre nella virtuosa Corea del Sud sono ripresi i contagi, in Italia si discute della riapertura dei confini tra le regioni. Ne parliamo con Giorgio Palù, professore emerito dell’Università di Padova, presidente uscente della Società europea di virologia.

Professore, come si spiega i nuovi contagi in Corea del Sud, che dall’inizio è stata molto attenta nel fronteggiare il coronavirus?

La Corea del Sud non ha messo in atto il nostro stesso lockdown, né quello dei cinesi. È riuscita a individuare due focolai epidemici – tra cui una cerimonia religiosa con 150 persone -, ben identificati e con nucleo di propagazione certo. Sono riusciti infatti ad avere i contatti di quelle persone nei tre giorni precedenti e quindi hanno tracciato immediatamente i contagi, per poi isolarli. Se adesso sta riprendendo il contagio significa che il virus ha continuato a circolare perché non c’erano solo quei focolai. Si tratta di una infezione subdola perché molti sono portatori asintomatici.

In questo momento in Italia il tasso di crescita del contagi è pari allo 0,25%. Come interpretare questo dato?

Si tratta di un valore medio, ci sono regioni quindi dove è più alto.

E di conseguenza come gestire la riapertura delle regioni, in maniera disomogenea?

Siccome finalmente a marzo il governo ha deciso per il lockdown in tutto il Paese, che è stato efficace soprattutto al Sud, io credo che anche per coerenza bisognerebbe riaprire tutto. È vero che ci sono regioni come la Lombardia, il Piemonte, la Liguria e ora anche la provincia di Trento dove c’è una tendenza al rialzo dei contagi: in questi casi bisognerà che ci sia un controllo adeguato. Mettere i confini tra le regioni penso sia impossibile. E tener chiuso tutto il Paese perché due o tre regioni sono ancora alle prese con una curva che non scende rapidamente, mi riferisco soprattutto a quelle che producono un Pil elevato, può mettere a rischio in maniera irreversibile la situazione economica.

Lei in un recente webinar organizzato da Gada e Noesi sulla Fase 2 ha detto che la pandemia ci insegna che bisogna “snellire la burocrazia dando responsabilità a pochi decisori ed esperti”. Era una polemica verso un eccessivo numero di task- force e comitati scientifici?

Confermo quello che ho detto. Dico che anche in questa riapertura ci vuole senso di responsabilità da parte dei decisori ma anche dei cittadini.

Per il futuro bisogna aspirare allo zero nei contagi o ad una migliore convivenza con il virus?

Il livello 0 sarebbe la cosa migliore ma credo che non ci arriveremo. Non possiamo fare il tampone a tutte le persone. Dovremmo affidarci alle previsioni matematiche dell’inclinazione della curva epidemica. Mi pare che i modelli matematici per la Lombardia e il Piemonte, dove ci sono ancora casi positivi che sembrano non diminuire, predicano che massimo verso la metà di giugno dovrebbe spegnersi il contagio. Sappiamo però che il virus circola in maniera asintomatica quindi dobbiamo tenere alte le misure di distanziamento sociale e di protezione individuale.

Qualcuno sostiene che il virus è mutato e sta diventano “più buono”. Mancano tuttavia pubblicazioni peer reviewed.

Non ci sono ancora prove né documenti. C’è qualche evidenza per cui il virus in vitro cresce meno bene ma si attendono conferme su larga scala. Occorrono più campioni e poi bisogna capire perché questo avviene.

Quali sono le sue previsioni per l’arrivo del vaccino?

Ci sono già dei volontari su cui si stanno sperimentando dei possibili vaccini. Poi i cinesi ne hanno fatto uno che credo sia molto efficace sugli animali da esperimento, nel macaco. Sembra che anche i vaccini a base di Rna e Dna e piattaforme vettoriali di vettori virali come l’adenovirus producano anticorpi neutralizzanti. Ma bisogna dimostrare la vera soglia di immunità che questi vaccini conferiscono e per quanto dura.

Secondo lei la plasmoterapia è efficace?

È stata usata a scopo compassionevole sulla suggestione che funzionava in molte malattie come nel morbillo e nella difterite. Nel 1901 Emil Adolf von Behring prese addirittura il Nobel grazie ai suoi studi sulla sieroterapia e sulla applicazione contro la difterite. Con la Sars e con la Mers il modello sperimentale funzionava, funziona anche con la Sars- Cov2 , come dimostrato da noi e dai cinesi. Ma non è stato ancora effettuato uno studio clinico controllato: ora gli americani lo stanno facendo su un numero elevato di pazienti e sembra che funzioni. Avremo certezze a breve grazie alla prova scientifica ottenuta con metodo sperimentale. Non bastano le suggestioni.

Sempre nell’evento su citato lei ha detto che dobbiamo imparare a “proteggere l’ambiente del pianeta controllando l’interfaccia uomo- animale, vera sorgente di nuove malattie zoonotiche”. Può spiegare meglio?

Tutte le malattie più terribili che abbiamo avuto nel secolo scorso e in questo sono zoonotiche: l’hiv dallo scimpanzé, ebola dal pipistrello, l’influenza aviaria dall’anatra selvatica; e poi il 20% dei nuovi virus sono trasmessi da vettori. Perché abbiamo nuovi vettori? Perché stiamo mutando il clima e le malattie hanno fatto il salto di specie dall’animale all’uomo. Occupando nicchie ecologiche, tipo le foreste dove vivono i pipistrelli, l’uomo si espone a quello a cui prima erano esposti solo gli animali selvatici. Se consideriamo la febbre gialla o anche zika, questi virus che prima avevano solo diffusione silvestre ora si sono adattati all’uomo perché li hanno portati qui vicino a noi le zanzare. Ora i virologi sono impegnati a studiare negli animali tutti quei virus che circolano e che non hanno ancora raggiunto l’uomo.

 

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