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Signori, il 14 bis rende il 41 bis una detenzione ancora più dura

Momento imbarazzante durante la trasmissione “Non è l’arena” di massimo giletti
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Francesco Basentini, ex capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, è ormai diventato un vero e proprio capro espiatorio. È stato accusato, durante il programma Non è l’Arena di La7, di aver ammorbidito il 41 bis a Pasquale Zagaria dopo averci parlato. Come? Concedendogli il 14 bis dell’ordinamento penitenziario. Una affermazione davvero imbarazzante perché gli ospiti, tra i quali due ex magistrati (Luigi de Magistris e Antonio Ingroia) e uno ancora in servizio (Alfonso Sabella) non sapevano di cosa si stesse parlando. Solo dopo la pubblicità, forse consultando Google, hanno ammesso di aver preso un abbaglio. Ma senza specificare di che cosa si trattasse. Allora lo ricordiamo noi visto che su Il Dubbio abbiamo proprio affrontato questa misura che rende il 41 bis ancor più duro e spesso stigmatizzato dal Garante nazionale delle persone private della libertà tramite i suoi rapporti tematici.Il 41 bis oramai è entrato nell’immaginario collettivo come qualcosa di dovuto, ineludibile e non misura eccezionale. Con il passare degli anni è diventato sempre più duro rispetto a quello originale nato durante una vera e propria emergenza mafiosa: era il periodo stragista dove i mafiosi corleonesi ammazzarono con il tritolo Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Ultimamente, grazie ad alcune sentenza della Consulta, alcune misure inutilmente afflittive sono cadute, ma tante altre ancora rimangono. Tra queste c’è una forma di 41 bis “speciale” che prevede una ulteriore riduzione dell’ora di socialità, isolamento pressoché totale, completamente al buio perché il più delle volte si è internati sottoterra. Un super 41 bis per alcuni condannati al 41 bis. Parliamo della cosiddetta “area riservata” che non ha nessun fondamento normativo, eppure è un atto amministrativo che viene applicato per i boss mafiosi di un certo calibro, ma non solo.Questo regime ulteriormente duro è stato più volte messo all’indice dagli organismi internazionali come il Comitato europeo per la prevenzione sulla tortura (Cpt), ma anche dal dossier della Commissione dei diritti umani presieduta dal senatore Luigi Manconi e, non da ultimo, dal Garante nazionale dei diritti dei detenuti Mauro Palma. Il Cpt ha evidenziato il “quasi isolamento” previsto dal regime speciale di questa area riservata caratterizzato da un accesso limitato all’aria aperta, una socializzazione ridotta al minimo e con possibilità di accedere solo a spazi angusti. In alcune carceri, queste aree riservate riservano un isolamento totale.Come si ottiene questa misura? Con l’applicazione congiunta del regime di sospensione delle regole del trattamento penitenziario previsto dall’articolo 41 bis e della sorveglianza speciale del fatidico articolo 14 bis menzionato durante la trasmissione di Massimo Giletti. Un combinato disposto che dà luogo a stati di isolamento prolungato, protratto anche per molti anni, che incidono gravemente sull’integrità psichica e fisica della persona detenuta. Solo per fare un esempio la delegazione del Garante nazionale nella Casa circondariale di Tolmezzo aveva incontrato un detenuto che era collocato nell’area riservata ed era in isolamento continuo da sei anni, senza poter accedere ad alcuna anche minima forma di socialità.

Durante la visita effettuata dalla delegazione del Garante, la persona si presentava in condizioni igieniche appena sufficienti e riferiva di soffrire di cecità dall’occhio sinistro per “foro maculare” e ridotta visibilità al destro per “cellophane maculare”. La condizione di isolamento continuo protratta per sei anni, verosimilmente responsabile anche del decadimento fisico, psichico e igienico del detenuto che trascorre le proprie giornate soltanto ascoltando la radio ( non potendo nemmeno guardare la televisione a causa del difetto visivo), secondo Mauro Palma pone concretamente la questione della compatibilità con i parametri dell’umanità della pena e del divieto di trattamenti inumani e degradanti dettati dalla Costituzione e dall’art. 3 della Convenzione europea per la tutela dei diritti umani.

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