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E nel Csm in tempesta è tempo di nomine pesanti

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La nomina certamente più rilevante è quella del nuovo primo presidente della Corte di Cassazione. Giovanni Mammone, infatti, lascerà a breve l’incarico per raggiunti limiti di età. Con lui andrà via da piazza Cavour anche il presidente aggiunto
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Nel pieno della bagarre determinata dalla pubblicazione sui giornali delle chat whatsapp dell’ex presidente dell’Anm Luca Palamara, il Csm si appresta nelle prossime settimane ad effettuare le nomine più importanti dell’intera consiliatura. La notizia, passata in questi giorni in secondo piano, non è sfuggita agli addetti ai lavori che hanno iniziato ad interrogarsi se ci siano ora a Palazzo dei Marescialli le giuste condizioni, almeno sotto il profilo della serenità, per scelte di così grande spessore. La nomina certamente più rilevante è quella del nuovo primo presidente della Corte di Cassazione. Giovanni Mammone, infatti, lascerà a breve l’incarico per raggiunti limiti di età. Con lui andrà via da piazza Cavour anche il presidente aggiunto.

Quello di presidente della Cassazione, “il primo magistrato d’Italia”, è un incarico di fondamentale importanza in quanto il numero 1 del Palazzaccio è anche membro di diritto del Csm ed il suo voto può essere determinante in occasione di nomine future. Ma oltre ai vertici della Cassazione, sono tanti i posti dirigenziali che dovranno essere coperti a breve. Fra questi, ad esempio, entrambi i vertici del palazzo di giustizia di Milano: il presidente della Corte d’Appello ed il procuratore generale. Incarico quest’ultimo vacante da oltre tre mesi. E poi il presidente del Tribunale di Roma, un ufficio nevralgico che dovrà gestire a breve numerosi processi importati. Come quello “Consip” dove sono imputati i vertici dell’Arma dei carabinieri, fra cui l’ex comandante generale Tullio Del Sette, e l’ex ministro Luca Lotti.

A Roma è anche vacante il posto di presidente della Corte d’Appello. Il Csm arriva dunque a questo appuntamento dopo un anno di polemiche velenose che hanno gravemente nociuto alla sua immagine. La pubblicazione dei colloqui di Palamara con tanti magistrati ha già terremotato lo scorso fine settimana la giunta Anm. Il capo dello Stato, che tramite il quirinalista del Corriere della Sera Marzio Breda ha definito ieri “quello emerso dai colloqui, pur privi di rilievo penale, squallido e mortificante”, ha fatto sapere che a breve si recherà nuovamente in Plenum. Dopo la presenza dello scorso anno, all’indomani delle dimissioni dei consiglieri coinvolti negli incontri con Luca Lotti e Cosimo Ferri, il suo è un ritorno denso di significati. Il rischio di strumentalizzazioni su queste nomine è altissimo. Ed in questo momento la magistratura non può permetterselo.

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