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Mattarella: «La mafia non aveva considerato l’insegnamento immortale di Falcone e Borsellino»

Il messaggio del Presidente della Repubblica nel giorno del ventottesimo anniversario della strage di Capaci
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«La mafia si è sempre nutrita di complicità e di paura, prosperando nell’ombra». Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricorda Falcone e Borsellino nel ventottesimo anniversario della strage di Capaci. «Le figure di Falcone e Borsellino, come di tanti altri servitori dello Stato caduti nella lotta al crimine organizzato, hanno fatto crescere nella società il senso del dovere e dell’impegno per contrastare la mafia e per far luce sulle sue tenebre, infondendo coraggio, suscitando rigetto e indignazione, provocando volontà di giustizia e di legalità», dice il Capo dello Stato, sicuro che «i mafiosi, nel progettare l’assassinio dei due magistrati, non avevano previsto un aspetto decisivo: quel che avrebbe provocato nella società. Nella loro mentalità criminale, non avevano previsto che l’insegnamento di Falcone e di Borsellino, il loro esempio, i valori da loro manifestati, sarebbero sopravvissuti, rafforzandosi, oltre la loro morte: diffondendosi, trasmettendo aspirazione di libertà dal crimine, radicandosi nella coscienza e nell’affetto delle tante persone oneste». Poi il Presidente si rivolge direttamente ai giovani, «tra i primi a comprendere il senso del sacrificio di Falcone e di Borsellino», che anno dopo anno sono diventati i «depositari» del messaggio dei due magistrati. «Cari ragazzi, il significato della vostra partecipazione, in questa giornata, è il passaggio a voi del loro testimone. Siate fieri del loro esempio e ricordatelo sempre», conclude Mattarella.

Commosso anche il videomessaggio della presidente del Senato, Maria Elisabetta Casellati: «Falcone e Borsellino si erano caricati sulle spalle il peso di una battaglia enorme. Lo hanno fatto con una fede incrollabile nella giustizia. Celebrarne la memoria deve essere quindi l’occasione per ricordare che vincere le mafie significa soprattutto difendere la nostra società. Perché la mafia si prende gli spazi che lo Stato dimentica», dice Casellati, prima di lanciare un allarme sul presente. «Oggi, con l’emergenza economica in atto, con famiglie, imprese e cittadini in ginocchio, il rischio è che le mafie siano pronte a fare da banche alle imprese e da ufficio di collocamento per chi perde il lavoro», spiega la presidente del Senato. «Questo non può accadere. Lo Stato faccia lo Stato. Faccia sentire ai cittadini che c’è, che li sostiene, che li aiuta e che la legalità è l’unica strada giusta per assicurare a tutti una vita veramente libera; libera dall’oppressione, libera dalla paura. Se Palermo chiama Italia, l’Italia c’è».

Oggi non ci saranno cortei e piazze ma balconi con lenzuoli bianchi e tante persone affacciate a ricordare le vittime delle stragi di Capaci e di via d’Amelio del 1992. In tempo di Coronavirus anche l’anniversario del 23 maggio cambia la sua forma e a fare da protagonista sarà un flash mob promosso da decine di artisti e personalità. “Palermo chiama Italia al balcone” è l’iniziativa lanciata dalla Fondazione Falcone e raccolta da nomi come Renzo Arbore, Lino Banfi, Elena Sofia Ricci, Marco D’Amore, Carlo Conti, Ficarra e Picone, i Sansoni, i The Jackal, Luca Argentero, Cristiana Capotondi, Massimo Poggio, Roberto Lipari, Salvo Piparo, ma anche esponenti dell’antimafia, i segretari generali di Cisl e Cgil Annamaria Furlan e Maurizio Landini e tanti altri.

Lenzuoli bianchi appesi ai balconi, come accadde dopo le stragi del 1992, quando i cittadini riempirono di bianco Palermo per gridare “no alla mafia”. Alle 18, tutti affacciati per ricordare il giudice Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo, il giudice Paolo Borsellino e gli agenti di scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo, Vito Schifani, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina. Quest’anno, oltre che a loro, la giornata, intitolata “Il Coraggio di ogni giorno”, è dedicata anche a tutti i cittadini che in questi mesi di emergenza del Paese, con impegno e sacrificio, hanno operato per il bene della collettività: medici, infermieri, cassiere dei supermercati, operai, esponenti delle forze dell’ordine.

«In questa drammatica emergenza – ha spiegato la professoressa Maria Falcone, presidente della Fondazione Falcone – si è scelto di celebrare il coraggio degli italiani che si sono messi al servizio dell’Italia in uno dei momenti più drammatici della sua storia recente. Donne e uomini che hanno reso straordinario il loro ordinario impegno mostrando un’etica del dovere che richiama uno dei più grandi insegnamenti che ci hanno lasciato Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. I canali social della Fondazione Falcone le pagine Fb e Instagram – e la pagina Fb “Palermo Chiama Italia”, costruita per l’evento, racconteranno in diretta la giornata: dal flash mob al progetto ‘” Storie di Noi” con i testi di Beatrice Monroy e Giuseppe Provinzano che ne è anche regista. Un progetto di Babel e della Fondazione Falcone che mette in scena una drammaturgia composta dai ricordi personali di decine di cittadini comuni, legati ai 53 giorni che separano le due stragi del 1992.

 

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