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La gaffe di Palamara aiuta Salvini: cresce la paura del processo

Segnale del Colle al leader della Lega dopo la pubblicazione delle intercettazioni del pm che lo attaccano. Potrebbe essere l’occasione per recuperare i consensi persi
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L’improvvida conversazione in chat tra magistrati pubblicata due giorni fa dal quotidiano La Verità è la prima buona notizia per Matteo Salvini da 10 mesi a questa parte. Lunedì la giunta per le autorizzazioni del Senato riprenderà la discussione sull’autorizzazione a procedere per il caso della “Open Arms”, martedì si arriverà al voto. A ottobre inizierà il processo per la “Gregoretti”, già fissato per luglio e poi slittato per la crisi Covid.

Sono processi pericolosi nei quali il leder leghista rischia grosso, sia sul piano penale, se si arrivasse a condanne in terzo grado, sia su quello politico, già nel caso di eventuali condanne in primo grado. L’imputato rischiava di affrontarli nel conteso peggiore, con un’attenzione dell’opinione pubblica concentrata su tutt’altro, il capitolo migranti precipitato in fondo alla lista delle preoccupazioni degli italiani, una Lega in calo di consensi accelerato. Le parole effettivamente inqualificabili di Palamara, con l’affermazione che l’allora ministro degli Interni dovesse essere attaccato a prescindere dall’effettivo rilievo penale delle sue scelte, aiutano il capo leghista. Gli permetteranno di alzare i toni, rivestire i panni del perseguitato politico, riportare in primo piano un tema, quello dell’immigrazione spodestato dalla crisi sanitaria e dall’ombra crescente di quella economica.

Salvini ha reagito con misura, senza strafare. Si è rivolto al capo dello Stato ma senza chiedere impossibili interventi diretti del presidente. II quale, consentendo a rendere noto il colloquio telefonico e farlo definire “cordiale” ha inviato, con i codici bizantini della diplomazia del Colle, un segnale.Certo i processi restano un grosso pericolo è probabile che il sospetto inevitabilmente destato dalle parole di Palamara suggerisca ai giudici estrema prudenza, tanto più che l’accusa più grave, quella di sequestro di persona, appare anche a molti non sospetti di simpatie salviniane tirata per i capelli e l’idea che il premier Conte non condivida le responsabilità del suo allora ministro degli Interni avendo segnalato le sue opinioni contrarie, come se si trattasse di un privato cittadino dissenziente invece che del capo del governo, è decisamente un po’ forte. Va da sé che l’eventuale assoluzione trasformerebbe l’intera vicenda in un boomerang e offrirebbe a Salvini armi preziose e potenti.Il provvidenziale soccorso offerto dalla Verità e soprattutto da Palamara arriva oltre tutto al momento giusto. Un anno fa Matteo Salvini sembrava inarrestabile, i sondaggi registravano un aumento costante della sua popolarità qualsiasi cosa facesse o dicesse. Aveva di fronte un solo compito: scegliere bene il momento e le modalità per mettere in crisi il governo gialloverde. Non avrebbe potuto assolvere peggio a quel compito e da quel momento in poi non ha più azzeccata una. Nella crisi Covid la situazione è peggiorata, in parte perché l’emergenza sanitaria ha rialzato le quotazioni del premier, in parte per la sua incapacità, a differenza dell’alleata-competitor Giorgia Meloni, di assumere una posizione anche solo riconoscibile.

Il disastro della Sanità lombarda ha completato l’opera e i sondaggi un anno fa sempre confortanti sono diventati puntualmente impietosi.Solo in apparenza paradossalmente, un appiglio è arrivato dagli un tempo alleati e oggi nemici giurati 5S e dallo stesso premier. Se, accogliendo i suggerimenti del capo dello Stato, avessero aperto uno spiraglio al dialogo e cercato di far funzionare anche solo un po’ la “cabina di regia”, avrebbero rinsaldato in un momento forse decisivo le posizioni dei “governisti” della Lega, come Giorgetti e Zaia, a scapito di quelle del leader descamisado e comiziante. Al contrario i 5S hanno fatto il possibile per far fallire ogni tentativo di dialogo, nel comprensibile timore di aprire la pista per un futuro governo di semi-unità nazionale. Lo stesso Conte, a parte le dichiarazioni pubbliche d’obbligo, nel concreto ha fatto ben poco per agevolare un disgelo anche momentaneo in nome dell’emergenza nazionale. L’indisponibilità al dialogo dei 5S, ma in realtà anche dello stesso premier, tarpa le ali alla Lega moderata proprio mentre l’opinione pubblica inizia a mutare di umore nei confronti del governo, di fronte a una crisi economica che comincia a mordere e di fronte ai ritardi e ai limiti del “ristoro” promesso dal governo. La chat di Palamara amplificherà al massimo, la settimana prossima il voto sulla nuova autorizzazione a procedere e getterà una luce ambigua sull’intera vicenda. Per la prima volta dopo il clamoroso autogoal dello scorso agosto, Salvini ha di fronte un’occasione per recuperare il terreno perso in 10 mesi. Che riesca a coglierla e sfruttarla, però, è tutto da vedere.

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