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Il procuratore di Taranto Capristo ai domiciliari. L’accusa: pressioni per indirizzare indagini

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La procura di Potenza ha disposto gli arresti domiciliari per il procuratore di Taranto, Carlo Maria Capristo. A suo carico, un’inchiesta che nasce da un fascicolo della procura di Trani, sul quale il pm avrebbe fatto pressioni per indirizzare l’esito del procedimento.

La precedente indagine

Il magistrato era già stato indagato, lo scorso giugno, dalla Procura di Messina per abuso d’ufficio. Le accuse si riferiscono all’epoca in cui il magistrato era a capo della Procura di Trani e riguardano la vicenda dell’esposto anonimo su un presunto complotto contro l’Eni, recapitato alle procure di Trani e Siracusa. In quell’inchiesta tornano nomi noti anche nel processo Palamara: l’allora pm Giancarlo Longo su input di Giuseppe Amara, legale esterno dell’Eni, avrebbe messo in piedi un’indagine priva di fondamento, su un falso piano di destabilizzazione della società e del suo amministratore delegato. In realtà, per gli inquirenti che hanno arrestato Amara e un altro avvocato, Giuseppe Calafiore, lo scopo sarebbe stato intralciare l’inchiesta milanese sulle presunte tangenti in cui Descalzi era coinvolto.

“Quando giunsero gli anonimi a Trani – si era difeso all’epoca Capristo – furono assegnati a due sostituti che si occuparono dei doverosi accertamenti sulla loro fondatezza. Successivamente – prosegue – venne formalizzata una articolata richiesta del fascicolo dal PM di Siracusa. La richiesta fu analizzata dai due sostituti che con apposita relazione mi rappresentarono che gli atti potevano essere trasmessi. Vistai la relazione e disposi la trasmissione del fascicolo al Procuratore di Siracusa. Nessuno poteva immaginare all’epoca alcun preordinato depistaggio”.

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