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Bari, gli avvocati consegnano le chiavi degli studi: «Giustizia malata»

Flash mob davanti al palazzo di Giustizia. E a Palermo l'ordine chiede il riavvio delle attività
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Mascherina e chiavi in mano: gli avvocati baresi si sono presentati così ieri in piazza De Nicola, davanti al Palazzo di Giustizia, consegnando simbolicamente le chiavi dei loro uffici al Presidente della Corte d’Appello, con lo scopo di denunciare il blocco della giustizia. E chiedendo una ripartenza delle udienze, nelle aule già a disposizione, che consentono, affermano gli avvocati, il distanziamento sociale. L’invito rivolto al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede è lo stesso di tutti gli altri colleghi della Penisola: linee guide certe e uniformi, così come invocato anche dal Cnf, che venerdì incontrerà il ministro al termine dei vertici con i CoA distrettuali. Mentre al Presidente della Repubblica gli avvocati baresi hanno chiesto di controllare il rispetto della Costituzione. «C’è, di fatto, una sospensione dell’attività giudiziaria – ha sottolineato un’avvocatessa ai microfoni di Antenna Sud -. E questo non perché lo dice uno sparuto gruppo di avvocati del foro di Bari, è un urlo di tutta la classe forense». L’avvocato, ora, «è come un malato Covid in rianimazione – ha replicato un collega -. Vogliamo dar voce alla situazione di grave sofferenza professionale ed economica che sta patendo l’avvocatura». Le udienze previste per maggio, giugno e luglio hanno subito rinvii anche di un anno, ha continuato l’avvocato, che ha paventato il rischio di «un’ecatombe di studi legali».

 

Il video della protesta (Antenna Sud)

 

E la protesta ha preso piede anche a Palermo, dove l’avvocatura ha invocato nuovamente la riapertura del palazzo di giustizia dopo il lockdown. Il presidente dell’ordine, Giovanni Immordino, ha invitato il presidente del tribunale, Salvatore Di Vitale, a riaprire le consultazioni dell’organismo misto tra magistrati, avvocati e personale di cancelleria, l’osservatorio, «per ampliare e pianificare, nella misura massima possibile l’attività del tribunale, anche in funzione del significativo rientro dei numeri dell’emergenza». Per accedere alle cancellerie e consultare i fascicoli, ha sottolineato Immordino, è necessario prenotare un appuntamento telefonico, «ma tantissimi avvocati hanno lamentato che il più delle volte nessuno risponde ai numeri che sono stati forniti; gli ufficiali giudiziari lavorano a rilento e in ogni caso con un organico insufficiente a gestire l’attività. E negli uffici dei giudici di pace – conclude il presidente dell’Ordine – l’attività è totalmente paralizzata. La macchina giudiziaria ha alzato bandiera bianca e la richiesta di giustizia è rinviata a data da destinarsi».

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