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Se si strappa la coesione del Paese

Diciamola così. Il vero nervo scoperto è che la Fase 2 e quelle che verranno funzionano come un caotico rompete le righe dove tutti cercano l’angolo migliore per salvarsi dalla bufera della recessione che colpirà in autunno come un maglio.
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Diciamola così. Il vero nervo scoperto è che la Fase 2 e quelle che verranno funzionano come un caotico rompete le righe dove tutti cercano l’angolo migliore per salvarsi dalla bufera della recessione che colpirà in autunno come un maglio. Una sorta di scomposto sabba che non conosce riguardi né distinguo: l’unica bussola è la propria convenienza. Questo progressivo sfaldamento non solo fa a brandelli la coesione sociale ma è il macigno su cui si infrange ogni possibilità di rilancio e di sviluppo del Paese. Prendiamo la maggioranza. Con un oplà degno dei migliori numeri d’acrobazia, M5S e Pd si sono ritrovati alleati dopo essersi a lungo odiati per impedire le elezioni e bloccare l’ascesa di Matteo Salvini. Ora il capo leghista s’è arenato e le urne sono impossibili. Allora che ci stanno a fare insieme due forze così diverse e perfino antitetiche? Dovrebbero saldarsi in uno sforzo unitario per ricostruire l’Italia. Invece procedono su binari diversi, s’azzuffano, alla fine si accordano ma troppe volte l’impressione è che il collante vero sia tirare a campare. Cosa di buono può venir fuori da una simile condizione? Idem l’opposizione. Compatta (anche se di facciata) come una falange quando sembrava che le elezioni anticipate e la riconquista del potere fossero ad un passo. Ora che la marcia nel deserto s’allunga, ognuno va per conto suo e ci si divide perfino sul sequestro di una cooperante. Per non parlare di quisquilie come l’Europa o le misure anticrisi. Alla logica galleggiatoria non sfugge – né sarebbe possibile – neppure il premier. Il cui senso di mediazione più che nel ricercare la migliore sintesi sembra concentrarsi nel concedere a tutti un po’ di tutto (leggi risorse o sussidi). Primum vivere, il resto è come l’intendenza: seguirà. L’epitome migliore degli sconquassi della pandemia è nel rapporto istituzionale tra Stato e Regioni e di queste ultime tra di loro. Bene: è un rapporto sincopato e molto al di sotto delle necessità. Il governo va avanti a colpi di decreti legge o Dpcm; i governatori sfoggiano grinta e determinazione; i sindaci fanno la voce grossa. Risultato: l’interesse generale soffoca sotto il peso dei particolarismi. Il Centro in lite con le Amministrazioni locali e queste ultime in conflitto tra di loro. Davvero disarmante. Gli italiani guardano e allibiscono. Sentendo crescere dentro di loro l’ansia. Quella che sussurra che il peggio non è dietro le spalle.

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